Sale tra le dita, Stefania Sabattini

Grazie Rosy, il tuo commento è una sintesi perfetta dei miei grani di sale. La grande sensibilità che ti contraddistingue, la tua passione per la letteratura e la capacità che hai di cogliere ogni sfumatura nei testi che leggi, fanno di te la lettrice ideale che ogni scrittore vorrebbe avere.

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Con questo libro ho sorriso (Cipriana e’ un mito!), mi sono emozionata, ho avuto i brividi in alcuni momenti, le lacrime agli occhi, verso la fine sentivo la stessa sensazione di leggere un thriller, quando nn vedi l’ora di sapere come va a finire!
Storie di tutti i giorni che si intrecciano. C’è tutto in questo libro: la difficoltà a volte di essere genitori, la forza ed il coraggio di crescere una figlia da sola, le angosce adolescenziali, la precarietà del lavoro, gli antichi rituali della nonna, il mondo reale ed il mondo virtuale a volte rifugio, distacco da una vita che si fatica ad accettare, la poesia come unico mezzo di comunicazione … un romanzo corale che da’ voce ai sentimenti attraverso le storie di due famiglie alle prese con … la vita, semplicemente la vita!

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Sale tra le dita

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Ci sono voluti otto mesi di riletture, di attese, di revisioni, di nuovi pensieri innestati su vecchie riflessioni per trasformare il mio ultimo manoscritto in un romanzo. Continua a leggere

Ogni riferimento è puramente casuale

Ogni riferimento

Estremizzato ed assurdo, eppur piacevole.

Ogni riferimento è puramente casuale è un susseguirsi di storie bizzarre sul dietro le quinte del mondo editoriale. Antonio Manzini affida ai suoi personaggi – critici letterari che rinunciano alla vita invitando i lettori a sciogliere enigmi, editori che nascondono cadaveri di autori, novelli scrittori che finiscono a fare i barboni nelle stazioni dei treni – il compito di descrivere, per paradossi, i meccanismi spietati del mondo letterario. Continua a leggere

Nell’ambulatorio del Dottor C

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C’è odore di plastica scaldata in quell’ambulatorio. Se vi entrasse bendata, lo riconoscerebbe ad occhi chiusi. I luoghi, gli oggetti, le persone, li riconosce così, dai profumi che emanano. Se il suo compagno un giorno le facesse fare un giro cieco per luoghi conosciuti, la sfidasse a svelarli e la portasse fin lì, non avrebbe dubbi che quelle stanze le riconoscerebbe all’istante: “Siamo nell’ambulatorio del Dottor C.”, direbbe senza esitazioni. Continua a leggere

L’arte della gioia

Goliarda

Dicono sia un romanzo epocale, un rinnovato Gattopardo, una saga familiare che diventa saggio storico fra fascismo e Resistenza. Io l’ho vissuto come un grande racconto di libertà, un romanzo quasi visionario nel respiro ampio di una donna illuminata – Modesta, la protagonista – che sceglie di vivere la propria vita senza lacci né vincoli.

In un’epoca storica di guerra e di paura, in una terra chiusa come la Sicilia di inizio novecento Modesta prende amore e lo elargisce agli uomini e alle donne che ama, alle cause che sposa, alla natura della sua terra generosa.

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Un variopinto omaggio all’inutilità del tutto

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Più passano i giorni e meno capisco.”
“Cosa non capisci?”
“Questo mio continuo cercare, pensare, scavare, sviscerare. È esercizio sterile.”
“Sei fatto così, Gian, non sei capace di vivere la vita senza indagare continuamente.”
“È che si creano spirali, si aprono vortici nella mia mente che poi sono costretto a colorare.”
“Colorare? Pure pittore sei diventato?”
“Sì, un pittore senza ispirazione che traccia policromi confini immaginari nel reticolo di pensieri confusi che si ritrova ad avere in testa.” Continua a leggere