Un variopinto omaggio all’inutilità del tutto

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Più passano i giorni e meno capisco.”
“Cosa non capisci?”
“Questo mio continuo cercare, pensare, scavare, sviscerare. È esercizio sterile.”
“Sei fatto così, Gian, non sei capace di vivere la vita senza indagare continuamente.”
“È che si creano spirali, si aprono vortici nella mia mente che poi sono costretto a colorare.”
“Colorare? Pure pittore sei diventato?”
“Sì, un pittore senza ispirazione che traccia policromi confini immaginari nel reticolo di pensieri confusi che si ritrova ad avere in testa.” Continua a leggere

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In moto e immobile

Sono passati venticinque anni anni, lo sai, vero, Rebi?”
Sì, lo so, Gian, è la prima cosa a cui ho pensato quando ho aperto gli occhi stamattina.”
Una cifra quadrata, che ha angoli retti e lati che chiudono. Un numero senza scampo che inchioda lo sguardo a terra e non ammette vie di fuga.”
Ancora con queste simbologie tutte tue e che solo tu capisci, Gian?”
É lampante, Rebi! Con lo sguardo a terra sei costretto ad osservarti i piedi, le caviglie, le ginocchia e pensi che in quei venticinque anni la tua vita è andata di fretta su quelle gambe, eppure ti sembra di essere ancora fermo lì, dove eri allora. In moto e immobile, al contempo.”
Un quarto di secolo…”
…che è volato via.”
E in questo quarto di secolo noi abbiamo pensato a lui, ogni anno, nel primo giorno di maggio che quest’oggi si sveglia con la luce del sole.”
Ti ricordi dove eravamo, Rebi cara?”
Potrei mai dimenticarlo?”
Già, che domanda stupida che ti ho fatto.”
Eravamo con lui, in un qualche modo, come tutti coloro che lo hanno amato.”
Nel paddock, sulla pit lane, alla Tosa, alla Rivazza, al Tamburello, all’Istituto di medicina legale di via Irnerio, poi in Montagnola, a piangere lacrime dolci.” Continua a leggere

Non un lento traslare*

Puoi ascoltarmi un attimo, Rebi? Devo dirti una cosa.”
Certo Gian, dal modo in cui mi guardi sembra una cosa seria.”
Lo è, in effetti. Sono giunto ad una conclusione.”
A proposito di cosa?”
Una conclusione esistenziale.”
Ah ecco, una cosa così, roba da niente. D’accordo, sono pronta ad ascoltare la tua conclusione esistenziale.”
Ogni giorno ha un numero.”
Già…oggi è il 2 febbraio, quindi il numero di oggi è il 2.”
No Rebi, non è quello che intendo. Ti pare che possa essere una conclusione esistenziale una banalità del genere? Neanche non mi conoscessi.”
Perdonami Gian, so che sei capace di pensieri profondi, la mia ironia è del tutto fuori luogo. Vai avanti, ti ascolto.”
Ogni giorno porta con sé un numero, non quello scritto sul calendario, ma quello che scopriamo di avere dentro, scolpito nel DNA delle ore diurne che va sfumando nell’oblio delle ore notturne per poi scomparire completamente poco prima del risveglio, in modo da lasciare spazio al numero del giorno successivo. E la cosa strana è che nell’arco della giornata quel numero è verità assoluta, non ti viene da pensare che il giorno precedente aveva un numero diverso e quello successivo ne avrà un altro ancora. Pazzesco, no?” Continua a leggere

Nell’aria senza peso*


Vedi com’è libera?”
“Cosa, Rebi?”
“Quella frasca, sta sopravvivendo alla rigidità dell’inverno mantenendo intatta la propria leggerezza. Un bel segnale di libertà, non trovi?”

“Non trovo, o forse trovo, chissà. Padrona del proprio destino, intendi?”
“Più o meno. Che dici Gian, è un ramo di segale?”
“Mmhh…non credo, sai. Le somiglia, certo, ma la segale non ha una chioma così folta.”
“Ecco, appunto, folta.”
“Appunto?”
“Appunto. Vorrei un nuovo anno folto e leggero, come questo ramo di simil-segale.” Continua a leggere

Anima lieve*

Poi, forse, mi volterò indietro e in un lento incedere a ritroso incapperò mio malgrado in tutte le pecche della mia anima lieve. In serrato ordine allineerò i ricordi, come i filari di vite coi loro rami secchi che mi si schiudono agli occhi in una mattina di gelo. Altro non ho che la regolarità sfocata di questa sequenza di frasche; mi aiuterà a scandire i rintocchi che mancano al tempo che sta per scadere. Un anno, un giorno, un minuto e ciò che ora è, più non sarà.
Sull’altro versante dell’orizzonte dovrò per forza guardare.

“Abbastanza pessimistica e vagamente coercitiva, mia cara Rebi. In effetti, a parte quell’anima lieve nell’incipit che tanto sa di poesia, hai scritto un epitaffio al 2018 in stile mio, molto freeze. Continua a leggere

Su neve nebbia*

Poi, forse, un giorno vi darò conto di tutto,
degli affronti e dei pudori, delle mancanze come delle malefatte.

Ora non ho tempo, devo sommare le promesse ai bilanci, separare il torto dalla ragione, ripercorrere tutte le strade che ho abbandonato ancor prima di poterle capire.
Lasciatemi qui, da solo, a toccare con mano nuda la terra brumosa,
a socchiudere gli occhi quel tanto che basta per scorgere la nebbia che neve sfiora.

Che ne dici, Rebi, del mio epitaffio per questo 2018?” Continua a leggere

Baco cognitivo*

 

Mi chiedo: quando non riesco ad accettare l’evidenza delle cose posso attribuire la responsabilità ad una sorta di baco cognitivo del mio cervello?”
Dio mio Gian, le tue domande quadrate anche alle nove di domenica mattina?”
Rebi, sei tu che mi hai costretto ad uscire di casa con questa temperatura polare sotto un cielo grigio che vira al cupo. Per forza faccio pensieri quadrati.”
Siamo nel bel mezzo di un tratto di campagna, circondati dalla bellezza della natura, un briciolo di poesia, Gian, per favore.”
Eccola, mia cara.”
Cosa?”
La poesia. Guarda quella pozzanghera ghiacciata.”
La guardo, ma che ha?”
Ha diversi bachi cognitivi. Vedi tutte quelle bolle? Spezzano la linearità dell’insieme, sono sacche vuote mal programmate.”
E ti sembra un descrizione poetica la tua? Goditi il silenzio della campagna, lascia che l’aria pungente ti penetri nei polmoni e non pensare ai bachi. E poi perché “baco”?” Continua a leggere