Poesie erotiche

Amica, non morire.
Ascolta queste parole che mi escono brucianti,
e che nessuno direbbe se non lo facessi io.

Si vergognava Pablo Neruda di aver scritto versi erotici in una forma per lui embrionale e piena di debolezze. Era così imbarazzato dalle sue poesie giovanili, acerbe e sperimentali, da attendere molti anni prima di trovare il coraggio di pubblicarle. Scritte nel 1923, quando Neruda aveva solo diciannove anni, vennero date alle stampe dieci anni dopo.

Le ho lette, rilette, recitate ad alta voce e mi sono chiesta cosa mai avesse da vergognarsi Neruda. Sono versi palpitanti, bramosi, incoscienti. Frasi sgorgate nell’ardore di un amore sconsiderato. Parole penetranti inondate di fuoco e luce.

Una poetica seducente e vorticosa, da dedicare a chi si ama, in una notte buia.

Amica, non morire.
Io sono colui che ti aspetta nella notte stellata.
Colui che sotto il sole insanguinato del tramonto
ti aspetta.

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