Feste con gli amici 2

Mi aspettavano da tempo, scrupolosamente selezionati fra le letture di cui godere nei giorni di riposo, nel solito angolo della libreria, quello che non si può toccare finché non arriva il momento giusto.
Due commissari ed un maestro.
Bordelli, che nell’indagare efferati delitti ci ha messo, ancora una volta, la sua anima romantica.
Ferraro, che affronta i crimini di sangue e la vita con mirabile disincanto.
Ed Erri, che ha sempre qualcosa da insegnarmi, anche quando mi sembra di aver già visto e già sentito e poi scopro che non è così.
Uno di loro dice:

“Sentivo i suoi pensieri e rispondevo, ma lui non poteva sentire i miei.
Coi pensieri degli altri non si può parlare, sono sordi.”
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Il silenzio

Scrittura nordica per una copertina artica che somiglia al mio scatto inspiegabilmente blu delle valli di Campagnola Emilia fissato all’alba di qualche inverno fa.

Il Silenzio di Erling Kagge è più alla portata della meditazione di Kabat-Zinn, ha a che fare con il riuscire ad estraniarsi in sé stessi, senza bisogno di luoghi dedicati, posture del corpo, archi temporali da ritagliare nella quotidianità. È un silenzio riconciliativo, che solo da noi dipende per un equilibrio agognato che tanto poi si spezza. Un libro furbo, pieno di citazioni e scritto senza sforzi.

Il silenzio, però, assoluto non lo è mai.
È su questo che rifletto e intanto aspetto che il tempo passi e curi. Continua a leggere

Il più e il meno nel mestiere dello scrittore

 

 

 

 

 

 

 

In comune hanno niente.
Antipodi di scrittura, umanità distanti, cervello e ventre.
Uno rigoroso nel descrivere l’impossibile, l’altro viscerale nel raccontare la realtà.

Il mestiere dello scrittore è così simile a L’arte di correre che fa quasi innervosire: i cassetti mentali da cui attingere ricordi, l’esercizio costante senza cui il talento è destinato a svanire, il prendersi cura del corpo per avere la mente libera e pronta per raccontare, il disinteresse per i premi letterari, tema specioso, in verità.

Il più e il meno è una miscellanea di spezzoni già echeggiati, di evidenze già vissute, di temi che ritornano senza invecchiare, di introspezioni gelide che hanno dentro il fuoco. Continua a leggere

Stoner

Scrivere un intero romanzo sulla mestizia della vita.
Saper rendere delicata la rassegnazione.
Con scrittura esemplare raccontare l’incapacità di opporsi alle negatività, non nella moderna accezione di resilienza, bensì in un’innata indole all’accettazione passiva degli eventi avversi.
John Williams ama le parole e le fa diventare il cuore esistenziale di Stoner, letterato accademico la cui vita è priva di gioia. Continua a leggere

L’incolore Tazaki

Quando di Haruki sai quasi tutto pensi che nulla possa più sorprenderti.
Poi, però, sei anche consapevole che se è vero che del suo narrare conosci ogni cosa, ciò che riuscirà a stupirti ancora una volta è la capacità di essere straordinario nella sua normalità.
In questo, Haruki, non delude mai.

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Eppure cadiamo felici

neach-gaoil (gaelico)
la persona che vive dentro il tuo cuore

C’è un’età, non più adolescenziale e non ancora adulta, in cui non si hanno certezze su come approcciarsi alla vita. È l’età in cui le relazioni interpersonali sono scandagliate a fondo dagli animi sensibili, quella in cui si scopre che innamorarsi è energia travolgente, che disilludersi è dolore insopportabile, che ritrovare un proprio equilibrio è forza assoluta.

Enrico Galiano racconta questa età con occhi di ragazza, attraverso il significato di parole uniche e intraducibili, usando l’etimologia e la filosofia come binari certi di un percorso di crescita. Eppure cadiamo felici non è solo un bel titolo, è anche un bel romanzo.

yuugen (giapponese)
consapevolezza dell’universo che risveglia un sentimento troppo vasto, indica una indecifrabile profondità e la bellezza nascosta, il fascino delle cose in penombra che non si riescono a comprendere perfettamente

Dev’esserci un motivo se ultimamente mi avvicino a libri che mai avrei sospettato di voler leggere. Credo sia per via di una certa nostalgia, quella, sottesa, dell’età dell’inconsapevolezza. Guardo il mare di Sa Mesa Longa e mi viene quasi voglia di riavvolgere la pellicola, fare un balzo indietro, di trent’anni almeno.

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