Saverio

Saverio

Magda, tesoro,
ieri ho bighellonato in giro per la città, di qua e di là dal Tevere, confuso fra i turisti. Speravo che l’ultima giornata d’inverno offrisse la luce giusta a chi, come me, era in cerca di idee: il cielo era quello di maggio, la vegetazione quella di una primavera accesa, l’aria tiepida di un ponentino precoce.
A Roma è così, lo sai bene: le stagioni, ogni tanto, si mescolano. Continua a leggere

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Magda

Magda

Saverio caro,
sostieni spesso che la mia immaginazione sia troppo vivida per la mia età, come se la fantasia fosse una prerogativa da bambini, destinata a svanire quando si diventa adulti. Forse hai ragione tu, o forse ho ragione io quando dico che le tue radici hanno in me origini lontane e che se mi ostino così tanto a non lasciarti andare è perché non sono capace di rinunciare a te, che sei il mio complemento, la mia staffa, l’altro mio io.  Continua a leggere

La fine del mondo e il paese delle meraviglie

La fine del mondo1La fine del mondo2

Me lo sono trascinata per intere stagioni.
L’ho iniziato quando le maniche erano corte ed i fiori da poco sbocciati.
L’ho ripreso in mano, dopo vari abbandoni, insieme alla tisana bollente mentre il ghiaccio ricopriva l’erba del giardino. Continua a leggere

Trasparente

Questo racconto ha partecipato al gioco di scrittura http://mimettoingioco.wordpress.com/2014/12/06/trasparente/

Trasparente
“Un biglietto per Napoli, per favore.”
“Dunque…Napoli…vediamo…frecciarossa, frecciargento, intercity…?”
“Non importa, il primo che parte mi va bene.”
“Il primo treno diretto è un frecciarossa alle 13,03, ma sono rimasti solo posti in prima classe, oppure c’è un frecciargento alle 13,25, ma non è diretto, deve cambiare a Termini, altrimenti c’è l’intercity delle 13,50 che è diretto, ma ci impiega quasi nove ore per arrivare a destinazione. Cosa vuole fare Signora?”
“Dico si, tutti quei ma non mi interessano.”
“Si? In che senso si? Non capisco, mi scusi.”
“Devo andarmene da questa città.”
“Questo lo capisco, ma dovrebbe indicarmi con quale treno vuole lasciare questa città.”
“Un biglietto per Napoli, grazie.”
Al bigliettaio solerte devo fare pena, non mi chiede altro, stampa un biglietto, ritira i soldi che gli allungo nell’apposito spiraglio sotto il vetro di protezione e conclude in questo modo la nostra breve conversazione:
“Binario 6, in partenza fra ventinove minuti, buon viaggio Signora e stia attenta, mi raccomando.”
Non so se interpretarlo come un monito o un auspicio, sta di fatto che me lo dice con un tono talmente compassionevole da farmi sentire peggio di come sto.
Ammesso che sia possibile stare peggio di come sto. Continua a leggere