Storia di Costante, la prima di tre

Dovere è il verbo che permea le sue giornate. Costante, il bravo ragazzo che accudisce i genitori come fossero figli. Costante, che di figli non ne ha perché non c’è una donna nella sua vita.

Quel nome, poi, Costante, che il vocabolario lo vuole tenace, perseverante, fedele e che la storia rimanda ad un imperatore romano decaduto e assassinato.
Lavoro ripetitivo, svaghi pochi, solitudine: questa la sua esistenza. Ha trentanove anni e la metà dei suoi giorni li ha trascorsi intrappolato in uno sportello bancario. Di estratti conto e crediti ipotecari è fatta la sua vita. Ogni giorno decine di correntisti transitano davanti ai suoi occhi; sono quelle le sue relazioni, altre non ne ha.

E’ figlio unico Costante e non avere un fratello con cui condividere la tavola è il suo più grande rammarico. Le serate da solo davanti alla televisione non le tollera più. Quando il livello di solitudine raggiunge il limite del sopportabile, Costante si mette ai fornelli e cucina pasti luculliani. Un astice in salsa corallina e una bottiglia di Voirin Jumel a mala pena addolciscono le serate più amare, quelle in cui mamma e papà dormono rumorosamente nella loro camera, quelle in cui di tutta quella solitudine che sa di farmaci e minestrina, è talmente pieno da stare male.

Vorrebbe essere altrove Costante, lo pensa spesso, senza quasi sentirsi in colpa. Le prime volte che formulava quel pensiero si sentiva ingrato, ora non più. Che gli anni migliori della sua età adulta siano dedicati alla cura dei genitori anziani è un’ingiustizia inevitabile. E’ un pensiero di cui non si vergogna; c’è tutto il rispetto, l’amore e la dedizione, però non è vita.

Vorrebbe essere altrove, dall’altra parte del quartiere, dove abita Glenda, la ragazza che incrocia al supermercato tutti i sabati pomeriggio alla stessa ora. Un paniere di beni identico nei loro carrelli: la gallina per il brodo, le verdure da bollire, gli assorbenti per l’incontinenza, il cotone ed il disinfettante per le iniezioni. Qualcosa di importante li unisce, un malato da accudire, un pensiero continuo ed opprimente che tutto invade.

E’ giovane Glenda, sta prendendo un dottorato in storia romana ed è bellissima. Sorride a tutti e sembra felice. E’ diversa da lui e proprio per questo Costante vorrebbe trovare il coraggio di invitarla a fare una passeggiata nel parco, comprarle un fiore, vedere i suoi capelli illuminati da un raggio di luce.

La timidezza lo frena, la paura di un rifiuto lo paralizza. Lascia passare i giorni Costante, spreca inutilmente i sabati, il tempo e tutti i raggi di luce regalati da questo inverno mite.

(Segue…)

Costante

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