By night

Una balena costellata di mille luci blu. Un circuito immerso nella notte del sud est asiatico. Uno spettacolo stellare. Il Gran premio di Singapore è puro fascino.

Nel 2008 guardai con scetticismo la prima gara notturna della storia della Formula 1. Da sempre refrattaria alle novità, ero piena di dubbi e titubanze. Inutili perplessità che svanirono ben presto, nell’arco di qualche lap. Lo scetticismo iniziale lasciò il posto al rapimento per una gara unica, sotto il cielo buio, by night.

Da allora, ogni anno quando è il turno di Singapore, so che non sto per guardare un Gran premio come gli altri. Sto per guardare uno show. Il contesto è scenografico, le riprese aeree emozionanti, l’atmosfera scintillante. Come un film americano dagli effetti speciali sorprendenti, come una di quelle visioni che ti fanno dire: “vorrei essere lì, vorrei esserci anch’io”.

Per i piloti è una gara impegnativa. Con le luci artificiali, i riflessi, gli inganni dei fasci luminosi, sfrecciare a trecento km orari sfiorando di una manciata di millimetri i lunghi guard rail che proteggono il tracciato, è altamente rischioso.
E’ un azzardo in più, c’è la loro vita in ballo.

Non so cosa faranno Fernando e Kimi. E per una volta me ne importa un po’ meno.
Mi godo la magia.

Singapore by night.

Singapore Formula One Grand Prix night race track

Il primo rombo del motore

Guardare un Gran Premio in televisione stando comodamente sdraiati sul divano è un’esperienza rassicurante. Perché un Gp in tele è come un telefilm avviluppato attorno alla stessa trama: la griglia di partenza con le interviste ai piloti e ai team manager, le pause pubblicitarie, le bandiere gialle  e  gli incidenti, i sorpassi e i pit stop, il podio con quello spreco di champagne che cola sulle tute dei vincitori. Riconosci i personaggi, ti ricordi cos’hanno fatto nella puntata precedente, ascolti le loro interviste, condividi o disapprovi le osservazioni dei commentatori. Insomma, guardare un Gp in televisione è una conferma che certe cose, nella vita, non cambiano mai.

Poi però, nell’aprile del 1995, ti capita di assistere al tuo primo Gran Premio dal vivo, ed è lì che capisci tutta la differenza che può fare il primo rombo del motore.

Lo avverti in sottofondo mentre parcheggi l’auto nella zona industriale di Imola e ti avvicini all’autodromo Enzo e Dino Ferrari. Da lontano l’impressione è la stessa della tv, un costante e monotono ronzio, ma più ti avvicini al circuito, più senti che qualcosa di potente sta entrando nel tuo stomaco.

La prima monoposto che ti passa davanti, non importa che sia una team leader o una squadra minore -per me fu la Minardi di Luca Badoer- ti percuote gli organi interni come un tamburo potentissimo posizionato esattamente al centro del ventre. E’ un’emozione incomparabile, non tanto per il frastuono greve e assordante, simile a quello delle casse di un concerto rock, ma perché lo scoppio del motore, soprattutto in fase di frenata, ti colpisce inaspettatamente, batte forte nella pancia, fa vibrare i polmoni, scuote i timpani nelle orecchie e accorcia persino il respiro.

Da quel momento in poi ti si apre un mondo nuovo fatto di auto che sfrecciano a pochi metri dai tuoi occhi e che non comprendi in quali posizioni si trovino, da un senso della gara che non riesci a cogliere, persino la durata temporale della competizione ti sembra assurdamente contratta. E’ tutto veloce, spiazzante, adrenalinico. La sensazione rassicurante del Gp visto alla tele non combacia con la realtà, sei immerso in una spirale di trepidazione che ti disorienta. Non capisci quel che stai vivendo, eppure ti piace moltissimo. Al secondo Gran Premio dal vivo ci capirai qualcosa in più, il rombo del motore ti colpirà con minor violenza, le emozioni saranno via via più attutite e ti ritroverai a pensare che il primo rombo del motore non si scorda mai.

Il Gp di San Marino del 1995 lo vinse Damon Hill e le due Ferrari salirono sul podio con Jean Alesi e Gerhard Berger. Luca Badoer si classificò all’ultimo posto, ma è stato il mio primo rombo del motore e per me è come se avesse vinto lui.