Ancora una volta il mare

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Leggere e non capire chi, quando, dove.

Leggere e domandarsi continuamente cosa si sta leggendo.

Proseguire nella lettura solo perché il precedente “Ogni giorno, ogni ora” era scritto con mirabile essenzialità e sembra quantomeno incoerente che la spigolosità tronca tipica della Dragnić sia del tutto scomparsa.

Non mollarci, resistere fino all’ultima pagina pensando che la colpa magari è anche un po’ mia che non sono concentrata.
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A caso (*)

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Ascoltare lentamente, come se il picchiettare sui vetri non dovesse finire e luci non accendersi più.

Provare anche a capire, non d’impulso, ma con pigrizia, nell’assurda persuasione che il vuoto sia immaginazione e non spazio tangibile, e non lucida realtà.

Non cedere allo sconforto, quello che ti tira per le braccia e ti impone di seguirlo, quello che ti afferra le gambe e ti conduce dove vuole. Continua a leggere