Le tue parole fanno male

Bisognerebbe essere capaci di trattenere le parole che fanno male.
Bisognerebbe celarle persino ai pensieri, respingerle, rinnegarle prima di proferirle.
Bisognerebbe farle uscire dalla porta di servizio, fingere di non averle fatte entrare, bruciarle nel camino prima ancora di vederle nascere.

Nello sfogo paiono catartiche, alleggeriscono, persino galvanizzano.
Nel placarsi della veemenza diventano catene, massi voluminosi inamovibili, macerie per gli affetti.

Una ballata languida accompagna Le tue parole fanno male di Cesare Cremonini.

le tue parole sono mine,
le sento esplodere in cortile,
al posto delle margherite,
ci sono cariche esplosive

 

Questo linfonodo

“Cosa ci dice questo linfonodo?”

“……” la replica di chi è dall’altro capo del telefono non è udibile.

“Non divagare Marco” esclama irritata “questo linfonodo ci dice chiaramente che ha un cancro, un cancro schifoso! Fatemi trovare la cartella aggiornata e completa, domani torno. Voglio formulare io la diagnosi, voglio parlare io con la paziente, la conosco da anni, devo farlo io, devo farlo per lei.”

Tronca la conversazione senza nemmeno salutare, chiude gli occhi e, dopo un lungo respiro, sottovoce aggiunge: “e per me”.

Avanza su una lunga passerella ondeggiante e nel punto di snodo fra un ponticello e un altro, si china, allungando il braccio destro verso il mare. Infila, sicura, la mano nuda in un piccolo anfratto fra le rocce giallastre ed estrae un lungo pezzo di carta ripiegato. Lo apre, lo legge, lo posa sul petto premendolo forte.

Mestamente annuisce e se ne va.

Forse pensava di essere sola su quella passerella di legno e metallo che collega il porticciolo alla spiaggia.
Forse pensava che nessuno la ascoltasse, che nessuno notasse la sua giovane età, la sua bellezza spudorata, l’eleganza innata delle sue movenze.
O, forse, non le importava affatto di essere udita e osservata.

Io, comunque, ero lì, a pochi passi, intenta a fotografare sassi in riva al mare. Ho udito, ho osservato e ho subito capito cosa non mi avrebbe più lasciato di quella scena.
Non il pensiero della paziente che riceverà la notizia nefasta, non la curiosità di leggere le parole scritte sul biglietto nascosto nella roccia, non la forza, la determinazione ed il coraggio di un giovane medico.
Piuttosto la rabbia, la collera ringhiosa di una donna impotente di fronte al male.

passerella