A sud del confine, a ovest del sole

A sud del confine

Mi veniva da storcere il naso mentre lo leggevo, devo aver fatto diverse smorfie con la bocca, di quelle dubbiose che mi vengono spontanee quando le righe che scorrono sotto i miei occhi non mi convincono del tutto. Ho aggrottato le sopracciglia in diversi passaggi, come a rimarcare le mie perplessità; eppure leggevo, non mi fermavo, ci sono arrivata in fondo senza nemmeno accorgermene perché le pagine di Murakami scorrono via, veloci, senza fronzoli né orpelli.

E’ una storia banale quella di A sud del confine, a ovest del sole: un amore nato sui banchi di scuola e mai dimenticato, un amore non vissuto che ripiomba nelle vite adulte e le sconvolge.

Niente di originale nella storia di Hajime e Shimamoto, niente di particolarmente avvincente, solo un vago alone di mistero che non si svelerà, inutile sperarci. Però c’è un finale, una chiusura comprensibile, un senso compiuto. Poco rimane da immaginare per gli adepti di Murakami che adorano l’immaginifico: di mondi ce n’è uno solo ed è quello reale, dove le cose hanno un inizio ed una fine, dove ciò che si realizza è solo la vita vera. I contorni sono definiti, tutto è concreto e tangibile, i sogni non trovano spazio.

Il titolo è la parte più bella del romanzo, fa pensare ad un luogo che non esiste, talmente è evocativo. Forse vale il romanzo, o forse no. Io penso che ne valga la pena, comunque.

Quando ci penso, mi rendo conto che viviamo in un numero veramente limitato di possibilità.

 

 

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5 pensieri su “A sud del confine, a ovest del sole

  1. dopo 1Q84 non ho letto altro Murakami, troppo deluso da trama e stile troppo distanti da me. ma francamente non mi interessa se il romanzo è bello o brutto, quello che mi ha colpito del post è altro: trovo una gradevole continuità tra quello che tu consideri l’essenza del libro (viviamo in un numero davvero limitato di possibilità) e il succo dei quattro tuoi racconti (quelli recenti su costante, glenda, ramona ed ennio). Mi piacerebbe sapere se è nato prima l’uovo o la gallina, cioè se li hai scritti sull’onda emotiva della lettura del giapponese, o se al contrario hai letto Murakami suggestionata dalla concezione del caso benevolo che avevi espresso nei racconti.
    ciao, ml

    • Murakami è così, o lo odi o lo ami, vie di mezzo non ce ne sono. In realtà, caro Massimo, non c’è alcun legame fra i quattro racconti e Murakami, o almeno, non c’è alcun legame consapevole o razionale. Per me l’ispirazione è qualcosa di inspiegabile, che arriva di notte, mi sveglia verso le tre del mattino con idee, frasi, frammenti da prendere al volo. I quattro racconti sono nati così, pensieri notturni fra loro concatenati. Il caso, poi, che io chiamo sorte o destino, è ciò che nella mia concezione di vita fa girare il mondo. Penso che le cose semplicemente capitino, a volte in modo benevolo, a volte no. Grazie per questo tuo commento attento ed interessato. Mi fa molto piacere. Sono contenta di averti fra le mie righe. Stefania

  2. Dopo questo tuo post, come posso non prenderlo? 😉 Ti farò sapere…
    Sono un po’ “arenata” con la lettura 😦 ahimè! Sto portando avanti un progetto che mi sta prendendo tanto tempo! Se ne hai voglia te ne parlerò in privato! Contattami via mail!

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