Non un lento traslare*

Puoi ascoltarmi un attimo, Rebi? Devo dirti una cosa.”
Certo Gian, dal modo in cui mi guardi sembra una cosa seria.”
Lo è, in effetti. Sono giunto ad una conclusione.”
A proposito di cosa?”
Una conclusione esistenziale.”
Ah ecco, una cosa così, roba da niente. D’accordo, sono pronta ad ascoltare la tua conclusione esistenziale.”
Ogni giorno ha un numero.”
Già…oggi è il 2 febbraio, quindi il numero di oggi è il 2.”
No Rebi, non è quello che intendo. Ti pare che possa essere una conclusione esistenziale una banalità del genere? Neanche non mi conoscessi.”
Perdonami Gian, so che sei capace di pensieri profondi, la mia ironia è del tutto fuori luogo. Vai avanti, ti ascolto.”
Ogni giorno porta con sé un numero, non quello scritto sul calendario, ma quello che scopriamo di avere dentro, scolpito nel DNA delle ore diurne che va sfumando nell’oblio delle ore notturne per poi scomparire completamente poco prima del risveglio, in modo da lasciare spazio al numero del giorno successivo. E la cosa strana è che nell’arco della giornata quel numero è verità assoluta, non ti viene da pensare che il giorno precedente aveva un numero diverso e quello successivo ne avrà un altro ancora. Pazzesco, no?” Continua a leggere

La lasci scendere rubina*

Sai cosa vuol dire andare avanti fingendo che ti stia bene l’equilibrio finto delle cose ignorando ogni più sfrontata evidenza della quotidianità asfissiante che non hai cercato né voluto eppure la sopporti impedendo a te stesso di pensare è l’unica soluzione che ti è venuta in mente per sopravvivere da quando il tuo personale universo si è ribaltato e hai deciso senza nemmeno pensarci troppo che affrontare le giornate come se nulla fosse ignorando ogni scenario futuro sia l’unica via di fuga nello stare fermo dove sei perché ogni minimo passo avanti sarebbe accettazione consapevolezza responsabilità che si affacciano impietosamente quindi con la mano tappi il buco dello stomaco per non sentire il bruciore che fa la voce di lei che dalla gola ti risale nelle orecchie e ti dice me ne vado Continua a leggere

Il circo equestre

Nella mia stanza d’ospedale girano personaggi da circo equestre.
La mia compagna di camera, Veronica, è una settantenne che vomita bile anche mentre dorme e che a qualsiasi domanda le si rivolga, risponde sempre: “Certo”.

Le infermiere, i medici, gli inservienti, io, le chiediamo:

Stai bene Veronica?”
Certo.”
Che tempo fa oggi Veronica?”
Certo.”
Hai bisogno di qualcosa Veronica?”
Certo.”
Di cosa?”
Certo.”
C’è sua figlia, Clotilde, che l’assiste amorevolmente. Si veste sempre in tinta, da capo a piedi: abiti, scarpe, fermagli, borsetta con foulard annodato negli anelli della tracolla, orecchini e collana, orologio e scialle, tutto delle stesse nuance di colore. Oggi è bianca e grigio perla, i calzoni di flanella grigia hanno delle roselline bianche ricamate sulle tasche, le stesse roselline che adornano il copricapo di lana lavorato a maglia. La camicetta, bianca, ha un ricamo geometrico grigio sui polsini e sul collo, la collana è tutto un avvilupparsi di candidi fiori di loto e di piccoli gigli argentati. Continua a leggere

Nell’aria senza peso*


Vedi com’è libera?”
“Cosa, Rebi?”
“Quella frasca, sta sopravvivendo alla rigidità dell’inverno mantenendo intatta la propria leggerezza. Un bel segnale di libertà, non trovi?”

“Non trovo, o forse trovo, chissà. Padrona del proprio destino, intendi?”
“Più o meno. Che dici Gian, è un ramo di segale?”
“Mmhh…non credo, sai. Le somiglia, certo, ma la segale non ha una chioma così folta.”
“Ecco, appunto, folta.”
“Appunto?”
“Appunto. Vorrei un nuovo anno folto e leggero, come questo ramo di simil-segale.” Continua a leggere

Anima lieve*

Poi, forse, mi volterò indietro e in un lento incedere a ritroso incapperò mio malgrado in tutte le pecche della mia anima lieve. In serrato ordine allineerò i ricordi, come i filari di vite coi loro rami secchi che mi si schiudono agli occhi in una mattina di gelo. Altro non ho che la regolarità sfocata di questa sequenza di frasche; mi aiuterà a scandire i rintocchi che mancano al tempo che sta per scadere. Un anno, un giorno, un minuto e ciò che ora è, più non sarà.
Sull’altro versante dell’orizzonte dovrò per forza guardare.

“Abbastanza pessimistica e vagamente coercitiva, mia cara Rebi. In effetti, a parte quell’anima lieve nell’incipit che tanto sa di poesia, hai scritto un epitaffio al 2018 in stile mio, molto freeze. Continua a leggere

Baco cognitivo*

 

Mi chiedo: quando non riesco ad accettare l’evidenza delle cose posso attribuire la responsabilità ad una sorta di baco cognitivo del mio cervello?”
Dio mio Gian, le tue domande quadrate anche alle nove di domenica mattina?”
Rebi, sei tu che mi hai costretto ad uscire di casa con questa temperatura polare sotto un cielo grigio che vira al cupo. Per forza faccio pensieri quadrati.”
Siamo nel bel mezzo di un tratto di campagna, circondati dalla bellezza della natura, un briciolo di poesia, Gian, per favore.”
Eccola, mia cara.”
Cosa?”
La poesia. Guarda quella pozzanghera ghiacciata.”
La guardo, ma che ha?”
Ha diversi bachi cognitivi. Vedi tutte quelle bolle? Spezzano la linearità dell’insieme, sono sacche vuote mal programmate.”
E ti sembra un descrizione poetica la tua? Goditi il silenzio della campagna, lascia che l’aria pungente ti penetri nei polmoni e non pensare ai bachi. E poi perché “baco”?” Continua a leggere

Nel come cade una foglia*

Lo sai che vorticano in aria senza una traiettoria precisa?”
“Cosa?”
“Le foglie, Rebi. Guardale, soffermati a fissare quell’acero laggiù, vedi che ogni volta che una foglia si stacca da un ramo, insegue un’onda d’aria diversa prima di precipitare al suolo?”
“Vedo. È la parabola discendente che impone loro il vento, a seconda della direzione che prende e dell’intensità con cui spira, credo.”
“Le foglie non hanno alcun potere di decidere come sarà la fine della loro storia. Non sanno quando arriverà il momento del distacco, non possono opporsi all’abbandono, né in qualche modo ribellarsi. Devono accettare tutto così, passivamente: il distacco, la parabola discendente, il casuale approdo sul terreno.” Continua a leggere

Nel come girano le cose*


Tutto sta nel come girano le cose. Se un giorno sembrano negative è solo perché il sole è sorto male, ha dato una spintone alla luna e tutte le costellazioni si sono scardinate. Mica è colpa tua, Gian, se il cielo oggi ruota al contrario.”
Tu sei fuori di testa, Rebi. È la terra che gira, non il cielo.”
Appunto! Ribalta gli schemi!”
Ok, sei fuori di testa all’ennesima potenza.”
No, guarda che è vero, se pensi che le cose vadano male per colpa tua non ne vieni più fuori. Sposta il pensiero su una banda collaterale, attribuisci un significato diverso alle cose fai, incardina ogni pezzo di giornata in uno schema speculare al tuo solito modo di ragionare. Non è così difficile, fidati di me.”
Parli come uno di quei libri che ti insegnano a meditare, a ritrovare te stesso nel silenzio, ad estraniarti dalla quotidianità. Che è, sei diventata una guru?”
Chi, io? Ma figurati! Ho solo imparato a farmi scivolare sopra le negatività, ho trovato un modo tutto mio di fare auto-terapia. Funziona, sai?” Continua a leggere

A caso, di nuovo

Avvicinarsi incautamente, come se il giallo che inonda
fosse bagliore di passaggio e non spettacolo immanente.
Provare anche a ricordare, non per indugio, ma per evolvere,
nell’incrollabile fierezza di chi pretende di sapere.

Cullarsi stretti in quel varco dove rude e delicato han confini troppo vacui,
dove incrollabile è la pervicacia di capirsi fino in fondo.

Aggrapparsi ad un dirupo che nel profondo ha un’onda curva
quasi quanto l’altalena degli umori che traboccano.
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Di certo non vicino a te

Sai cosa vuol dire promettere quegli impegni che si prendono perché ci si crede quei patti che mai ti sogneresti di spezzare perché chi hai davanti è il tuo universo e non ti sfiora nemmeno l’idea di poter ferire chi ti ha salvato dall’opacità delle giornate inutili da un’esistenza pallida a passare il tempo a dire e fare ciò che ci si aspettava da te ma di cosa volevi tu nessuno si interessava se non lei a cui hai promesso di non sparire mai perché ti sembrava di aver scoperto finalmente il mondo e per la prima volta in vita tua aver qualcosa di bello a cui pensare giorno e notte in ogni istante con la certezza di essere in due e non avere dubbi che la volevi sempre nel sottofondo continuo della sua presenza a dare corpo ai desideri così accogliente e profumata così morbida e sicura allora guardami negli occhi a pochi centimetri di distanza che è così che voglio pensarti quando non ci sei che è così che ti ho dentro anche quando sei qui e ti faccio le sorprese che non ti aspetti le tocco con le dita e mi ci aggrappo Continua a leggere

Pianeti

Le sfere son braccia che avvolgono, evanescenza che evapora in assenza di attriti. All’interno protezioni emotive ammorbidiscono gli sguardi, rendono lievi le distanze.
È sulle certezze che si atterra.

I cubi son fatti di spigoli, han superfici lisce e bordi taglienti che solo a sfiorarsi ci si ferisce. Fa freddo come il ghiaccio a stare lí dentro, il freddo di quando si é soli e le distanze aumentano. Continua a leggere

Se le credo, passerà. **

Non pensare che questo colare sia superfluo, non credere che il suo attaccarsi alle pareti sia un semplice incancrenirsi, per colpirti, per invaderti, per ammorbarti.
Non è un pulsare inutile, non un ingombro vano, ma un transitare necessario, credimi.
Lavare via la lordura della colpa che ti invade è fatica, sai.
La densità fa parte del gioco, il sentirla vischiosa è viatico imprescindibile.

Quel che senti ha origini lontane,
nasce quando nasce l’uomo,
muore solo se te ne liberi. Continua a leggere

È tutto sotto controllo*

Ha un suono stridulo mentre viene giù, colla liquida che attacca le pareti dall’interno, inquietudine strisciante che non ha meta, né origine.

Scandisce il ritmo mentre viene giù, cacofonia da intonare a voce bassa per far scorrere i minuti. Si intestardisce senza sosta, trepidazione ingombrante che ogni cosa invade, persino il buio e se ne impossessa. Continua a leggere

L’inganno

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Lenta scivola via la patina che sopra si è depositata.
Non è polvere, né rugiada, bensì rivelazione.
Sotto lo strato di parole incaute c’è un abisso che spaventa, una zona d’ombra dolorosa che aveva sempre sospettato, di certo temuto. Allora lei trova il coraggio di alzare il velo per scoprire del tutto cosa si nasconde sotto: l’inganno.

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Il dentro è fuori

Sole ha poco più di sei anni. Nel suo mondo fatto di fantasie ad occhi aperti, le cose che immagina e quelle che vive indissolubilmente si intrecciano. Fatica a distinguere il vero dal falso, il tattile si mescola con le percezioni, solidità ed evanescenza hanno un unico significato.

Nella sua splendida testolina tutto meravigliosamente si confonde. Continua a leggere

Rossa è la scia **

Clelia è in cucina. Seduta su uno sgabello osserva la fissità della canicola oltre il vetro della finestra, i colori accesi, l’aria che non si muove, col caldo che fa. C’è troppo silenzio in casa, Clelia non avverte presenze, non un rimbombo, non un fruscio.  Eppure Clelia sa di non essere sola, è certa che Dante sia andato a chiudersi in bagno. Clelia sa che Dante ha bisogno di ritagliarsi momenti solo suoi, che quando è al limite della sopportazione deve trovare rifugio in un ambiente chiuso, lontano da lei. Clelia sa che c’è qualcosa che non funziona più fra di loro, qualcosa di irrimediabile. Clelia sa tutto, impossibile nascondere ciò che è visibile agli occhi. Continua a leggere

Le fronde mosse dal vento di maestrale

Mi sveglio poco prima che sorga il sole e trascorro intere giornate a guardare gli arbusti, gli alberi, le fronde mosse dal vento di maestrale. Osservo le tinte decise, le sterpaglie, la polvere che si alza dagli sterrati, la nebbiolina di salmastro che impregna l’aria nei giorni di tempesta. Su queste dolci pendici i colori sono caldi e maturi, i campi incolti hanno le sfumature del miele, le piante e i roveti sono zucchero caramellato. Continua a leggere

Sagoma ossessiva

Nora mi hai chiamata e dal giorno in cui sono nata vivo la vita barcollando, in cerca di qualcosa che mi rassicuri. Nel mio incessante vagare spunti sempre fuori tu, Rosalba, con tutte le ambivalenze che ti porti dietro.
Doppia nel nome, ambigua nei comportamenti, sfuggente negli affetti.
Ogni tua mancanza ricade su di me.
Nella mia agitazione notturna, col chiarore artificiale dei lampioni che filtra dalle persiane, il tuo ricordo sfocato si fa effigie tangibile davanti ai miei occhi. Ti vedo ingombrante, sagoma ossessiva nel mio presente, simulacro di ogni mia insicurezza. Continua a leggere

Non riesco a darle un nome, ma so a che punto è la sua vita.

Lei

Il calendario dice aprile, ma il cielo è quello di novembre.
Lei
è ferma davanti ad una vetrina illuminata. Intorno un gran via vai di persone anima il centro storico. Il rumore dei passi sul marciapiede la disturba, lo capisco. Fissa gli stessi libri che sto osservando io, ma si vede che Lei non li sta guardando, sta solo cercando qualcosa di statico su cui fermare lo sguardo, qualcosa che le consenta di non pensare. O di concentrarsi meglio, non so. Vorrebbe essere sola e starsene in silenzio, è facile intuirlo. Sta facendo buio, tutto dietro di noi si muove, solo io e Lei rimaniamo immobili in questa banale scena di frenesia metropolitana.
Continua a leggere

Nelle crepe del suolo, le mie distrazioni

Sagome sottili su cui lo sguardo si sofferma.
Seguirne i profili lo aiuta a non pensare.
Son le mie utili distrazioni, ripete Luca a bassa voce mentre fermo, lungo la strada, inchioda lo sguardo a terra. Una porzione da isolare: la parte bianca è opaca, latte cagliato che si addensa nei confini; quella grigia è nitida, coacervo di fessure affastellate alla rinfusa. Continua a leggere

A caso, ancora (**)

Osservare distrattamente, come se di scenari rassicuranti ce ne fossero in abbondanza da non doverli fissare per paura di perderli.
Provare anche a sorvolare, non lucidamente, ma con spavalderia, nell’assurda persuasione che lo spazio sia tangibile e non volatile immaginazione.
Cullarsi nella leggerezza, quella che ti tira per le braccia e ti impone di seguirla, lei che ti prende per mano e ti conduce dove vuole. Continua a leggere

Se sei africano

Se sei africano e arrivi in Italia su un barcone, se la tua vita è attraversare confini in clandestinità, se la tua pelle è nera e la gente ti scansa perché quel colore scuro non lo tollera, allora puoi avere un nome qualsiasi, che sia Nangili, Walasma o Hamidi, non fa alcuna differenza. Il tuo destino è essere in balia degli altri, della benevolenza di chi ti vuole accogliere o della crudeltà di chi ti respinge. Continua a leggere

Se sei Edda

Le hanno dato un nome antico, non da ragazza, un vocabolo breve di sole quattro lettere e due “d” così dure nel mezzo da non lasciare spiraglio alla dolcezza.
Edda, un nome che non ha musica né grazia, pare una pietra poggiata per terra a fermare carte scritte a mano che nessuno legge più. Un appellativo da donna fatta e finita che non si addice ai suoi sedici anni, né ai suoi lunghi capelli. Continua a leggere

Da quassù***

Non mi sarei dovuto fidare. Il coordinatore aveva ragione, troppo rischioso lasciarli andare da soli. Avrei dovuto tenerli con me, ma Cecilia mi ha implorato, ha insistito lucidamente con la tenacia che la contraddistingue e Damiano, poi, ha tirato fuori quello sguardo sognante da bambino che desidera un regalo.
Non ho saputo dire di no. Per poterli tenere d’occhio con un solo sguardo avrei dovuto costringerli a fare il medesimo percorso. E invece li ho lasciati liberi, lei è scesa in golena, lui si è inerpicato sull’argine. Continua a leggere

Sull’argine**

Incerto cammina sul bordo del fiume, in una mano un bastone, nell’altra parole.
Quel ceppo di legno, così smilzo e allungato, gli serve a scalfire la punta del suolo.
Le frasi che agguanta, senza fare rumore, alle foglie si mescolano e il disordine sale.

Fra il sopra e il sotto è una gran confusione,
dove finiscono i rami, dove inizia l’inganno?
Ha la vista annebbiata da una notte senz’anima,
il riflesso nell’acqua è una fine invitante.
Continua a leggere

Ciò che non è

Niente di tangibile.

La concretezza è ciò che tocchi con mano, non le scie di ricordi che ti porti dietro, quelle son fatte per i nostalgici che temono il presente.

“Non sei capace di astrarre”.
Questa è l’accusa. Ma astrarre vuol dire farsi bastare ciò che non è, accontentarsi dell’evanescenza; significa togliere, ogni giorno un pezzo, per ridurre all’osso il senso di questi anni, gli investimenti fatti, il tempo trascorso. Continua a leggere

Un solo istante

Un solo istante.

Me l’hai chiesto tu, per voltarti indietro e soppesare; forse per coprire, con l’interezza di uno sguardo, i pavimenti e le pareti, i lunghi anni e i sentimenti. Un solo istante per fissare, nei tuoi occhi felini, la sicurezza miope di una casa senza polvere. E’ negli angoli bui che ti ritrovi, donna senza fede, che di incoerenze non ne hai. Continua a leggere

La parte meno esposta

S: “Sai quando le cose vanno esattamente al contrario di come le immaginavi?”
F: “Mi è capitato, sì.”

S: “Talmente speculari al tuo volere che quasi ci speravi. Così distanti dal destino in cui credevi che quasi non senti dolore, come se la parte meno esposta di te lo sapesse fin dall’inizio.”
F: “La parte meno esposta?” Continua a leggere