La lasci scendere rubina*

Sai cosa vuol dire andare avanti fingendo che ti stia bene l’equilibrio finto delle cose ignorando ogni più sfrontata evidenza della quotidianità asfissiante che non hai cercato né voluto eppure la sopporti impedendo a te stesso di pensare è l’unica soluzione che ti è venuta in mente per sopravvivere da quando il tuo personale universo si è ribaltato e hai deciso senza nemmeno pensarci troppo che affrontare le giornate come se nulla fosse ignorando ogni scenario futuro sia l’unica via di fuga nello stare fermo dove sei perché ogni minimo passo avanti sarebbe accettazione consapevolezza responsabilità che si affacciano impietosamente quindi con la mano tappi il buco dello stomaco per non sentire il bruciore che fa la voce di lei che dalla gola ti risale nelle orecchie e ti dice me ne vado Continua a leggere

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Il circo equestre

Nella mia stanza d’ospedale girano personaggi da circo equestre.
La mia compagna di camera, Veronica, è una settantenne che vomita bile anche mentre dorme e che a qualsiasi domanda le si rivolga, risponde sempre: “Certo”.

Le infermiere, i medici, gli inservienti, io, le chiediamo:

Stai bene Veronica?”
Certo.”
Che tempo fa oggi Veronica?”
Certo.”
Hai bisogno di qualcosa Veronica?”
Certo.”
Di cosa?”
Certo.”
C’è sua figlia, Clotilde, che l’assiste amorevolmente. Si veste sempre in tinta, da capo a piedi: abiti, scarpe, fermagli, borsetta con foulard annodato negli anelli della tracolla, orecchini e collana, orologio e scialle, tutto delle stesse nuance di colore. Oggi è bianca e grigio perla, i calzoni di flanella grigia hanno delle roselline bianche ricamate sulle tasche, le stesse roselline che adornano il copricapo di lana lavorato a maglia. La camicetta, bianca, ha un ricamo geometrico grigio sui polsini e sul collo, la collana è tutto un avvilupparsi di candidi fiori di loto e di piccoli gigli argentati. Continua a leggere

Nell’aria senza peso*


Vedi com’è libera?”
“Cosa, Rebi?”
“Quella frasca, sta sopravvivendo alla rigidità dell’inverno mantenendo intatta la propria leggerezza. Un bel segnale di libertà, non trovi?”

“Non trovo, o forse trovo, chissà. Padrona del proprio destino, intendi?”
“Più o meno. Che dici Gian, è un ramo di segale?”
“Mmhh…non credo, sai. Le somiglia, certo, ma la segale non ha una chioma così folta.”
“Ecco, appunto, folta.”
“Appunto?”
“Appunto. Vorrei un nuovo anno folto e leggero, come questo ramo di simil-segale.” Continua a leggere

Anima lieve*

Poi, forse, mi volterò indietro e in un lento incedere a ritroso incapperò mio malgrado in tutte le pecche della mia anima lieve. In serrato ordine allineerò i ricordi, come i filari di vite coi loro rami secchi che mi si schiudono agli occhi in una mattina di gelo. Altro non ho che la regolarità sfocata di questa sequenza di frasche; mi aiuterà a scandire i rintocchi che mancano al tempo che sta per scadere. Un anno, un giorno, un minuto e ciò che ora è, più non sarà.
Sull’altro versante dell’orizzonte dovrò per forza guardare.

“Abbastanza pessimistica e vagamente coercitiva, mia cara Rebi. In effetti, a parte quell’anima lieve nell’incipit che tanto sa di poesia, hai scritto un epitaffio al 2018 in stile mio, molto freeze. Continua a leggere

Su neve nebbia*

Poi, forse, un giorno vi darò conto di tutto,
degli affronti e dei pudori, delle mancanze come delle malefatte.

Ora non ho tempo, devo sommare le promesse ai bilanci, separare il torto dalla ragione, ripercorrere tutte le strade che ho abbandonato ancor prima di poterle capire.
Lasciatemi qui, da solo, a toccare con mano nuda la terra brumosa,
a socchiudere gli occhi quel tanto che basta per scorgere la nebbia che neve sfiora.

Che ne dici, Rebi, del mio epitaffio per questo 2018?” Continua a leggere

Baco cognitivo*

 

Mi chiedo: quando non riesco ad accettare l’evidenza delle cose posso attribuire la responsabilità ad una sorta di baco cognitivo del mio cervello?”
Dio mio Gian, le tue domande quadrate anche alle nove di domenica mattina?”
Rebi, sei tu che mi hai costretto ad uscire di casa con questa temperatura polare sotto un cielo grigio che vira al cupo. Per forza faccio pensieri quadrati.”
Siamo nel bel mezzo di un tratto di campagna, circondati dalla bellezza della natura, un briciolo di poesia, Gian, per favore.”
Eccola, mia cara.”
Cosa?”
La poesia. Guarda quella pozzanghera ghiacciata.”
La guardo, ma che ha?”
Ha diversi bachi cognitivi. Vedi tutte quelle bolle? Spezzano la linearità dell’insieme, sono sacche vuote mal programmate.”
E ti sembra un descrizione poetica la tua? Goditi il silenzio della campagna, lascia che l’aria pungente ti penetri nei polmoni e non pensare ai bachi. E poi perché “baco”?” Continua a leggere

Rumore bianco*

Non so cosa darei per avere un po’ di rumore statistico in testa.”
Un po’ di cosa?”
Di rumore bianco, hai presente?”
…ah si, quel libro assurdo di Don de Lillo. Non sapevo l’avessi letto. A me non è piaciuto.”
Non l’ho letto, Rebi e non so di cosa tu stia parlando. Io mi riferivo ad un concetto statistico molto semplice.”
Gian, lo sai che sono un’archeologa, di statistica non so nulla. Cos’è questo rumore bianco e statistico?”
È quando inserisci dati alterati in un campione per poterli anonimizzare.”
Ah ecco…e secondo te così ho capito? Se parli in italiano, magari… ”
Si tratta di immettere elementi di disturbo in un insieme omogeneo al fine di renderlo disomogeneo per non poter ricondurre le singole informazioni dell’insieme alla loro vera origine.”
Cioè vuoi farti del casino in testa?”
Più o meno. Vorrei riempirmi il cervello di variabili casuali in modo tale da non distinguere più quali cose mi fanno soffrire e quali no. Un bel minestrone di frutta e verdura, di terra e di vento, di sangue e di lacrime.” Continua a leggere