Che entri pure l’acqua

Che entri pureSe non fosse per la finestra aperta, tutt’intorno sarebbero confini.

Non ci sono pareti bianche, non c’è luce che scende dal soffitto, non c’è pavimento da calpestare. Trasparenti gli arredi, vuoti gli spazi che erano dei quadri.

C’è un cielo da guardare, la nebbiolina che dissolve con il rischiarare, le fronde in lontananza a sillabare un ritmo acerbo.
I suoni – l’udito si affina – sono gli esseri umani nelle case circostanti, è la natura incontenibile d’inizio estate, incauta nei mutamenti, inquieta nel suo fluire.

C’è il vento, soprattutto. Continua a leggere

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