Maledettamente impercettibili*

Scarpe, giacca e tram 50 per la stazione dei treni. Interregionale Bologna-La Spezia, dritta là a casa dei miei. Mi siedo nel primo posto che trovo libero in una carrozza sporca e puzzolente di seconda classe. Il sedile è macchiato e umido, stranamente non me ne curo, non m’importa.

Mentre mi siedo mi accorgo di un piccolo pezzetto di carta stropicciata infilato fra lo schienale e l’attaccatura del bracciolo. Non raccolgo mai gli oggetti che trovo in giro nei luoghi pubblici perché mi fanno schifo e per questo mi stupisco di me stessa quando mi rendo conto di avere già fra le mani quel minuscolo foglietto di carta blu. Lo apro e leggo queste strane parole: Continua a leggere

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Eccomi

Arrivarci in fondo: al matrimonio in crisi di Julia e Jacob, a una famiglia che si decompone, all’ebraismo americano di questo libro gravoso.

Fatico a reggere romanzi così, quelli in cui ogni frase è paradigma, in cui ogni pagina racchiude le verità dell’universo, in cui i dialoghi fra adulti sono cristallini distillati di introspezione e in cui gli scambi di parole fra bambini sono rivelazioni cosmiche del mondo che verrà. Fatico a reggere un romanzo che si autoproclama normale dove la normalità manca del tutto, dove anche gli episodi semplici e banali della vita famigliare assurgono ad archetipo, in ogni riga. Continua a leggere

La parte meno esposta

S: “Sai quando le cose vanno esattamente al contrario di come le immaginavi?”
F: “Mi è capitato, sì.”

S: “Talmente speculari al tuo volere che quasi ci speravi. Così distanti dal destino in cui credevi che quasi non senti dolore, come se la parte meno esposta di te lo sapesse fin dall’inizio.”
F: “La parte meno esposta?” Continua a leggere