Un post di link per dire grazie

Mi fa uno strano effetto sentire qualcun altro parlare in modo così approfondito dei miei personaggi e delle mie trame. È come se un mondo che per tanto tempo è stato solo mio prendesse vita all’improvviso in chi lo legge per seguire altre strade interiori a cui io non avevo minimamente pensato.
È anche questo, credo, uno dei sensi profondi della scrittura.

Essere recensita, poi, mi fa un effetto ancor più strano, quindi mi limito, banalmente, a dire grazie:

Grazie a Ludovica di booklovers105
https://booklovers105.blogspot.com/2020/06/?m=1

Grazie a Debora e Gioia che curano il blog delle twins booklovers Libriperdue

Sale tra le dita di Stefania Sabattini

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"Non c’è modo di appiattirlo questo grano di sale, premo con forza mentre lo passo fra il pollice e le altre dita; lo sento indeformabile, forgiato da aculei che non riesco a smussare" "Sale tra le dita" è una storia intensa, ricca di emozioni e sentimenti contrastanti che si alternano nel lettore, affascinato dall’estrema opinione negativa che i protagonisti provano per loro stessi, da una quotidianità frustrante ma con una piccola luce costante di possibilità e speranza. Ringrazio la casa editrice bookabook e l’autrice, Stefania Sabattini, per avermi dato la possibilità di leggere il loro lavoro. Potete trovare la recensione completa sul blog. Link in bio. Buona lettura! D #recensione #libro #libri #leggere #lettura #libriovunque #librisuilibri #librimania #amoleggere #amoilibri #leggerechepassione #leggeresempre #leggeremania #leggendo #romanzo #letturatime #passionelettura #fotodilibri #fotodelgiorno #librichepassione #lettureconsigliate #bookstagramitalia #bookstagram #bookslover #amoreperilibri

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Grazie a Ilenia che cura il blog Libri di cristallo
http://libridicristallo.blogspot.com/search?q=sale+tra+le+dita

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𝔹𝕣𝕖𝕒𝕥𝕙𝕥𝕒𝕜𝕚𝕟𝕘 𝕔𝕠𝕧𝕖𝕣 La copertina più bella del mese di Aprile, tra quelle dei libri che ho letto? Direi assolutamente questa di 𝑺𝒂𝒍𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒆 𝒅𝒊𝒕𝒂, che mi ha rapito il cuore sin da subito con la sua atmosfera un po' malinconica. Mi piacerebbe tanto sapere la vostra scelta, quindi vi invito ad andare nel blog cliccando sul link nella biografia del profilo. Lì troverete il post odierno di #BreathakingCover! Vi aspetto 🧡 #rubrica #saletraledita #stefaniasabattini #bookabook #copertina #cover #bookcover #laletturachenonvadimoda #libridicristallo #bookblog #bookbloggeritalia #bookblogging #beautifulcover #bookstagramitalia #bookstagram

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Grazie ad Alexandra che cura il blog La sabbia nella clessidra
https://lasabbianellaclessidra.blogspot.com/2020/05/sale-tra-le-dita-stefania-sabattini-recensione.html

Grazie a Pina che cura il blog books_intheheart
https://lettric.blogspot.com/2020/05/titolo-sale-tra-le-dita-autore-stefania.html?m=1

 
E un grazie particolare a Giulia che ha curato un’intensa, viva e sentita video recensione che trovate qui:
Video recensione Sale tra le dita

Tre gialli al mese

tre gialli al mese

Nemesi
I gialli nordici sono tutti uguali: poco curati nel linguaggio, concentrati sulla trama, superficiali nei particolari, densi di colpi di scena. Scorrono veloci, sì, ma non lasciano il segno. A posteriori mi viene da confondere Nesbø con Larsoon e la Holt con la Läckberg.

Oltre l’inverno
Faticoso, nell’andare e nel venire da una storia all’altra, nel cercare tracce della Allende migliore fra pagine che non sembrano sue. Non bisognerebbe mai rimanere delusi da una delle proprie scrittrici preferite.
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Un classico al giorno

Un classico al giorno

L’amante
L’ho apprezzato molto di più in questa età matura rispetto a quando lo lessi da ragazza.
Forse perché ora nei testi destrutturati e spersonalizzati colgo cifre stilistiche capaci di elevare anche i contenuti. Allora non mi sfiorava nemmeno l’idea.
Doppio sogno
Così perfettamente decadente da essere di gran lunga preferibile a ciò che ne ha fatto Kubrik e agli episodi di Babylon Berlin che ne hanno tratto inequivocabile ispirazione.
La morte a Venezia
Pesante, ostico nella costruzione, mi ha costretta a mantenermi concentrata, a ritornare indietro e rileggere, ora come allora. Lo ricordavo indigesto. Per i mattoni ho buona memoria. Continua a leggere

Nel giardino delle scrittrici nude

Scrittrici nude

Più amaro che divertente, più introspettivo che sommario, coi temi nucleali solo apparentemente nascosti dalle trovate ironiche.
Una scrittura meno crepitante del solito, che preferisce far riflettere piuttosto che far ridere.
A me Pallavicini piace anche così, soprattutto perché quelle scrittrici nude sono uno specchio confortante in cui guardarsi.
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Questa non è una canzone d’amore

robecchi

Un giallo in cui non ci sono commissari burberi, stronzi, né fascinosi, ma è la stessa vittima a farsi investigatore.
Un romanzo in cui il protagonista è tanto improbabile quanto convincente, destinatario inconsapevole di sorti altrui.
Una trama ricca di comprimari aneddotici che ad anelli si incastrano per svelare il mistero.
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Il cardellino

Il cardellino

Una sceneggiatura che scorre sotto gli occhi, una forza cinematografica potente.
È “Il cardellino”, opera quasi monumentale nelle sue novecento pagine che volano veloci nonostante questo tempo lento. Personaggi indelebili, persi in dipendenze non volute, in inciampi toccati in sorte, in destini scritti senza vie di scampo.
Intriso di malinconia, ricordi e speranzosi vagheggiamenti.

Un romanzo pacato che però vive di fuoco. In questa contraddizione sta la sua grandezza.
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Libri nei momenti difficili

libri

Gli esperimenti di scrittura a più mani mi hanno sempre attratta. Scrivere è per lo più un bisogno solitario, ma anche i solisti più schivi, ogni tanto, hanno bisogno di calarsi nel vivo di un’orchestra per ascoltare la musica corale prodotta dalle altrui parole mescolate con le proprie.

L’invito di bookabook, il mio editore, mi è arrivato proprio mentre stavo pensando che è quando le cose si fanno difficili che bisogna dare corpo alle idee. E così, mi è bastato leggere l’incipit di Sara Alaimo sul blog di bookabook, per raccogliere immediatamente l’invito a proseguire. Senza nemmeno pensarci, Hans, Ines, Elena, Adelmo e l’io narrante hanno preso corpo fra le mie righe, come se già sapessi tutto di loro, come se le note del mio spartito fossero composte da tempo fra quelle idee messe da parte per i momenti difficili.

L’incipit di Sara lo trovate qui:

https://bookabook.it/libri-nei-momenti-difficili-un-esperimento-letterario-piu-mani/

Il mio spartito è quel che segue:

“Hans che aveva quel fare così accattivante nella lettura e quella voce così profonda nel declamare, da rendere i tuoi occhi sognanti ogni volta che posavi lo sguardo su di lui. Te lo confesso, un po’ sono stato geloso del modo in cui ti lasciavi conquistare dalle sue parole vorticose, dalle sue pause studiate, da come alzava gli occhi dalle pagine e ti guardava, furtivo, prima di passare all’incipit successivo. So che lo faceva solo per compiacere se stesso nell’atto di recitare, eppure io sentivo che la sua interpretazione delle parole scritte aveva su di te una presa così forte che mi faceva sentire escluso da quei vostri momenti che tu definivi di “pura amicizia letteraria”. Ne ho sofferto, non lo nascondo, e mi placavo solo perché li sapevo per te salvifici, perché mentre lui leggeva io sentivo il tuo respiro da affannato farsi quieto, osservavo le tue mani solitamente nervose darsi pace in un’immobilità sconosciuta, seguivo il profilo del tuo volto, Ines mia adorata, e lo vedevo distendersi, veleggiare su onde narrative incantate e prodigiosamente allontanarsi dal dolore in cui eravamo precipitati io e te. Solo che tu non lo sapevi. Io conoscevo e condividevo ogni anfratto della tua sofferenza, tu della mia non avevi sospetti ed è per questo che non ho mai risposto alle ventisette richieste che mi hai fatto, ma le ho annotate tutte, severamente, una per una, sul taccuino verde che mi hai regalato tu: per non rischiare di dimenticare la mia codardia e per rimarcare a me stesso la mia colpevolezza, nero su bianco, in una gelida sequenza che dal numero 1 arriva al numero 27, come in un pallottoliere spietato che a ogni pallina spostata scava solchi profondi nella mia coscienza di bugiardo.
Quando aprirai il comodino di Elena non sarà difficile per te ricostruire le tappe del baratro in cui mi sono testardamente cacciato con le mie stesse mani. Nel momento in cui le tue dita tremanti e delicate impugneranno il pomello dorato di quel piccolo cassetto, la verità ti sarà rivelata e colpirà i tuoi occhi con luce accecante. Spero che il riverbero non sia così violento da scardinare la tua incrollabile fiducia nel mondo che ti circonda.
Né la tua forza, né la tua purezza.
Troverai carte che ti faranno dubitare non solo della mia onestà – quello sarebbe il meno – ma che faranno crollare il senso delle parole che ami di più: fiducia, lealtà, amicizia. Una sola cosa ti chiedo: non dubitare mai, ti prego, dell’amore che mi lega a te, perché tutto ciò che ho fatto – l’inganno, le operazioni ai confini dell’illecito, le ripetute omissioni – l’ho fatto in nome di ciò che provo per te. Non ti chiedo di giustificarmi, né di perdonarmi. Ti chiedo di accantonare la rabbia, se puoi, e di provare ad accettarmi per quello che sono, un ragazzotto mai cresciuto, un uomo debole che in nome dell’amore ha rischiato di perdere ogni cosa bella della vita.
Non so nemmeno da dove potrei partire, Ines cara, per dipanare il filo intricato con cui ho avviluppato la tua vita racchiudendola nel mondo protetto delle nostre letture.
Da Adelmo e Hans, entrambi complici delle mie trame imbastite, del mio improvvido castello di carta velina miseramente crollato nonostante i miei sforzi di darvi solide fondamenta con la cartapesta luccicante dei ripetuti inganni? O dall’ignara Elena, testimone inconsapevole di indizi e rimandi che non ha mai saputo interpretare e che l’hanno posta di fronte a situazioni difficili che una ragazzina di quell’età non dovrebbe mai vivere? O dalla spiazzante verità, e questo ti colpirà al cuore – lo so – che gli incipit che leggevamo non erano casuali? Che ero io a governarne la sequenza in modo che ti accompagnassero gradatamente nel tuo tortuoso percorso di cure, ambulatori, foulard e parrucche? Continua a leggere

Sale tra le dita, Stefania Sabattini

Grazie Rosy, il tuo commento è una sintesi perfetta dei miei grani di sale. La grande sensibilità che ti contraddistingue, la tua passione per la letteratura e la capacità che hai di cogliere ogni sfumatura nei testi che leggi, fanno di te la lettrice ideale che ogni scrittore vorrebbe avere.

live&read

Con questo libro ho sorriso (Cipriana e’ un mito!), mi sono emozionata, ho avuto i brividi in alcuni momenti, le lacrime agli occhi, verso la fine sentivo la stessa sensazione di leggere un thriller, quando nn vedi l’ora di sapere come va a finire!
Storie di tutti i giorni che si intrecciano. C’è tutto in questo libro: la difficoltà a volte di essere genitori, la forza ed il coraggio di crescere una figlia da sola, le angosce adolescenziali, la precarietà del lavoro, gli antichi rituali della nonna, il mondo reale ed il mondo virtuale a volte rifugio, distacco da una vita che si fatica ad accettare, la poesia come unico mezzo di comunicazione … un romanzo corale che da’ voce ai sentimenti attraverso le storie di due famiglie alle prese con … la vita, semplicemente la vita!

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Ogni riferimento è puramente casuale

Ogni riferimento

Estremizzato ed assurdo, eppur piacevole.

Ogni riferimento è puramente casuale è un susseguirsi di storie bizzarre sul dietro le quinte del mondo editoriale. Antonio Manzini affida ai suoi personaggi – critici letterari che rinunciano alla vita invitando i lettori a sciogliere enigmi, editori che nascondono cadaveri di autori, novelli scrittori che finiscono a fare i barboni nelle stazioni dei treni – il compito di descrivere, per paradossi, i meccanismi spietati del mondo letterario. Continua a leggere

Nell’ambulatorio del Dottor C

dottor c

C’è odore di plastica scaldata in quell’ambulatorio. Se vi entrasse bendata, lo riconoscerebbe ad occhi chiusi. I luoghi, gli oggetti, le persone, li riconosce così, dai profumi che emanano. Se il suo compagno un giorno le facesse fare un giro cieco per luoghi conosciuti, la sfidasse a svelarli e la portasse fin lì, non avrebbe dubbi che quelle stanze le riconoscerebbe all’istante: “Siamo nell’ambulatorio del Dottor C.”, direbbe senza esitazioni. Continua a leggere

L’arte della gioia

Goliarda

Dicono sia un romanzo epocale, un rinnovato Gattopardo, una saga familiare che diventa saggio storico fra fascismo e Resistenza. Io l’ho vissuto come un grande racconto di libertà, un romanzo quasi visionario nel respiro ampio di una donna illuminata – Modesta, la protagonista – che sceglie di vivere la propria vita senza lacci né vincoli.

In un’epoca storica di guerra e di paura, in una terra chiusa come la Sicilia di inizio novecento Modesta prende amore e lo elargisce agli uomini e alle donne che ama, alle cause che sposa, alla natura della sua terra generosa.

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Un variopinto omaggio all’inutilità del tutto

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Più passano i giorni e meno capisco.”
“Cosa non capisci?”
“Questo mio continuo cercare, pensare, scavare, sviscerare. È esercizio sterile.”
“Sei fatto così, Gian, non sei capace di vivere la vita senza indagare continuamente.”
“È che si creano spirali, si aprono vortici nella mia mente che poi sono costretto a colorare.”
“Colorare? Pure pittore sei diventato?”
“Sì, un pittore senza ispirazione che traccia policromi confini immaginari nel reticolo di pensieri confusi che si ritrova ad avere in testa.” Continua a leggere

The game

Avrei voluto soffermarmi su ogni singolo concetto, avrei voluto approfondire ogni capitolo ragionandone in solitudine con la meticolosità necessaria, ma era tutto talmente teso al passaggio successivo che ho accelerato la lettura per giungere il più velocemente possibile a trovare l’approdo con cui Baricco avrebbe chiuso il senso del game.

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L’arte di ascoltare i battiti del cuore


Quanto Màrquez, quanta Allende, quanto Borges ci sono in Jan-Philipp Sendker?
Me lo sono chiesta dopo aver girato ogni singola pagina de “L’arte di ascoltare i battiti del cuore”, una storia talmente impregnata di magico realismo, a tal punto connotata da particolari tipici della scrittura sudamericana da far pensare che l’ispirazione di Sendker abbia origini colombiane, cilene o argentine. Invece i personaggi vivono in Birmania, hanno nomi come U Ba, Tin Win, Mi Mi, vedono anche se sono ciechi, corrono anche se sono storpi, elargiscono profezie insondabili che sempre si realizzano.
E li ha ideati un tedesco.
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L’assassino del Commendatore

La rottura si consuma a pagina 271 del secondo volume quando il confine dell’incanto murakamiano viene oltrepassato e ci si addentra in territori collosi e privi di respiro.
Bisognerebbe dividere L’assassino del Commendatore prima e dopo pagina 682 (se ho ben sommato le pagine dei due volumi).
Degna di “1q84” la prima parte, compresi gli indugi, le ripetizioni, il trascinarsi degli eventi sempre uguali a loro stessi; discendente nello stile affannoso de “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” la seconda. Se la virata oscura e frettolosa dei capitoli finali intende essere un omaggio a Dante Alighieri, al suo Caronte e al mondo dei corpi e delle anime, mi pare che non sia un omaggio riuscito. Se invece non intende esserlo, comunque lo evoca e il paragone che vien naturale fare non regge, anzi, quasi infastidisce. Continua a leggere

In moto e immobile

Sono passati venticinque anni anni, lo sai, vero, Rebi?”
Sì, lo so, Gian, è la prima cosa a cui ho pensato quando ho aperto gli occhi stamattina.”
Una cifra quadrata, che ha angoli retti e lati che chiudono. Un numero senza scampo che inchioda lo sguardo a terra e non ammette vie di fuga.”
Ancora con queste simbologie tutte tue e che solo tu capisci, Gian?”
É lampante, Rebi! Con lo sguardo a terra sei costretto ad osservarti i piedi, le caviglie, le ginocchia e pensi che in quei venticinque anni la tua vita è andata di fretta su quelle gambe, eppure ti sembra di essere ancora fermo lì, dove eri allora. In moto e immobile, al contempo.”
Un quarto di secolo…”
…che è volato via.”
E in questo quarto di secolo noi abbiamo pensato a lui, ogni anno, nel primo giorno di maggio che quest’oggi si sveglia con la luce del sole.”
Ti ricordi dove eravamo, Rebi cara?”
Potrei mai dimenticarlo?”
Già, che domanda stupida che ti ho fatto.”
Eravamo con lui, in un qualche modo, come tutti coloro che lo hanno amato.”
Nel paddock, sulla pit lane, alla Tosa, alla Rivazza, al Tamburello, all’Istituto di medicina legale di via Irnerio, poi in Montagnola, a piangere lacrime dolci.” Continua a leggere

Fra una sottile striscia d’asfalto e un dilagare d’erba

La campagna scorre lenta di là dal finestrino, lo sferragliare delle ruote motrici sulle rotaie accompagna il suo viaggio come una nenia. Silvia si gode il panorama della bassa modenese, i frutteti, i filari di vite, le case sparse nei “carradoni” di campagna, i piccoli rivoli di irrigazione coi mezzi agricoli che dissetano la natura arsa da un’estate caldissima. Si stupisce di certe fermate in stazioni di campagna sospese nel nulla, dai nomi sconosciuti e singolari come quella di Rolo-Novi-Fabbrico, che abbraccia tre paesi e due Province, che dal modenese transita nel reggiano con un triumvirato di comuni a sancire un filo conduttore condiviso, una cucitura perimetrale a quelle terre laboriose che nemmeno la violenza di un terremoto devastante ha potuto annientare. Continua a leggere

Alfredo*

La decisione di vivere nell’oggi Alfredo l’ha presa in un attimo. Gli è bastato poco per capire che interrogarsi è superfluo, che recriminare è inutile, che pensare al passato è dannoso. Le paure, ne è certo, non servono, sono materiale tossico che inquina l’esistenza. Alfredo sa che non è forza la sua, piuttosto uno scellerato istinto di sopravvivenza. Ogni giorno è un oggi e nell’oggi di questa giornata di aprile c’è un solo obiettivo importante: arrivare a sera.
Alfredo che non è a casa in nessun posto. Continua a leggere

Sante e Cipriana*

Una sfuriata a settimana, con cadenza la domenica, di solito.
Se Cipriana muore di silenzio e nostalgia per sua patria Romania – povera nazione! povera nazione! – colpa vostra, lo sai, vero, vecchio Sante?”
Sante deve solo ascoltare, per fortuna ha deciso di non parlare più, non sarebbe in grado di reggere la fatica di un contraddittorio con chicchessia, figurarsi con Cipriana che quando attacca con la litania delle rimostranze è peggio di una grandinata d’estate.
Se tu parli io almeno compagnia qui dentro e non morire di silenzio! Parla!”
Sante guarda Cipriana, sa che il gran finale sta arrivando, la conosce talmente bene che acconsente al suo bisogno di avere l’attenzione dello spettatore al massimo livello possibile quando l’apoteosi si avvicina.
Sante tu fare me promessa. Tu giurare me che farai cosa che io ora ti chiedo quando Cipriana sarà morta e stecchita di solitudine. Tu scrivi su mia bara:
Cipriana che aveva nostalgia di Romania, sua terra, ma anche tanto voluto bene ai Rivarossa, tutti i Rivarossa, grandi e piccini.
Tu prometti me Sante?”
Continua a leggere

Silvia*

Dormire di giorno le provoca affanno. Se il sonno è ristoratore, il risveglio è confuso, porta tracce di inadeguatezza oraria, di tempo perso e vita sprecata, un affronto impudente al ritmo circadiano. Sognare di giorno le capita raramente e quando succede è da strani figuri che lo trova animato, come l’essere minaccioso generato pochi minuti prima dal suo inconscio: nel sogno le pareva un mostro orripilante dalla lunga chioma invadente, nel momento del risveglio un ridicolo cartone animato stampigliato sul muro. Nell’immaginario di Silvia non ci sono vie di mezzo: le speranze sono certezze, le paure sono tragedie, i “se” sono “no”, i “ma” sono “si”. Continua a leggere

Pietre sopra è realtà

Obiettivo raggiunto! 200 copie preordinate in soli 28 giorni! Grazie a tutti gli amici e ai numerosi lettori che hanno avuto fiducia nel mio progetto e che hanno permesso a Pietre sopra di diventare realtà. Ora il team di bookabook si occuperà dell’editing del mio manoscritto, dell’impaginazione, del progetto grafico, della stampa e della distribuzione. Continua a leggere

Leila*

A Leila piace guardarsi intorno, le pareti delle stanze di casa le rivelano ogni giorno qualcosa di nuovo, concetti che non riesce ad afferrare, per lo più, ma che le regalano ispirazioni continue. Spesso si chiede perché la gente non si soffermi ad osservare le ombre che attraversano i muri, i prolungamenti degli oggetti sull’intonaco, le proiezioni delle cose inanimate che sembrano acquisire vita quando si riflettono sul muro bianco, che candido non è mai perché assume sfumature diverse a seconda di come ci rimbalza sopra il sole. Se la luce è di taglio del primo mattino o radente quando il sole è calante, le cose si trasformano, i pensieri cambiano, le parole mutano. Le stanze si accendono e si spengono a seconda delle stagioni, di come è il cielo, di quanto sono sfessurate le persiane di casa sua.
L’universo che c’è fuori si riflette dentro Leila. Continua a leggere

Gremmo*

Quando indossa le sue cuffie e ascolta la sua musica, Gremmo vola.
Gremmo sa bene che non è merito delle note barocche di Fine Knacks for Ladies, ma della cannabis che fuma. Non è la voce gutturale di Sting che lo fa planare su lidi di pace, ma è quell’erba dolciastra a farlo stare immerso in una quiete irreale. Dalla mente se ne vanno i tormenti, l’insoddisfazione, il non volere essere ciò che è; dai pensieri scompare l’immagine del corpo ciondolante della madre, la testa enorme e l’inutilità di suo padre, i rumori molesti del nonno. Gremmo sta bene da solo, è nelle mura di quella stanza da letto la sua vera dimensione. Gremmo che allontana la compagnia, le combriccole, i luoghi in cui si socializza. Continua a leggere

crowdfunding

orearovescio

by web

Avevo preso l’abitudine di leggerla, non ricordo come fosse iniziata, ma da qualche anno ormai non mi perdevo i brani che comparivano con regolarità nel suo blog. Nonostante la reciproca frequentazione da appassionati di scrittura, di lei sapevo poco o nulla, se non l’occhio velato dai capelli che appariva nel suo avatar, e soprattutto lo stile con cui tesseva la ragnatela di parole che m’intrappolava al monitor.

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Pietre sopra, il mio nuovo romanzo


I Rivarossa vivono a Bologna, nelle stanze della loro casa consumano il tempo, gente schiva e inaridita, incapace di aprirsi al mondo. È Alfredo, il capostipite, a sorreggere il peso di una famiglia piena di lividi, tenuta insieme dall’affetto di Cipriana, buffa badante rumena che ogni giorno si affanna a incollare i cocci delle loro vite incrinate.

Anche i Boeri vivono a Bologna, divisi in due case fra il centro e la prima periferia. Hanno solidi legami che accompagnano le loro esistenze nei periodi buoni e li cementano in quelli di cattiva sorte. La più piccola di loro, Bettina, combatte un male invisibile che infesta le sue placide notti di bambina e tormenta i pensieri di Silvia, sua madre.

La ricerca di una quotidianità accettabile passa attraverso riti propiziatori tipici dei tempi andati e muove incontri casuali che possono cambiare intere esistenze. Quando ciò che non si può vivere spinge con forza per diventare reale, è allora che accadono cose inimmaginabili.

Il mio nuovo romanzo “Pietre sopra” è in crowdfunding con bookabook.it

La campagna è iniziata da una manciata di ore.
Potete pre-ordinare “Pietre sopra” a questo link, cari amici delle mie righeorizzontali:
https://bookabook.it/libri/pietre-sopra/

 

 

Re: invio manoscritto

Ne è passato così tanto di tempo che nemmeno più ci pensavo.
Più di un anno di rifiuti, di proposte non convincenti, di silenzi quasi scontati.
Poi un giorno succede che qualcuno di serio e affidabile decide di leggere il mio manoscritto. Succede che gli piace e mi chiede di collaborare ad un progetto nuovo che ha un respiro fresco come l’aria di aprile e grandi ali in grado di volare con l’aiuto dei lettori. Continua a leggere