Il respiro nel diaframma*

Dante si è chiuso in bagno.
Non sopporta più la risata sguaiata di sua moglie, Clelia.

Dante sta facendo la respirazione addominale perché ha bisogno di calmarsi; sa perfettamente come si pratica, era lui che controllava il ritmo di quella di Clelia al corso preparto, tanti anni fa. Talmente tanti da non riuscire a metterli a fuoco. Dante non ricorda, ad esempio, com’era fatta la stanza in cui si teneva il corso per gestanti, non gli vengono in mente i corpi delle persone intorno, né il viso dell’ostetrica. L’unica cosa che Dante riesce a ricordare è la voce assordante di Clelia che al termine di ogni sessione di respiro si librava in una risata stridula.

Dante si siede sul water e fissa le piastrelle lucide del pavimento. In questo istante realizza che ogni momento della sua vita con Celia è stato scandito da una risata inutile, insulsa, fastidiosa. In questo istante Dante si chiede come abbia potuto sopportarla così a lungo, quale forza impenetrabile gli abbia impedito di soffocarla. Continua a leggere

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Il libro dei Baltimore

Degno di una soap opera, fra il melenso e il banale, ambizioso e scontato. Seicento pagine in attesa di un evento annunciato, l’aspettativa che cresce mentre decresce la trama, il disvelarsi sul finire che lascia delusi come quando si aspetta la pioggia e la pioggia non arriva.

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Le fronde mosse dal vento di maestrale

Mi sveglio poco prima che sorga il sole e trascorro intere giornate a guardare gli arbusti, gli alberi, le fronde mosse dal vento di maestrale. Osservo le tinte decise, le sterpaglie, la polvere che si alza dagli sterrati, la nebbiolina di salmastro che impregna l’aria nei giorni di tempesta. Su queste dolci pendici i colori sono caldi e maturi, i campi incolti hanno le sfumature del miele, le piante e i roveti sono zucchero caramellato. Continua a leggere

Eppure cadiamo felici

neach-gaoil (gaelico)
la persona che vive dentro il tuo cuore

C’è un’età, non più adolescenziale e non ancora adulta, in cui non si hanno certezze su come approcciarsi alla vita. È l’età in cui le relazioni interpersonali sono scandagliate a fondo dagli animi sensibili, quella in cui si scopre che innamorarsi è energia travolgente, che disilludersi è dolore insopportabile, che ritrovare un proprio equilibrio è forza assoluta.

Enrico Galiano racconta questa età con occhi di ragazza, attraverso il significato di parole uniche e intraducibili, usando l’etimologia e la filosofia come binari certi di un percorso di crescita. Eppure cadiamo felici non è solo un bel titolo, è anche un bel romanzo.

yuugen (giapponese)
consapevolezza dell’universo che risveglia un sentimento troppo vasto, indica una indecifrabile profondità e la bellezza nascosta, il fascino delle cose in penombra che non si riescono a comprendere perfettamente

Dev’esserci un motivo se ultimamente mi avvicino a libri che mai avrei sospettato di voler leggere. Credo sia per via di una certa nostalgia, quella, sottesa, dell’età dell’inconsapevolezza. Guardo il mare di Sa Mesa Longa e mi viene quasi voglia di riavvolgere la pellicola, fare un balzo indietro, di trent’anni almeno.

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