Tutto il superfluo che la mente non vuole

Hai presente quelle parole che si dicono così, senza saperlo? Quelle frasi che vengono fuori senza rifletterci e che magari neanche condividi? I filtri si azzerano, nel cervello i circuiti rimbalzano e si attiva un meccanismo per cui chi parla non sei tu, ma i tuoi pensieri, direttamente.

In una mattina di sole ti incammini lungo un sentiero di campagna e fra il grano che cresce alla tua destra e il contadino che dà acqua alla vite alla tua sinistra, ti esce una frase così:

“Anche l’uovo ha le sue ragioni, bisogna ascoltarle.” Continua a leggere

Se mi abbracci****


“Perché tutte queste coincidenze?”
“Non lo so, anche io sto tremando. Lasciami pensare.”
“Io non so cosa pensare.”
“Sergio, forse ci sono. Ci può essere una sola spiegazione: è il giorno in cui dobbiamo svoltare, cambiare, liberarci di questa malinconia. Sì! Non può che essere così, se ci siamo incontrati oggi è perché la nostra tristezza deve finire: la tua annulla la mia, la mia annulla la tua. Dev’essere cosi! Ci stai?” Continua a leggere

Di come quarantasette chilogrammi possano trasformarsi improvvisamente in quarantasette tonnellate***

Mi guarda come fossi un alieno, si gira a pancia in su, si sistema lo zainetto sotto il capo come un cuscino, fissa il cielo per un istante poi rivolge gli occhi a me. Dalla posizione in cui è vede bene il mio collo, il mio mento, le mie narici. Dal basso all’alto.
Io metto a fuoco il suo viso pulito, i suoi capelli angelici e li memorizzo con attenzione perché, dovendo trascrivere quel che ci diremo, non avrò tempo per guardarlo. Continua a leggere

Agosto (il mese in cui l’estate è già finita)**

Una compagnia di ragazzini mi ha fregata. Sono venuta in questa spiaggia perché avevo voglia di stare da sola e invece mi ritrovo in compagnia di un nugolo di adolescenti pieni di vita. Non viene mai nessuno in questo ritaglio nascosto di Liguria; la caletta non è segnalata, non è semplice arrivarci, non ci si inciampa per caso. I turisti che vengono a Monterosso pensano che la spiaggia di Fegina sia l’ultima accessibile e balneabile. Oltre quella non si avventurano. Non sanno che basta oltrepassare le case che si inerpicano sulla collina per arrivare in questa baia protetta, illuminata dal sole del mattino e non da quello del pomeriggio perché la roccia, alta e frastagliata, non consente alla luce calante di proiettare su questa sabbia i propri raggi. Qualcuno osa esplorare la salita, ma quasi nessuno si accorge del viottolino diradante che porta fin qui.

Quando avevo sedici anni ci venivo con la mia compagnia del mare, di sera, al buio, ad accendere falò, a bere sciacchetrà e a cantare canzoni più vecchie di noi. Continua a leggere