Per un’ora d’amore

Uscita dal tunnel di Nuvola numero nove, faccio zapping sull’iPod in cerca di qualcosa di vecchio da ascoltare. Mi succede sempre così: dopo aver riprodotto e cantato un nuovo album al limite dello sfinimento, vado a ripescare nel passato, anche remoto, sonorità più datate. Il motivo mi è ignoto.

Navigo fra le vecchie playlist e mi fermo qui, nel punto in cui l’alternative rock incontra la voce di un angelo, sulle note flebili ed elettriche con cui i Subsonica, band d’avanguardia anni novanta, rivisitano una canzone dei Matia Bazar, gruppo leggendario degli anni settanta.

Ascoltare oggi Per un’ora d’amore è forse anacronistico. Siamo in un secolo nuovo, le nostalgie e i sentimentalismi dovremmo imparare a lasciarceli alle spalle. Se poi la nostalgia è incarnata da un mix atipico di epoche musicali diverse, il dolo potrebbe essere doppio.

Ma non sembra anche a voi che ascoltare la voce celestiale di Antonella Ruggiero sia un’esperienza senza tempo?

Vocalizzi da sirena, acuti di cristallo, vibrazioni perfette.

Spia polacca

Non c’è niente da fare. Da quando ho iniziato ad ascoltare Nuvola Numero Nove di Samuele Bersani, non riesco a togliermi dalla testa la Spia polacca. Non tanto perché la canticchio in continuazione, ma soprattutto perché un personaggio immaginifico così affascinante e spietato non lo incontravo dai tempi delle fiabe.

Con quell’aria da spia polacca
non ho ancora capito chi sei
Quante maschere o trappole hai sotto la faccia
per difendere i tuoi occhi dai miei

Che si tratti di una donna in carne ed ossa ho qualche dubbio. Sarà la mia predilezione per i labirinti della psiche, sarà che più di tutto mi attira la follia, per me la spia polacca è qualcosa di immateriale, un male subdolo, un circuito mentale che si autoalimenta.

La immagino bellissima questa traditrice venuta dall’est, come un fantasma leggiadro che ondeggia senza scia, come una sirena che si trasforma in un’erinni, come una strega che sa mostrarsi principessa. Una musa tentatrice che diventa una dannazione. La Spia polacca è droga, è dipendenza, è quell’illusione di stare bene che maschera la realtà di un abisso incontrollabile.

Ci vuole talento a scrivere una canzone così, semplice all’apparenza, enigmatica ed interpretabile nella sostanza.

D’altra parte, lo sostengo da anni che Samuele è l’Eugenio Montale dei giorni nostri, l’ermetismo fatto musica, il maestro dei registri interpretativi.

Come uno spettatore pagante ho assistito alla tua recita.
Riconosco il talento, la vocazione per lo show e la stoffa da teatrante.
La migliore dei giuda che ho visto in palcoscenico.
Sei perfetta per quella parte
.