Quando Dio ballava il tango

L’ho tenuto sul comodino per qualche mese. C’era sempre un altro libro che gli passava davanti, un altro racconto che avevo voglia di leggere prima di prendere in mano Quando Dio ballava il tango di Laura Pariani.

Non potevo immaginare che dietro quella copertina un po’ retrò da cinema muto anni venti si celasse un magnifico mosaico di voci. Sedici capitoli, sedici frammenti di un secolo, sedici donne unite da legami di sangue o di sorte, sedici racconti che si librano nel tempo.

Leggendo queste storie femminili di immigrazione italiana in Argentina ho pensato spesso al verbo dipanare: Regalada, Eloisa, Amabilina, Socorro, Provisoria e tutte le altre protagoniste di questi racconti snodano le loro vite in una sequenza, a tratti rivelata, a tratti segreta, di passioni, violenze, lutti, amori, maternità felici o sofferte. Il contesto cambia con il passare dei decenni: la miseria dei primi anni del novecento, il peronismo, la dittatura e i suoi desaparecidos, il tracollo finanziario.

E’ un libro ammaliante, scritto in un italiano armonioso in cui si innestano vocaboli spagnoli che nutrono di musicalità quel tango di Piazzolla che sta sul fondo di ogni riga.

Romanzo perfetto per chi ama le voci di donne, come Alessandra, l’amica che mi fece conoscere Rubén Gallego e che tanto mi ha parlato dei romanzi di Laura Pariani. Ne ho finalmente letto uno, gli altri arriveranno.

Guardando indietro, Corazón scopre di aver vissuto in un’intricata rete di parentele e lontananze, fatta di uomini sfuggiti al degrado dell’usura quotidiana costruendosi una doppia vita, e di rabbiose penelopi alle loro spalle.

Quando Dio ballava il tango