L’ultimo Interlagos

Non sopporto gli addii.

Preferisco le uscite di scena silenziose, quelle che te ne vai mentre gli altri non se ne accorgono e quando ti vengono a cercare, è già troppo tardi, non ci sei più.

Però capisco che se sei un pilota brasiliano che per otto anni ha vestito la tuta della Ferrari e corri il tuo ultimo Gran premio con la rossa proprio sulla pista di casa, non puoi sgattaiolartene via in silenzio. Ti porti dietro la famiglia, organizzi una grande festa per il team, ti colleghi via radio in diretta sky durante il giro di riscaldamento per raccontare a tutti i ferraristi quali sono le sensazioni che stai provando. Felipe Massa ringrazia così, commosso, tutti i suoi tifosi. Quelli che gli hanno perdonato di aver perso il mondiale 2008 per una manciata di curve, quelli che lo hanno aspettato dopo l’incidente, quelli che lo hanno sempre amato, nonostante i risultati.

Se, invece, sei un galantuomo australiano e ad Interlagos corri l’ultimo Gran premio della tua vita, il minimo che ti possa capitare è di trovarti tutti meccanici che, in tuo onore, indossano l’Akubra, il tipico cappello aussie, e di vederti arrivare Fernando, espansivo nel suo sangue spagnolo, che ti abbraccia come fossi un fratello. Mark Webber saluta la F1 salendo sul podio, con la dignità e l’orgoglio di chi ha sfidato la sfortuna, senza mai riuscire a vincerla. Di uno così, si sentirà la mancanza.

Marzo è lontano.
C’è tutto un inverno in mezzo.
Le domeniche buie, il freddo, la neve.

Melbourne, 16/03/2014.
Per quel che mi riguarda, il conto alla rovescia è già iniziato.

webber felipe

Pubblicità