Nico_the end

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Seimila chilometri in giro per il mondo.
Una stagione anonima, after all.

Il Re è Nico, come è giusto che sia, nel nome di Keke
che lo ha cresciuto a pane e motori fin da quando era in fasce.

Mi viene da pensare ai rimpianti, alle speranze deluse,
al 22 di Jenson che non ci sarà più. Alla nostalgia.

L’amarezza c’è, come ogni volta che si gira una pagina storta,
come quando si chiude un capitolo.

See you in Melboune, march 2017.

Confuse nostalgie

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Drin.
Suona il telefono di casa. Non suona mai, che novità è?
Driiin.
Diego si alza controvoglia. Da quando Alice lo ha sbattuto fuori casa si è rintanato in un appartamento in subaffitto, dall’altra parte della città. Non farebbe altro che dormire, non ha voglia di fare altro, forse sparire dal mondo, chissà.

“Pronto.”
“L’ho sentita tutta la tua sofferenza, ho sentito il respiro tormentato, ho ascoltato il cuore che ti martellava dentro, correva forte, voleva scappare via.”
“Luca?” Continua a leggere

Interlagos_20

interlagos

Full wet.
Pioggia pesante nella nebbia densa di un fosco cielo brasiliano.

A rimetterci è Kimi, prima di tutti.
A guadagnarci è Lewis che, da mago della pioggia, riesce a rinviare la sentenza.

Verstappen è pura follia.

A Felipe un saluto commosso, come la scritta sul suo alettone: OBRIGADO.

Interlagos_20_la fine è dall’altra parte del mondo.

 

 

 

L’incanto delle sirene

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Quasi quasi non ne scrivo. Perché, se devo ripetermi in cose dette e ridette?
Perché l’Ispettore Ferraro è un appuntamento fisso, una di quelle ricorrenze che vanno onorate dalla prima all’ultima pagina. Una lettura da celebrare, anche con poche righe di riconoscenza, anche con parole scarne e banali, come queste mie di oggi.

Io invecchio, Michele Ferraro invecchia insieme a me, come Salvo Montalbano, come Vincenzo Malinconico, come il Commissario Bordelli. Sono tutti parte della stessa famiglia, quella dei De Silva, dei Camilleri, dei Biondillo, dei Vichi, la famiglia dei giallisti italiani: romanzieri veri, narratori d’eccellenza. Continua a leggere

Evelina ha cinque vite

evelina

Evelina ha cinque vite.

Gliel’ha detto la megera che si aggira per la spiaggia, forse attratta dai palmi all’insù che Evelina tiene aperti sulla rena nuda. A Evelina piace stare così, pronta a cogliere ogni bene che vien giù dal cielo: che sian gocce, che sia luce, che sia un alito di vento in una giornata corta. Non si muove Evelina, anche a costo di bagnarsi, anche a rischio di scottarsi, se ne sta lì, mollemente dischiusa a ciò che il cielo le riserva. Che sia luglio o dicembre, la sua posa è sempre quella: nel corpo supina, nella mente prona, indolente e volitiva, insieme. Continua a leggere

E così è finita (Diario di Wattpad 3)

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Poco più di un mese per un racconto lungo che è diventato quasi una storia.
Si è consumata intensamente la sfida di Wattpad, con cadenza quotidiana, in una sequenza di brevi puntate scritte impulsivamente fra un’attesa e l’altra, fra un corridoio e una corsia.

Il linguaggio teen ha ceduto il passo ad un fraseggio un poco più adulto perché di snaturarmi del tutto non sono capace. La storia è piaciuta, lo dicono i numeri: quasi seimila letture, quasi mille commenti, piazzato quarantunesimo in classifica teen fiction nei giorni in cui ho pubblicato gli ultimi capitoli.
Come si dice dalle mie parti: “Va mo là!”. Continua a leggere

Mi chiamo Lucy Barton

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Quando uno dei miei scrittori preferiti dice di aver letto un libro che avrebbe voluto scrivere lui, mi precipito in libreria a comprarlo. Se Baricco avrebbe voluto scriverlo, devo per forza leggerlo.

Il titolo mi piace, la copertina è un po’ troppo stile americano per i miei gusti, ma essendo un libro americano, va da sé…

Mi chiamo Lucy Barton è un romanzo basato sul nulla, un vuoto narrativo che sta in piedi a meraviglia. La trama è presto detta: una giovane scrittrice allettata in ospedale racconta se stessa, ricorda, dialoga con la propria madre. Praticamente io! Baricco avrebbe voluto scriverlo, io l’ho vissuto. La coincidenza di tempi, di luoghi, di situazioni è complice assoluta del mio giudizio, me ne rendo conto. Giovane non lo sono più tanto, scrittrice solo nei sogni, l’ho letto in ospedale, nelle ore tarde della sera o in quelle piccole della notte, quando la luce che filtra in camera dal corridoio un po’ rassicura, un po’ fa paura. Continua a leggere