Olive Kitteridge

Ho odiato Olive Kitteridge dalla prima alla penultima pagina.
Poi, quasi alla fine delle righe, l’ho sentita diventare umana e me ne sono innamorata. Continua a leggere

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Dolore

La coincidenza di rincontrare Zeruya Shalev poco dopo aver letto Safran Foer, con la memoria fresca di tutto ciò che non mi è piaciuto in Eccomi e che in Dolore ho trovato perfetto. Sì, perché Dolore, scritto e pubblicato un anno prima di Eccomi, ha una trama molto simile, un’ambientazione emotiva identica, uno sfondo religioso analogo in un’Israele vissuta e non solo agognata.
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In viaggio con Ayrton

L’ho ricevuto in regalo ed è stata una gioia, un pensiero inaspettato di due amici che conoscono la mia passione per Ayrton.

Di Senna credevo di sapere tutto, o quasi. Poi ho letto “Senna. In viaggio con Ayrton.” e ho capito che mi mancava un coccio importante, un frammento fondamentale a cui non avevo dato importanza. Non ho mai creduto al lato cinico e alla spietatezza che i suoi acerrimi nemici gli attribuivano, ero certa che fosse solo invidia per un talento immenso, per una personalità sconfinata, difficilmente intellegibile, quasi divina.
Io, che nel divino non credo, ho sempre visto in Ayrton qualcosa di molto vicino all’ultraterreno. Continua a leggere

Eccomi

Arrivarci in fondo: al matrimonio in crisi di Julia e Jacob, a una famiglia che si decompone, all’ebraismo americano di questo libro gravoso.

Fatico a reggere romanzi così, quelli in cui ogni frase è paradigma, in cui ogni pagina racchiude le verità dell’universo, in cui i dialoghi fra adulti sono cristallini distillati di introspezione e in cui gli scambi di parole fra bambini sono rivelazioni cosmiche del mondo che verrà. Fatico a reggere un romanzo che si autoproclama normale dove la normalità manca del tutto, dove anche gli episodi semplici e banali della vita famigliare assurgono ad archetipo, in ogni riga. Continua a leggere

Ancora una volta il mare

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Leggere e non capire chi, quando, dove.

Leggere e domandarsi continuamente cosa si sta leggendo.

Proseguire nella lettura solo perché il precedente “Ogni giorno, ogni ora” era scritto con mirabile essenzialità e sembra quantomeno incoerente che la spigolosità tronca tipica della Dragnić sia del tutto scomparsa.

Non mollarci, resistere fino all’ultima pagina pensando che la colpa magari è anche un po’ mia che non sono concentrata.
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Le ragazze

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Talmente lontano da me da rimanerne colpita.

Droga, sregolatezza, guru, alcool, sesso, sporcizia, violenza, parole nel vuoto.

Siamo alla fine degli anni sessanta, c’è una Comune, una bambina di dodici anni che passa troppo tempo da sola, due genitori assenti, Le ragazze che covano il male e un doppio registro narrativo senza pretese.
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Romanzo di paese

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“Avventurarsi nella lettura di questo libro significa scoprire un “romanzo di paese” e non semplicemente le “storie di Fabbrico”, perché idealmente ciò che è raccontato delinea un policromo quadro del Novecento, comune a tante realtà della Bassa e non solo: la costanza del prete combattivo, gli anni in controluce del fascismo, l’ardimento della Resistenza, il lavoro e la tenacia, gli anni ruggenti del benessere, i locali simbolo di un’epoca….”

Pane, zucchero e burro in un paio di scarpette rosse è il titolo del mio contributo al Romanzo di paese edito dall’Istituto Storico Movimento Operaio Socialista Pietro Marani.

Ho scritto di Annina, che nel 1940 frequentava la terza elementare, della sua divisa fascista senza la M di Mussolini, delle sue scarpette rosse che il Fascio non voleva. Ho raccontato i morsi della fame, la cupezza di quegli anni, la voglia di vivere e la paura. Ho colorato di fantasie vaganti episodi veri, romanzando la storia al solo scopo di tramandarla. Continua a leggere