Non torno subito

Stappo una bottiglia di prosecco, la schiuma zampilla, vaporosa e leggera, invito chi mi sta intorno a riempire di vino i calici. É questa l’immagine che mi si affaccia alla mente quando giro l’ultima pagina di “Non torno subito” scritto da Lisa Agosti.

Continua a leggere

Annunci

This is a team

bandiera ferrari

Un profluvio di frasi scontate: inchiniamoci al talento di Seb, tanto di cappello alla rimonta di Kimi, ci voleva un tedesco, la classe non è acqua, finalmente la fortuna sta girando. Continua a leggere

Storia di Said nelle scarpe coi tacchetti

Le scarpe coi tacchetti gliele hanno regalate. Sono quelle dismesse di un bambino italiano, consumate dall’uso, stanche per tutti i chilometri corsi sui campi di terra indurita. A Said calzano larghe, teme di perderle mentre corre e oggi, più di altre volte, fatica a stringersi i doppi nodi intorno alle caviglie perché i lacci, troppo asimmetrici e sempre più lisi, gli scivolano fra le mani. Non vuole più che gli capiti come quella volta in cui, sull’erba umida e vischiosa, nel tirare un forte calcio al pallone la scarpa destra gli volò via, iniziando a ruotare pericolosamente nell’aria fra lo spavento e le risate dei bimbi che correvano al suo fianco.

Ha solo sette anni Said e da pochi mesi è arrivato in Italia. Non parla la nostra lingua, le istruzioni del suo Mister sono per lui messaggi incomprensibili. Eppure in campo sa quel che deve fare, si affida all’istinto e raramente sbaglia.

Gli mancano la conoscenza dell’ambiente e l’affiatamento coi compagni.
Quel che non gli manca è il coraggio. Lo dissemina sul campo ad ogni falcata, imponendo una personalità che, ai più, incute rispetto.

Solo qualche bullo prova a prenderlo in giro, soprattutto per via dei suoi occhiali da vista rettangolari e un po’ sghembi che Said lega dietro le orecchie con una cordicella di elastico rosso. Non reagisce alle provocazioni, ignora chi lo canzona, non ha tempo per le cose inutili Said. Pensa solo a giocare, a dare il meglio di sé, a farsi vedere dal fratello più grande che dalla tribuna lo incoraggia.

E’ gracile questo cucciolo magrebino, due spalline da uccellino, le gambe da stambecco, i piedi magri dentro scarpe troppo larghe. Smuove
tenerezza, ma anche ammirazione perché la determinazione di Said, il suo
coraggio e la sua forza hanno più di sette anni; sono risorse adulte cresciute
troppo velocemente dentro il corpo di un bambino.

scarpe coi tacchetti

Un anno di righe

Oggi le mie righeorizzontali compiono un anno di vita.

Grazie alla Marghe Violi.

Grazie alla Robbi, a Franco, Sally, Mirco, Giorgia, Lucas, Paola F., Paola R., Terry, Manuela, Elly, Barbara, Elisa C., Elisa S., Nazzarena, Lisa L., Lisa B., Loretta, Rita, Ivan, Roberto, Lolli, Maurizia, Stefano, Beppe, Francesca, Paolo, Claudia, Andrea, Silvia, Rosy, Maria, Alex, Lorena, Michele, Fulvio, Luca, Alessandra, Vaint, Marina, Patrizia, Mirna, Linda, Anna.

Grazie a tutti i blogger che mi seguono, in modo particolare liveeread, orearovescio, offphoto.

Grazie a tutti quelli che, ogni tanto, transitano da qui.

Buon compleanno righe!

Un anno di righe

Storia di Rosa, gradazioni di felicità

Un maglione amaranto aderente e scollato, una collana argentata di anelli ovoidali fra loro intrecciati. I capelli corti, leggermente cotonati, il collo lungo e nervoso in evidenza.

Un paio di occhiali tondi dalle lenti spesse il cui colore, cremisi, con l’amaranto ben si sposa. Nella mano sinistra stringe un kleenex che ogni tanto passa sotto il naso con delicatezza. Nella destra il cellulare, che controlla in continuazione.

Non è concentrata, ascolta il relatore del corso di aggiornamento simulando un falso interesse. Forse, come la maggior parte delle persone sedute in questa grande aula di formazione, pensa ad altro, a quel che dovrà fare stasera, a quanto manca alla fine della lezione o, più probabilmente, al contenuto di quegli sms che vibrano fra le sue mani.

Muove le gambe ritmicamente, scandisce il tempo picchiettando l’aria su e giù con la punta dei piedi.
E sorride.

I temi che ci stanno illustrando non sono affatto divertenti: imperizie, imprudenze, negligenze. Eppure lei sorride. Guarda di nuovo il display del suo smartphone e sobbalza sulla sedia, compiaciuta.

Il rossetto vermiglio, che col cremisi vorrebbe intonarsi, è leggermente sbavato all’insù e ogni volta che le scappa un sorriso, quel baffo rubino le invade la guancia.

Poggiato sul banco c’è un grande quaderno sulla cui copertina sta scritto il nome Rosa.

Questa donna ha il nome di un fiore e su di sé tutte le gradazioni più accese di quel colore.

E’ felice Rosa e in un attimo io mi accorgo che la felicità non la so raccontare.

Rosa

Verde Suzuka

Ha la forma di un serpente a tre teste il circuito giapponese di Suzuka. Stretto, lungo, affusolato, pare un rettile avvitato su sé stesso, un groviglio sinuoso, una sfida per i piloti. E’ il tracciato delle curve, quello in cui i sorpassi sono azzardi incoscienti e la bravura di chi è al volante può sopperire alle mancanze della vettura. E’ il circuito della guida vera, tecnica e libera, quello che tutti i piloti amano.

Natura rigogliosa, alberi ancora verdissimi, prati morbidi che emanano luce. Se non fosse che anche in Giappone è arrivato l’autunno, verrebbe da pensare ad una radiosa domenica di primavera.

Le barriere protettive hanno i colori della bandiera italiana. Chilometri e chilometri d’asfalto lambiti da strisce tricolori; uno sorta di omaggio all’Italia, forse casuale, forse voluto, non so. Di cappellini e magliette ferrariste ce ne sono a migliaia sulle tribune gremite, macchie rosse rampanti che non smettono di credere nel cavallino. In un contesto così, ci si sente un po’ a casa.

Efficienza è la parola d’ordine su questo tracciato orientale in cui dal nulla sbucano, furtive, piccole squadre di nipponici commissari di percorso con in mano estintori, spazzoloni d’asfalto, motorini per caricare i piloti più sfortunati. Piccole equipe di operosi giapponesi pronti a salvare chiunque.

Non ce l’hanno fatta, però, a salvare Webber da Vettel, da quella dubbia strategia di gara che gli ha imposto tre soste invece di due, dagli ordini di scuderia che lo hanno privato della vittoria che meritava, stavolta davvero e molto più di Seb.

Sul podio Vettel, Webber e Grosjean. Fernando e Kimi subito dopo. Col corpo sono lì, ma la testa di tutti, anche di noi ferraristi, è già a Melbourne 2014.

circuito-Suzuka