Quattro etti d’amore, grazie

quattro etti

“Le cose normali della vita.”
E’ la risposta che ho dato a chi mi ha chiesto: “Cosa c’è in questo libro?”

E’ talmente capace Chiara Gamberale di raccontare le cose normali della vita da saperle trasformare in straordinarie rivelazioni. E il bello è che per narrarle non ha bisogno di artifici, non cerca effetti, non escogita magie. Sa rendere speciale la normalità vissuta, ne scova le insenature introvabili cercando di liberarne le ali più profonde.

Non è ossequiosa delle regole della grammatica la Gamberale, non è un’ortodossa della lingua italiana classica. Le piacciono i periodi spezzati, le frasi brevi e ripetitive. Quando vuole dare vigore a un concetto o esaltare un’immagine, lo fa con la forma più che con la sostanza, scomponendo pensieri brevi in frasi mozzate e replicate. E le riesce così bene che mentre la si legge si inizia a pensare così, con quei frammenti cadenzati che regolano il ritmo delle riflessioni.

In Erica e Tea, la mamma lavoratrice e l’attrice infelice protagoniste di Quattro etti d’amore, grazie, è racchiuso l’universo di noi donne contemporanee. I nostri lati sognanti e quelli concreti, le paure e le verità, l’istinto famigliare ed il sano anelito di libertà.

In quattro etti d’amore ci sta la felicità, la ricerca di un benessere durevole o, più realisticamente, di un morbido equilibrio.

…per tutte le maledette esistenze che potrebbero farci felici, se non fossimo sempre alle prese con la nostra.

quattro etti

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