Eppure cadiamo felici

neach-gaoil (gaelico)
la persona che vive dentro il tuo cuore

C’è un’età, non più adolescenziale e non ancora adulta, in cui non si hanno certezze su come approcciarsi alla vita. È l’età in cui le relazioni interpersonali sono scandagliate a fondo dagli animi sensibili, quella in cui si scopre che innamorarsi è energia travolgente, che disilludersi è dolore insopportabile, che ritrovare un proprio equilibrio è forza assoluta.

Enrico Galiano racconta questa età con occhi di ragazza, attraverso il significato di parole uniche e intraducibili, usando l’etimologia e la filosofia come binari certi di un percorso di crescita. Eppure cadiamo felici non è solo un bel titolo, è anche un bel romanzo.

yuugen (giapponese)
consapevolezza dell’universo che risveglia un sentimento troppo vasto, indica una indecifrabile profondità e la bellezza nascosta, il fascino delle cose in penombra che non si riescono a comprendere perfettamente

Dev’esserci un motivo se ultimamente mi avvicino a libri che mai avrei sospettato di voler leggere. Credo sia per via di una certa nostalgia, quella, sottesa, dell’età dell’inconsapevolezza. Guardo il mare di Sa Mesa Longa e mi viene quasi voglia di riavvolgere la pellicola, fare un balzo indietro, di trent’anni almeno.

Continua a leggere

Annunci

L’esercizio del distacco

Un libro non scelto, spedito in omaggio, trovato in un pacco.
Un diario che sta lì, sospeso, fra prosa e poesia.
Indecisa in ogni pagina: mi piace o non mi piace?
Arrivata in fondo sento la fatica di questo continuo domandarmi: ma allora, mi è piaciuto o no?
La trama va e viene. Salta nel tempo, balzi continui fra presente e ricordi di una protagonista che descrive le ore di felicità assoluta con una tristezza disarmante. Continua a leggere

La scuola cattolica

Albinati primavera

Quante cose potrebbero dirsi:
è romanzo, diario, saggio, cronaca, confessione, intreccio di ricordi.

È la summa della nostra epoca, è compendio sublime.
È il racconto di ciò che siamo, il migliore di tutti, io paragoni non ne trovo.
È che sono fiera di averlo letto. E non mi era mai capitato prima.
Continua a leggere

Riparare i viventi

Crudo, involuto, sovrabbondante nei dettagli anatomici, dispersivo nelle storie collaterali, impersonale nelle descrizioni dei sentimenti atroci di due genitori che perdono un figlio.

Caotico nei fili logici, eppure doloroso. Talmente doloroso da non voler leggere certe righe, certi passaggi estremi di sangue, di divaricatori a cremagliera, di ventricoli e perfusioni. Continua a leggere

L’elefante scomparso

L’avevo sottovalutato, tenuto fra gli ultimi di Murakami convinta fosse una raccolta delle solite, personaggi e storie in ordine sparso, piccoli doni in singole dosi.
E invece ne L’elefante scomparso c’è un germoglio fecondo, l’inizio di una storia cui seguirà un intero universo.

E’ qui che nasce L’uccello che girava le viti del mondo. Sei anni prima che prendesse la forma di un romanzo, l’uccello giraviti era già protagonista nella mente di Murakami. Me ne sono accorta pian piano da alcuni indizi disseminati lungo il cammino che quasi rischiavano di sfuggirmi nell’interezza del contesto. Poi, silenti, sono arrivati i personaggi, i nomi, il gatto, la trama. E mi son detta: non c’è un ordine possibile, non c’è un prima né un dopo, ogni parte è a sé, ogni parte completa le altre. Continua a leggere