Le fronde mosse dal vento di maestrale

Mi sveglio poco prima che sorga il sole e trascorro intere giornate a guardare gli arbusti, gli alberi, le fronde mosse dal vento di maestrale. Osservo le tinte decise, le sterpaglie, la polvere che si alza dagli sterrati, la nebbiolina di salmastro che impregna l’aria nei giorni di tempesta. Su queste dolci pendici i colori sono caldi e maturi, i campi incolti hanno le sfumature del miele, le piante e i roveti sono zucchero caramellato. Continua a leggere

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Fai quel che devi, fai quel che puoi


Rosa ha aperto la porta nonostante l’ora tarda.
Antonio le si è buttato fra le braccia, sconvolto, incapace di parlare.
Non lo vede da quasi un anno, ha il viso trasfigurato da una disperazione irrimediabile, l’animo appesantito da una colpa che non è sua.
Lo accoglie fra le proprie braccia, senza chiedere. Vuole lasciargli il tempo che gli serve, offrirgli il rifugio di cui ha disperatamente bisogno. Continua a leggere

Sagoma ossessiva

Nora mi hai chiamata e dal giorno in cui sono nata vivo la vita barcollando, in cerca di qualcosa che mi rassicuri. Nel mio incessante vagare spunti sempre fuori tu, Rosalba, con tutte le ambivalenze che ti porti dietro.
Doppia nel nome, ambigua nei comportamenti, sfuggente negli affetti.
Ogni tua mancanza ricade su di me.
Nella mia agitazione notturna, col chiarore artificiale dei lampioni che filtra dalle persiane, il tuo ricordo sfocato si fa effigie tangibile davanti ai miei occhi. Ti vedo ingombrante, sagoma ossessiva nel mio presente, simulacro di ogni mia insicurezza. Continua a leggere

Le scarpe sono rosse

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Le scarpe rosse non scivolano.
Le scarpe rosse hanno il colore dei giusti.
Le scarpe rosse sono coraggiose.
Le scarpe rosse sono simbolo di pace.
Le scarpe rosse sono libertà.

Le scarpe sono rosse e il rosso non è il fascio.
Le scarpe sono rosse il colore che i fasci odiano.
Le scarpe sono rosse e il Podestà si arrabbierà.
Le scarpe sono rosse come i fazzoletti dei partigiani.
Le scarpe sono rosse, le scarpe sono Resistenza.

La mia canzone, la mia Annina, nel giorno della Liberazione.

https://righeorizzontali.wordpress.com/2016/12/11/romanzo-di-paese/

Non riesco a darle un nome, ma so a che punto è la sua vita.

Lei

Il calendario dice aprile, ma il cielo è quello di novembre.
Lei
è ferma davanti ad una vetrina illuminata. Intorno un gran via vai di persone anima il centro storico. Il rumore dei passi sul marciapiede la disturba, lo capisco. Fissa gli stessi libri che sto osservando io, ma si vede che Lei non li sta guardando, sta solo cercando qualcosa di statico su cui fermare lo sguardo, qualcosa che le consenta di non pensare. O di concentrarsi meglio, non so. Vorrebbe essere sola e starsene in silenzio, è facile intuirlo. Sta facendo buio, tutto dietro di noi si muove, solo io e Lei rimaniamo immobili in questa banale scena di frenesia metropolitana.
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Petali rosa sul selciato

Le hanno detto di lasciar perdere, che di speranze non ce ne sono.
Le ricerche ufficialmente si interrompono, Olga non ha lasciato tracce nel mondo.
Se è sparita per sua volontà, allora è giusto lasciarla andare.
Se qualcosa o qualcuno se l’è portata via, allora non c’è più niente da fare.
Le hanno detto che illudersi di ritrovarla non è cosa saggia, meglio aggrapparsi al presente e provare ad immaginare un futuro, come si può. Continua a leggere