Nel tempio di Spa

Mentre aspetto che inizi il Gran premio, nel fare ordine sulla scrivania, riaffiorano parole curiose. Proprio nel giorno di Spa mi trovo fra le mani un quotidiano risalente a qualche mese fa: in primo piano il viso sorridente di Fernando Alonso con a fianco la scritta: “Vogliamo mettere fine al dominio delle Red Bull”.
Bizzarra la coincidenza di aver ritrovato questa pagina profetica proprio oggi, che la Red Bull di Ricciardo ha frenato il dominio delle Mercedes, conquistando meritatamente il Gran premio del Belgio.

Ho pensato a come cambiano le prospettive e in quanto poco tempo. Così nello sport, come nella vita.

Se dallo schermo televisivo si potessero apprezzare meglio le pendenze del circuito di Spa, se in una sorta di ripresa sezionale si potessero cogliere le salite e le discese e i curvoni scoscesi a velocità folli, si capirebbe quanto è spalancato, ostico e aggressivo questo circuito, da sempre considerato il tempio della F1, oggi ribattezzato l’università dei piloti.

Che nella foresta di Spa non piova è quasi impossibile, ma oggi, nel giorno delle regole sovvertite e delle gare dentro le gare, la luce filtrata dalle nubi innocue della Vallonia ha illuminato alcune, pesanti, verità.
La rivalità pericolosa fra i due piloti Mercedes che ha tolto a Nico Rosberg la vittoria e a Lewis Hamilton, forse, la tuta argentata; il quasi minuto di distacco che Daniel Ricciardo ha rifilato al compagno di scuderia quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel; la fatica inutile di Kimi e Fernando che in Bottas e Magnussen hanno trovato rivali insuperabili.

Non c’è amarezza in queste verità, solo disincantata rassegnazione.
E Monza si avvicina.

Dominio

1089, un nuovo rombo all’Albert Park

Se scrivo finalmente forse qualcuno penserà che sono banale, se sostengo che il conto alla rovescia è stato interminabile magari qualcuno immaginerà che sono una fanatica. Se però dico che quando riparte il mondiale mi sento a casa, sono certa che qualcuno capirà. Non è solo una questione di passione per uno sport, è qualcosa che somiglia al rincontrare un mondo che si conosce, abbandonato fra le nebbie di novembre per poi ritrovarlo, rassicurante, ogni marzo quando il sole si sveglia presto e il prunus in giardino è appena fiorito.

I canguri bianchi della Qantas, che dalle insegne pubblicitarie sembrano atterrare sul circuito dell’Albert Park, dicono tutto di questa Melbourne, metropoli dinamica di cui ho già scritto in altri post sportivi, come quello di un anno fa che aveva a che fare con le certezze della vita. (https://righeorizzontali.wordpress.com/2013/03/17/lalbert-park-e-le-certezze-della-vita/)

Da settimane si leggono notizie allarmanti su questo mondiale dei grandi cambiamenti, della rivoluzione, delle regole scombinate. Numeri su numeri: 40 chilometri di cavi che scorrono dentro ad ogni abitacolo, 12 punti di patente a scalare per i piloti che commettono gravi infrazioni, 50 kg di benzina in meno per terminare il Gp di Australia, il ritorno del motore turbo dopo 26 anni di assenza dalle monoposto di F1.

Ha un suono diverso il turbo V6, è un rombo più sordo, non amplificato, privo del fascino atmosferico dei vecchi propulsori. C’è da farci l’abitudine a questo rimbombo soffocato, a questo ruvido borbottio, burbero e caparbio.

La classifica del Gp di oggi ha di bello che Daniel Ricciardo da Perth, nuovo acquisto della Red Bull, è salito sul secondo gradino del podio, per la gioia di tutti gli australiani e dell’ex Mark Webber. E che un esordiente, il danese Kevin Magnussen, è arrivato terzo. Qualcosa sta cambiando, c’è aria di novità.

Le Ferrari si sono difese come hanno potuto, ma non importa. E’ troppo presto per pensare alla classifica, troppo presto fare bilanci, ora è il momento di pensare ad un solo numero: 1089.

Penso che mi aspettano altri 1089 giri intorno al mondo e mi sento a casa.

Le sette del mattino, silenzio intorno. E’ da Melbourne che tutto ricomincia.

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