Al vento che soffierà

Gli entra un topo in casa e Sandro se ne rallegra. Ci fosse ancora Mirna scoppierebbe un pandemonio. Mirna che odia gli animali e la vita di campagna, Mirna che ama la città, il traffico, la frenesia. Un amore durato un pezzo di vita e finito così, una mattina di novembre, con lei sulla porta che, senza valigie, ha blandamente sentenziato:

Me ne vado, lo sapevi anche tu che prima o poi sarei andata via da noi. Passerò a prendere le mie cose, ma adesso devo proprio andare, qui non resisto più.”

Sandro è rimasto lì con i suoi cani, la gatta, i filari di vite e la cicoria nell’orto. Si è seduto sotto il pergolato a fissare la terra coltivata e ci è rimasto fino al tramonto. Poi è entrato in casa e ha ribaltato i cassetti, quelli della camera da letto, del bagno, della scrivania di Mirna. Tutte le sue cose sparse sul pavimento. Ci ha camminato in mezzo per intere giornate, senza raccoglierle, senza riordinarle. Le ha lasciate a terra, nel posto in cui per lui è finito quell’amore, su un pavimento freddo e nudo, a testimoniare ciò che non è più. Continua a leggere

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Se mi abbracci****


“Perché tutte queste coincidenze?”
“Non lo so, anche io sto tremando. Lasciami pensare.”
“Io non so cosa pensare.”
“Sergio, forse ci sono. Ci può essere una sola spiegazione: è il giorno in cui dobbiamo svoltare, cambiare, liberarci di questa malinconia. Sì! Non può che essere così, se ci siamo incontrati oggi è perché la nostra tristezza deve finire: la tua annulla la mia, la mia annulla la tua. Dev’essere cosi! Ci stai?” Continua a leggere

Forse una corrente malevola**

Nel mio corpo esile e provato mi sento estranea a me stessa, pesante come se avessi inghiottito cubetti di porfido, lastre di ferro, bancali di cemento. E invece non consumo un pasto decente da settimane, dovrei sentirmi leggerissima. Mi sono nutrita con quel poco che ho trovato nel frigorifero, con le porcherie che Sara ha lasciato in dispensa: pezzi di formaggio stantio, budini scaduti, caramelle gommose. Continua a leggere

Diario di MF

mf

Mi manchi così tanto che non riesco a respirare.
Nelle narici solo polvere, nella gola lame affilate,
giù per la trachea un bruciore sordo
che arroventa il passaggio dell’ossigeno.

Una vita da squilibrata, la mia.
Dentro e fuori dagli ospedali,
dentro e fuori dalle cure.
Solo tu mi hai dato equilibrio,
con le tue assenze e i tuoi silenzi
mi facevi sentire a posto.
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