Vent’anni senza Ayrton

Mi dicono che sia una specie di cimelio, uno di quei pezzi rari il cui valore è destinato a crescere nel tempo. Quanto valga non m’importa, lo conservo fra le cose preziose a cui attribuisco il valore inestimabile del ricordo.

Se fossi il direttore di una rivista sportiva e dovessi comporre oggi la copertina che annuncia la morte di Ayrton Senna, chiamerei il grafico e gli direi di farla proprio così, come quella di vent’anni fa, con il fondo nero del lutto, la scritta scarlatta bordata di bianco, lo shock accennato con quel tratto sbieco di giallo.
La farei identica, anche se oggi, con i mezzi grafici a disposizione, potrei fare qualcosa di più moderno. Perché anche a distanza di vent’anni sono quelli i colori che di Ayrton raccontano tutto.

Nel nero c’è l’assenza inaccettabile che ha lasciato sui circuiti e nei box di tutto il mondo, quel vuoto pesante di carisma e magnetismo che nessuno è più riuscito a colmare.
Nel rosso c’è il suo sangue, sceso copioso sull’asfalto del Tamburello fra i detriti della Williams incriminata, le cannule e le pinze dei soccorritori, sotto il sole di una Imola ipnotizzata dal rumore delle pale dell’elicottero che ha fatto volare Ayrton nel cielo, per sempre.
In quel bianco discreto c’è la luce che Ayrton emanava silenziosamente, dall’alto della sua forza interiore che sapeva comunicare senza bisogno di parole, anche a chi non lo conosceva, anche a chi di Formula 1 non si interessava.
Nel giallo c’è l’energia carioca, l’abbraccio di un popolo che con Ayrton ha perso un simbolo, ha consacrato un idolo, che senza di lui ha smarrito persino la speranza.

Vent’anni senza Ayrton fanno male, inutile fingere che non sia così.

https://righeorizzontali.wordpress.com/2013/05/01/1-maggio-1994/

E' morto Senna