Informazioni su Stefi

Nel mio tempo, scrivo. Romanzi, racconti, storie.

Dianthus vs mysotis

Hai presente quei pensieri che si stratificano continuamente come petali sovrapposti di un piccolo garofano?”
No, Gian, ai miei pensieri cerco sempre di dare una forma definita, come i petali semplici e regolari di un non ti scordar di me.”
Che noiosa che sei, Rebi, ti sarà capitato almeno una volta nella vita di avere le idee un po’ confuse prima di dare una forma definita ai tuoi ragionamenti, o no?”
Sì, certo, ma faccio in modo di chiarirmele presto. Inutile perdere tempo in sterili arrovellamenti mentali.”
Ti perdi il bello del ragionare, sai?”
Sarà.”
Perdersi nei cerchi concentrici del pensiero è esercizio che affina le capacità cognitive, che stimola la ricerca intellettiva, che spinge verso aperture inedite…”
A me pare solo una perdita di tempo.”
Troppo pragmatismo inaridisce, amica mia.”
Troppe paturnie mentali sfiancano, amico mio.”

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Cuori fanatici

Non una sola trama da raccontare, ma tante piccole tracce che compongono un unico scenario, di contesto.
Un personaggio predominante, ma anche tanti altri che irrompono fluidi sulla scena, ognuno con una storia degna di essere immaginata.
Non un unico filo, ma mille, uniti da un metaforico testimone che invece di annodarli li fa scorrere liberi fra le pagine che avanzano.
Dialoghi improvvisi, ficcanti, convulsi, talmente ricchi da perdercisi dentro.
E quasi sempre ritrovarsi, nei Cuori fanatici.
La scrittura di Edoardo Albinati scorre liquida su fogli che si leggono da soli.
Bisogna essere maestri per scrivere così, senza inizio né fine.

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Prima persona singolare

Quanti occasioni di comprensione ci sono in “Prima persona singolare”?
La ricerca del limite su cui viaggiano paralleli sogni e realtà.
La certezza dell’onnipresenza di molteplici elementi illusori nel reale.
La constatazione che la vita dell’essere umano è un lungo viaggio, a tratti onirico, a tratti tangibile, in grado di attraversare multiformi esperienze e plurime relazioni.
E poi u
n corpo ricordato, un volto sconosciuto, un cerchio con molti centri, una birra scura, una sinfonia ascoltata centinaia di volte, una scimmia alter ego e una conversazione spiacevole al bancone di un bar.

Perché l’immaginazione nasce dal reale e dall’immaginazione si torna alla vita.
Grande lezione di Haruki, questa.

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La donna di scorta

Spezzoni di vite si intrecciano ne “La donna di scorta” con frammenti ribaltati rispetto al solito gioco delle parti.
Una storia come tante, che va come deve andare e finisce come deve finire.
E che, anche se non sorprende, cattura.
Fra cupezze mascherate, gioie nascoste, ripensamenti altalenanti, il libro vola.

Quasi si legge da solo.

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La controvita

Una diavoleria perfettamente architettata.
Un meccanismo narrativo ad incastro che nel cambiare continuamente punto di vista, sorprende, destabilizza, ribalta il lettore.
Un inganno continuo di narrazione e contro narrazione da cui è impossibile salvarsi.
Ci si può solo inchinare di fronte alla perfezione de “La controvita”.

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Anni di rame

Non è un romanzo, ma un’apologia scritta con la precisione che solo i ragionamenti completi possono avere.
Non è un racconto, ma una celebrazione di principi saldi, endemici, radicati in un uomo e in una certa generazione.
È la narrazione sinottica di un’esistenza intera che nel caso specifico si fa paradigma.
È la padronanza del linguaggio di Erri che non smette mai di stupire.

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Follia maggiore

Follia maggiore è il quinto.
Con Monterossi, Falcone, Ghezzi e Carella.
Alleggerisce e riconcilia dopo improvvide letture.
Reinventa e non delude nel rimpianto che dilaga.
Pergolesi e Rossini son spartiti fra le righe.
E le risate tornano sguaiate.

Questi i miei appunti a bordo pagina, con una chiusa finale che dice il vero:

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Le ragazze di New York

Così leggero da essere quasi evanescente.
Così soap opera da riportare alla memoria trame televisive di tempi andati.
Così sbrigativa la descrizione dei fatti, così superficiale la costruzione dei dialoghi, così banale l’evolversi degli eventi, che di un romanzo così a inizio anno ne potevo anche fare a meno.
Col prossimo torno a casa di amici, che è meglio.

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E questa luce?

E questa luce?”
È quella giusta per salutare l’anno vecchio, ma non è adatta per dare il benvenuto a quello nuovo.”
E perché mai, Gian?”
Per quell’opacità che ammanta l’intera scena. La percepisci, Rebi?”
No, io vedo un quadro nitido.”
Sempre così ottimista, Rebi, non cambierai mai.”
Sempre così negativo, Gian, sei incapace di smentirti.”
È proprio questo, il senso. Saper cogliere l’essenza nell’immobilità del tutto: la nostra, quella che trapela fra i rami, quella intrappolata nei colori.”
Tu vedi un senso dove forse non c’è o forse quel senso è talmente evidente da passare inosservato.”
Sembra una frase mia, Rebi!”
L’ho pronunciata col solo scopo di provocarti.”
Così mi piaci. Che anno nuovo sia, allora!” Continua a leggere

Cuore primitivo

Ci sono più punti di domanda in Cuore primitivo di quanti non ce ne siano in tutti i libri che ho letto nel 2021.
Ci sono, poi, tanti di quei punti esclamativi che i dialoghi paiono tutti urlati.
Ci sono, anche, così tanti “super” e parole con consonanti che raddoppiano (superrazionale, superbelle, sovraccoperta, superricche, …) che mai ne avevo lette così tante insieme.

Ci sono, infine, miriadi di spiegazioni dotte ed inutili a disturbare l’evolversi della trama, che è la storia di un matrimonio agli sgoccioli e di un tradimento come ce ne sono tanti.
Che dire?
Che poteva andare meglio.

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E gli alberi?


“E gli alberi, Rebi?”
Che colpa vuoi che abbiano, Gian?”
Nessuna. Stanno lì e resistono, per tutto il tempo. Io li capisco, sai. E non solo perché da una parte hanno le radici e dall’altra si arrampicano in cielo, ma anche perché è nel fusto la loro forza.”
La forza che li fa crescere, nonostante tutto?”
La forza che combatte il grigiore, il buio, la noia, ogni giorno di novembre.”
“E a dicembre no?”
“A dicembre gela.”

Insito e inseparabile

Tutta questa pioggia…”
“Ti ispira sempre la pioggia, vero Gian? È un tuo evergreen.”
“Sì, Rebi, per me le gocce hanno un fascino particolare, imperituro ed immanente.”
“Addirittura.”
“In senso letterale, intendo: insito e inseparabile.”
“Eppure non fanno altro che separarsi in mille rivoli discendenti.”

Per poi riunirsi in altri rivoli, ricongiungersi, allontanarsi di nuovo e a volte riprendersi. All’ingiù.”
“Metaforico?”
“Esplicito, direi.”

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La serie di Oxford

Una via di mezzo fra Agatha Christie e Dan Brown.
Una catena di omicidi imbastita con la matematica e di logica intrisa.
Una perfetta ambientazione oxfordiana che unisce studi scientifici di alto livello con il classico giallo inglese.
Eppure a scriverlo è un argentino che sembra un lord.
Scorre via che è un piacere.

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La first lady è scomparsa

Rispettoso di tutti i cliché del genere: l’introspezione che non c’è, il già letto e riletto che abbonda qua e là, i personaggi da action movie americano, la scarsa profondità (nemmeno tanto mascherata) ed il profluvio di scene dal ritmo incalzante che scorrono veloci verso un finale del tipo: “….e chi se lo aspettava?”.

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Il sale della terra

Il sale della terra, il sole rovente nel cielo, il deserto che tutto inghiotte, il cuore di una madre disposta a dare la vita per salvare il proprio figlio, il coraggio di un figlio trattenuto nel silenzio. E poi i narcotrafficanti, le leggi del cartello, le teste mozzate e i segnali di avvertimento e la paura che si fa terrore quando arrivano i Jardineros. E poi ancora le poesie, le tazze di caffè, i giochi di parole, i libri letti ad alta voce e i pranzi di famiglia. E anche gli incontri, le anime perse e quelle in pericolo, i gesti delicati e le azioni crudeli, la coscienza e i suoi rimorsi e il cuore in pace che in pace non è mai.

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Trilogia di Zuckerman (Lo scrittore fantasma – Zuckerman scatenato – La lezione di anatomia)

Non ci avrei scommesso un centesimo sul mio innamoramento letterario per Philip Roth.
L’innata resistenza alla letteratura americana, i tentativi fatti con altri autori e quasi tutti falliti e quel pregiudizio a lungo maturato che fa desistere di fronte all’impulso di provarci ancora mi avevano sconfortata nel corso degli anni. Per fortuna la tenacia ha vinto, la scintilla è scoccata ed è diventata fuoco crescente nel leggere la Trilogia di Zuckerman dove la letteratura è al centro di ogni cosa, gli ebrei d’America le ruotano intorno e a permeare la scena c’è l’ardore. Un ardore che diventa rabbia, sconforto, autocommiserazione e che si fa dissoluzione, esaltazione e furore nelle fasi alterne della vita di Nathan Zuckerman, lo scrittore protagonista, per cui il successo è frivolo e le sconfitte sono macigni.

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Una ferita aperta

L‘errore l’ho fatto io, forse per distrazione o per fretta.
Ero convinta di aver acquistato un libro indagatore di complicati rapporti famigliari e invece ho scoperto, già dalle prime pagine, che di tutt’altro si trattava: abusi su bambini.

Non ho affrontato Una ferita aperta come avrei dovuto, l’ho a tratti respinto e a tratti mal sopportato e nemmeno la trama da romanzo giallo che si innesta via via che il libro prosegue mi ha appassionata.

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Torto marcio

È il quarto episodio e ti aspetti che sia come i tre precedenti.
Il solco è lo stesso, lo stile anche, il metro pure.
Qualcosa però evolve in Robecchi, che dedica più spazio al mistero che alle tribolazioni di Monterossi, che riduce gli stacchi divertenti e intensifica la concentrazione sulle indagini, che lascia ampio respiro alle dinamiche di commissariato e tiene corto il raggio sulla vita di Carlo, il protagonista.

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Fiori sopra l’inferno

Sono poche le donne che scrivono thriller, non saprei dire perché. Ilaria Tuti, per fortuna, è una di queste. Di Fiori sopra l’inferno non è tanto l’intreccio giallo a colpirmi – ben architettato, documentato storicamente, coi giusti depistaggi sapientemente inseriti nella trama, denso di salti temporali necessari a giustificare i collegamenti logici nella tessitura del narrato – ma il personaggio principale, il Commissario Teresa Battaglia, così ben caratterizzato da essere già punto fermo nella mente del lettore.

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Storia di un fiore

Non lo definirei imperdibile, né entusiasmante, né degno di nota questo romanzo più tendente al rosa che a qualsiasi altro genere.
Storia di un fiore è un racconto semplice che sta in superficie e non scava, i cui personaggi sono appena tratteggiati e le ambientazioni ampiamente descritte. Nessun colpo di scena, nessun risvolto inaspettato, solo un veloce fluire di descrizioni floreali.

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La casa degli sguardi

È il mio libro del 2021, ne sono certa e non cambierò idea.

Da anni non leggevo una storia così cruda, così delicata.
L’ho fatta mia nel leggerla, l’ho amata, temuta, allontanata e ripresa, per non lasciarla andare via.

Li ho visti tutti, i bambini e i genitori dell’ospedale Bambino Gesù, sfilare sotto i miei occhi mentre la scrittura di Daniele Mencarelli mi avvicinava ad ognuno di loro.

Ho visto lui, Daniele, nei suoi lucidi tentativi di riprendersi in mano la vita deragliata.
Ho visto i suoi genitori, sfiniti dall’amore assoluto di madre e di padre.

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Le intermittenze della morte

La morte è donna e non ha la maiuscola.
La morte non è crudele come sembra.
La morte si scopre affascinante
quando incontra la vita.
La morte si umanizza perché ama.


Fortemente politico, neanche tanto velatamente anticlericale, venato di un sarcasmo oggettivo da rendere plausibili le situazioni più surreali.
Questo è Le intermittenze della morte
Saramago scherza seriamente con il lettore, gli fa apparire normale ciò che è inconcepibile, lo invita a seguire concatenazioni logiche irrealistiche in una meccanica narrativa dell’impossibile che acquista sempre più senso man mano che la trama prende vita.
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Come diventare vivi

Con un sottotitolo così: “Un vademecum per lettori selvaggi” immaginavo che “Come diventare vivi” fosse una sorta di manuale per chi ama leggere forsennatamente, così mi ci sono buttata a capofitto, calandomi nella parte della lettrice compulsiva.
Non ci è voluto molto a capire che mi sbagliavo, fra le mani non avevo un manualetto semplice, ma una lettura lenta, densa, profonda. Una lettura che mi ha ricordato ciò che siamo: esseri completi e pensanti, capaci di cose egregie nel ricercare significati complessi, intrecci inaspettati, sviluppi originali, nell’elaborare analisi a livelli multipli, divergenti o convergenti che siano.

Giuseppe Montesano non ci propone un semplice ritorno a ciò che eravamo prima che la tecnologia invadesse le nostre vite e i nostri cervelli, ma ci richiama, con forza, alla nostra stessa essenza di esseri umani. Vorrei ringraziarlo per avermi fatto di nuovo aprire gli occhi su cose che già sapevo e che mi stavano sfuggendo di mano perché non vorrei più permettere all’immaginazione di “sonnecchiare fra le cantine dell’anima”. Continua a leggere

Non lasciarmi

Ci vuole abilità a scrivere un romanzo di soli antefatti, premesse, ricordi e rievocazioni.
Ci vuole grande padronanza di una certa tecnica narrativa ad indugiare così lentamente sui particolari, sulle supposizioni e sulle interpretazioni del possibile.
Ci vuole, altresì, una spiccata propensione per la narrazione a posteriori di fatti che mai giungono al dunque.
Ci vuole, non da ultimo, la chiara volontà di creare un’attesa esasperante per una verità da rivelare solo di sfuggita, verso il finale.
E il lettore, tutti questi ci vuole, almeno un po’ li deve amare, altrimenti si annoia.

Comprato perché definito romanzo distopico, ma di distopico “Non lasciarmi” ha ben poco.
E’ lontano anni luce questo inedito Ishiuguro dall’incantevole Ishiguro di “Quel che resta del giorno”. Continua a leggere

Il (la) miniaturista

Sbagliare la traduzione del titolo è un errore da principianti.
Non c’è nessun miniaturista uomo in questo romanzo di Jessie Burton, c’è una sola miniaturista ed è una donna, dalle apparizioni fugaci e per lo più inutili. Come inutile è una trama che imbastisce misteri senza svelarli, che si addentra in meandri paludosi lasciandoli tali, che scivola in un finale inconcludente.

Per chi ama il realismo magico sudamericano o i mondi paralleli di nipponica derivazione, leggere un racconto intriso di analoghe ambizioni non supportate dalla capacità di darvi corso con una narrazione convincente, è frustrazione pura. Continua a leggere

Impossibile

Libertà nella reclusione e moralità nell’inganno.
Legalità e verità sembrano strade contrapposte.
Giusto e sbagliato sono punti di vista nell’immedesimazione.

Queste le parole che ho appuntato nella mente mentre leggevo Impossibile e subito dopo rileggevo Il giorno della civetta.
Erri che evoca Sciascia induce inevitabilmente a leggere ancora, a tanti anni di distanza dalla prima volta, il suo “racconto”, con animo diverso, che rivisita il passato, attualizzandolo, che giudica i fatti dalla distanza del presente. Continua a leggere

Incendi

Forse non l’ho capito, non sono riuscita ad entrarci dentro, ad empatizzare coi personaggi, a subire il fascino del fuoco con tutte le metafore complesse che si porta dietro.
Forse avrei potuto sforzarmi di più, lo ammetto.
Forse, più semplicemente, non era il momento giusto per incontrare questi Incendi.
O, forse, è la solita radicata idiosincrasia nei confronti di buona parte della letteratura americana che mi fa dire no, nemmeno Richard Ford.
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