La ragazza che doveva morire

Chiudere la trilogia sequel di Milleunium trilogy a qualche anno di distanza dalla lettura dei cinque romanzi precedenti è anche un esercizio di memoria.

Chiudere l’estate con una storia veloce che galoppa verso un finale scenografico è un modo forse un po’ troppo pomposo per archiviare una stagione.

Lagercrantz non ha nulla da invidiare a Larsson, ma più che letteratura questa è fiction.
E va bene che finisca qui.

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La Mennulara

La Mennulara è morta e tutto ruota attorno a lei, che non c’è più.

Non la vediamo mai, la Mennulara.
Un’intera comunità ce la descrive, per aneddoti riportati, per ricordi vissuti, per dicerie di paese e insinuazioni infamanti la cui veridicità è enigma costante di questo romanzo.

La narrazione è intreccio corale e rimbalzante di una girandola di personaggi fra cui, va detto, ci si può perdere, smarrendo completamente il filo. C’è chi la salva, chi la condanna, chi la capisce, chi la compiange.

Si prende gioco di tutti, la serva Mennulara, che governa da postuma le vite altrui.
Questo libro è una ruota, che a tratti fa sorridere, a tratti volutamente confonde, e che sul finire chiarisce ogni dubbio ristabilendo una verità dai chiari contorni.

Complesso da scrivere, tanto è sfidante l’intrigo da cronaca.
Piacevole da leggere, così intriso d’ironia.

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