Da quassù***

Non mi sarei dovuto fidare. Il coordinatore aveva ragione, troppo rischioso lasciarli andare da soli. Avrei dovuto tenerli con me, ma Cecilia mi ha implorato, ha insistito lucidamente con la tenacia che la contraddistingue e Damiano, poi, ha tirato fuori quello sguardo sognante da bambino che desidera un regalo.
Non ho saputo dire di no. Per poterli tenere d’occhio con un solo sguardo avrei dovuto costringerli a fare il medesimo percorso. E invece li ho lasciati liberi, lei è scesa in golena, lui si è inerpicato sull’argine. Continua a leggere

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Sull’argine**

Incerto cammina sul bordo del fiume, in una mano un bastone, nell’altra parole.
Quel ceppo di legno, così smilzo e allungato, gli serve a scalfire la punta del suolo.
Le frasi che agguanta, senza fare rumore, alle foglie si mescolano e il disordine sale.

Fra il sopra e il sotto è una gran confusione,
dove finiscono i rami, dove inizia l’inganno?
Ha la vista annebbiata da una notte senz’anima,
il riflesso nell’acqua è una fine invitante.
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In ogni atomo

Nei solchi d’autunno c’è un’aria che punge,
le gambe volano lungo la via,
hanno la spinta dei venti migliori.

Fra il chiaro e lo scuro di tutti quei rossi il fiato è leggero,
lo sguardo sicuro, nessuna fatica nell’incedere svelto.

Le foglie raccontano di un prima e di un dopo,
è così semplice capirlo, così facile sorridere. Continua a leggere

Polvere, sabbia, argilla sbriciolata

“Com’è arida questa terra, cammino per i sentieri dell’oasi di Seu respirando polvere, sabbia, argilla sbriciolata. Sterpaglie e canne tagliate, erba secca e fogliame riarso, innocenti vittime del sole cocente, che tingono il paesaggio dei rossi, degli ocra, dei marroni, degli arancioni. Tutto sembra bruciato eppure è così vivo, ispido al contatto con le gambe in movimento, franoso sotto i miei piedi che calcano sicuri un percorso che ben conoscono. Sul confine compare il mare, una visione infinita di speranza. Lo respiro ad occhi chiusi, nella convinzione che la linfa salmastra mi nutra e mi infonda fiducia. Osservo le dune contaminate dalle alghe brune fotofile che formano un feltro nero, irregolare e appiccicoso dentro cui affondo i piedi, scivolando in una densa viscosità. Rimango qui ad ascoltare le spire del maestrale che fischiano rabbiose e provo la sensazione di essere tutt’uno con questo mare scorbutico di cui mi sento frammento, scheggia, fotogramma complementare. Rimango qui, immersa fino ai polpacci nei sassolini di quarzo ricoperti dallo strato di fibre scure compattate finché il richiamo degli arbusti e delle sterpaglie diventerà più forte e allora i piedi torneranno indietro, le narici ricominceranno a respirare polvere, sabbia, argilla sbriciolata. Continua a leggere

I tuoi nei miei, i miei nei tuoi

Mia cara,
qualsiasi cosa tu abbia in mente di fare, per favore non farla.
Aspettami, sto arrivando, fra poco sarò da te.
Se solo l’avessi saputo che il destino mi avrebbe portata fin qui, avrei vissuto i miei giorni con più consapevolezza.
Ora, che i giochi sono fatti, che i cassetti sono aperti, che i ricordi, i tuoi nei miei, i miei nei tuoi, sono completamente affiorati, ora so che se il dolore ha un senso, non può che essere un senso compiuto, un gioco circolare in cui ogni anello della spirale mi avvicina alla conoscenza profonda di tutte le mie debolezze, di me, di te. Continua a leggere