Come quando scatto una foto

Ferrari abu

L’ho lasciato scorrere via nell’indifferenza questo finale di stagione.
L’ho lasciato svanire così, fra la demotivazione da titolo aggiudicato con largo anticipo e la noia di un cauto agonismo consumato in gare che sembrano test.

Ogni stagione che si chiude fa venir voglia di riepilogare, in cerca dei frammenti più memorabili e delle soddisfazioni che rendono ottimisti. Non è una questione di bilanci, piuttosto un ripercorrere a ritroso le immagini che mi hanno fatto esultare: Seb, Kimi e i loro gradini del podio, un team unito che ha fatto progressi quasi insperati. Continua a leggere

Quel mattino è domani

Quel mattino è domani

Certe cose è meglio farle presto, prima che il giorno inizi per davvero, quando le ombre sono ancora artificiali e i rumori sono cauti, alle sette del mattino.
Lei conosce lo scenario a menadito, ne ha contezza nei minimi dettagli: pochi visi sconosciuti alle spalle, passi lenti trascinati lungo il corridoio, davanti agli occhi una fila di sedie blu, i telai bianchi a fare da cornice ai vetri, le finestre di fronte che riflettono altre attese, altri controlli, altri referti. Continua a leggere

Nelle mani di dio

Nelle mani di dio

E’ uscito nella collana Microcosmi ed è poco più lungo di una mia Microstoria.
Nelle mani di dio è un piccolo universo, un cerchio perfettamente saldato attorno ad un caposaldo o due.
Un giallo completo racchiuso in poche immagini è impresa letteraria, seppur lieve. Vien da dire: chapeau.

Mi prende una certa ammirazione quando leggo libri così, uno stato di sana invidia per chi, in poche pagine, riesce a condensare i contenuti di un’intera storia. Poco importa che il libro scivoli via in un’ora e che l’assassino lo si capisca fin dalle prime righe, perché Gianni Biondillo rende a pieno la densità narrativa anche quando scrive libretti leggeri che pesano quanto fogli di carta velina. Continua a leggere

Antonio*

Antonio

Avevo solo dodici anni quando mia madre ha smesso di vivere. All’improvviso, un giorno, senza dare spiegazioni. Un male assurdo e non annunciato se l’è portata via.
A quell’età percepisci solo un grande vuoto, non ti sfiora nemmeno l’idea di cosa significhi vivere senza un genitore, non conosci le implicazioni, le conseguenze, i pezzi che ti mancheranno lungo il cammino. Crescere senza una madre è come essere già cresciuti prima. Vuol quasi dire non aver bisogno di crescere, in un istante impari quello che gli altri bambini impiegano un’intera infanzia a capire.
Continua a leggere

Francesca*

Francesca

E’ madida di sudore, i capelli si sono attaccati al collo, ha il segno del lenzuolo impresso nel fianco sinistro: tante piccole increspature stampate sulla pelle umida e appiccicosa. Francesca si è svegliata all’improvviso, ha guardato la sveglia: le 3.22 del mattino. Seduta sul letto, con il cuore che ha accelerato i battiti, si guarda intorno in cerca di qualcosa. L’inquietudine del momento non le consente di ragionare. E’ agitata, non sa cosa deve inseguire, ma sa che lo deve trovare. Si dice che dovrebbe fare dei bei respiri addominali per calmarsi e invece il suo alito vitale è un rantolo affannoso da animale in cerca di preda. Continua a leggere

Augusto*

Augusto

Prendo un taxi e mi faccio portare a S.Luca, voglio guardare Bologna da lassù, scendere a piedi dal Colle della Guardia fino a porta Saragozza.

La luce che c’è a San Luca, soprattutto nei giorni di sole, si rifrange a strati sul panorama circostante, come un’immagine su più livelli, alcuni nitidi, altri sfuocati. Continua a leggere

Margherita *

 

Fustinaghe

 

E così sono di nuovo a Tharros.
Il silenzio che c’è qui, altrove non c’è.
Tharros è una punta sul mare, una lingua di sabbia che si fa sottile per poi diventare un promontorio dal pendio accidentato dove vivono i resti di una città fenicia.

Da qui si domina la libertà.

Mi sveglio poco prima che sorga il sole e trascorro intere giornate a guardare gli arbusti, gli alberi, le fronde mosse dal vento di maestrale. Osservo le tinte decise, le sterpaglie, la polvere che si alza dagli sterrati, la nebbiolina di salmastro che impregna l’aria nei giorni di tempesta. Su queste dolci pendici i colori sono caldi e maturi, i campi incolti hanno le sfumature del miele, le piante e i roveti sono zucchero caramellato. Continua a leggere