Eccomi

Arrivarci in fondo: al matrimonio in crisi di Julia e Jacob, a una famiglia che si decompone, all’ebraismo americano di questo libro gravoso.

Fatico a reggere romanzi così, quelli in cui ogni frase è paradigma, in cui ogni pagina racchiude le verità dell’universo, in cui i dialoghi fra adulti sono cristallini distillati di introspezione e in cui gli scambi di parole fra bambini sono rivelazioni cosmiche del mondo che verrà. Fatico a reggere un romanzo che si autoproclama normale dove la normalità manca del tutto, dove anche gli episodi semplici e banali della vita famigliare assurgono ad archetipo, in ogni riga.

Fatico a reggere una narrazione in cui le antitesi, le assonanze, gli accostamenti azzardati sono talmente ricercati, sovrabbondanti, onnipresenti, da risultare forzati. Non reggo un romanzo denso di sé stesso, dove l’autocompiacimento di chi scrive affiora ovunque e dove la ricerca spasmodica di decantare verità prevarica fastidiosamente la trama.

Sono controcorrente, lo so, Safran Foer è fra gli scrittori contemporanei più osannati dalla critica mondiale. Scrive bene, scrive tanto, ma come si fa a riempire 660 pagine con continue e ripetute sovrastrutture per spiegare sempre e solo la stessa identica struttura?

Eccomi: arrivarci in fondo, per me, una liberazione.

“Quando mi chiedono come sto, mi ritrovo a dire: “E’ una fase di passaggio”. Tutto è transizione, turbolenza verso la destinazione. Ma lo dico da così tanto tempo che probabilmente dovrei accettare che il resto della mia vita sarà un lungo passaggio: un clessidra senza i bulbi. Solo la strettoia.”

15 pensieri su “Eccomi

  1. le esperienze con i suoi romanzi precedenti sono contrastanti: ha idee eccellenti (non a caso ne hanno tratto due film stupendi), ma ha un modo di scrivere dispersivo, meticoloso, che mi fa pensare che abbia sbagliato mestiere, avrebbe dovuto fare il soggettista-sceneggiatore per il cinema 🙂

  2. Sono arrivato a un terzo del romanzo e devo dire che per ora non mi dispiace ( chi l’avrebbe detto!). L’unica cosa che mi sconcerta sono i dialoghi coi figli, possibile che questi abbiano una dialettica così sviluppata? Hanno 11 e 13 anni, discutono coi genitori come ventenni, o mi sbaglio?
    ml

    • Non ti sbagli ml! E’ uno dei “problemi” più lampanti del romanzo, problema che non è circoscritto ai dialoghi, ma si estende ben oltre. Non ti anticipo nulla se ti dico che troverai un livello di introspezione ed una capacità di autoanalisi decisamente troppo sofisticata per dei bambini/ragazzini. Mi sono chiesta: ma come è possibile che ragionino e parlino come un testo universitario di psicologia? La risposta che mi sono data è che tutto deve essere paradigma, tutto deve essere rivelazione e dogma in questo romanzo, anche a scapito della verosimiglianza con la realtà. Altre risposte non ne ho trovate.

  3. Eccomi, finito. concordo con te, che si tratti di bambini o di discorsi tra adulti i dialoghi sono troppo “perfetti”, tutti con la medesima patina d’oro. Che si stiano lavando i denti, che parlino col figlio mediano dell’incontinenza del cane, che siano in un momento tragico o in uno futile, le parole, in bocca a chiunque di loro, sono sempre quelle per i posteri o quando più leggere sono la battuta perfetta per il pubblico. La trama però è notevole e anche l’invenzione dei personaggi, sia i protagonisti che le figure minori.
    insomma, mi aspetto che come per gli altri suoi libri ne facciano un buon film 🙂
    ml

    • Ah eccoti ml! Non sono l’unica, quindi, a pensarla in questo modo e meno male perché mi sembrava così smaccatamente evidente questo continuo esibire le verità rivelate che stavo iniziando a pormi domande sulle mie capacità critiche, visto che è un romanzo osannato ovunque, comunque, acriticamente. Concordo con te sull’invenzione dei personaggi, tutti ben caratterizzati, tutti riusciti, cane compreso. Sulla trama, invece, non concordo. C’è una sola idea attorno cui tutto ruota, l’evoluzione è lenta ed egocentrica, il finale mesto. Dici che i film sono mirabili, li vorrei vedere, spero presto.
      Ps: io mi accontento del podio di oggi, due gradini vanno bene, tu che dici? 😉

  4. dico (innanzitutto) che mi fa paura la tua determinazione: avevi detto che non avresti per scaramanzia post sui GP e stai mantenendo la parola nonostante il sicuro prurito alle dita 🙂
    podio perfetto su un circuito sfavorevole e un kimi finalmente all’altezza (ieri l’ho visto meglio di vettel, nonostante il terzo posto)
    un sorriso
    ml

    • Non ne scriverò fino all’ultimo GP, l’ho promesso e lo farò. Però qualche commento qua e là me lo lascio scappare, almeno con te. Sì, Kimi ieri era quello dei tempi migliori, mi faceva venire in mente il 2007.
      Un sorriso a te e forza rosse!

  5. Pingback: Dolore | righeorizzontali

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