Evelina ha cinque vite

evelina

Evelina ha cinque vite.

Gliel’ha detto la megera che si aggira per la spiaggia, forse attratta dai palmi all’insù che Evelina tiene aperti sulla rena nuda. A Evelina piace stare così, pronta a cogliere ogni bene che vien giù dal cielo: che sian gocce, che sia luce, che sia un alito di vento in una giornata corta. Non si muove Evelina, anche a costo di bagnarsi, anche a rischio di scottarsi, se ne sta lì, mollemente dischiusa a ciò che il cielo le riserva. Che sia luglio o dicembre, la sua posa è sempre quella: nel corpo supina, nella mente prona, indolente e volitiva, insieme. Continua a leggere

Follia *

 Follia

Teresa non ha ancora trent’anni e forse nemmeno lo sa.
Si aggira per le vie di Fabbrico avvolta da una nebbia densa anche nelle giornate di luce limpida. Nessuno conosce il suo vero nome, né quando sia nata, né se esista davvero. Sono io che la chiamo Teresa e che la immagino ragazza. Potrebbe chiamarsi Dirce o Antenore, Gisella o Clemente, avere vent’anni o cento, che nulla cambierebbe; sarebbe sempre una splendida pazza che incarna la follia di un paese perbene. Continua a leggere

L’estranea

Di pagine ne ha trecento e le prime centocinquanta bisognerebbe saltarle. La lentezza è esasperante, i pochi personaggi sono privi di interesse, la trama non c’è. L’estranea è una vera sfida: insistere nella lettura o riporlo nella libreria insieme ai libri indigesti?

Non mi va di rinunciare a McGrath, mi piace la sua prosa, asciutta e pulita, e so che, se vuole, è capace di imprigionare il lettore.

Resisto, proseguo e infatti, quando le pagine racchiuse nella mano sinistra iniziano ad essere più di quelle che stringo con la mano destra, repentinamente e senza preavviso, spunta il Patrick McGrath che ricordavo, lo scrittore inglese di Follia, la penna capace di tradurre in romanzi le complicate vicende della psiche malata.

Ritrovato lo scrittore che conoscevo, la seconda parte del libro si polverizza fra le mie mani.

Gli ingredienti di McGrath ci sono tutti: l’insania, le morti violente, i legami famigliari sbagliati, la voce narrante che legge se stessa interpretandosi. E poi, come sempre, compaiono tutte le forme dell’amore malato: quello patologico, quello vendicativo, quello incondizionato, quello che si illude di poter sconfiggere il male.

Non c’è rimedio possibile quando la mente ondeggia in stanze buie, non c’è amore salvifico quando l’autodistruzione prevale sulla ragione.
Non è un libro che consiglio a tutti, è un romanzo delle cose irrimediabili, bisogna esserci portati.

Gennaio sta finendo, il tempo è lugubre, come una sirena sento risuonare il seducente richiamo di Murakami….

L’inconscio di Costance era una cantina umida e muffosa che ospitava vari archetipi punitivi.

L'estranea

La zona cieca

Se è vero che gli opposti si attraggono, che le anime fra loro distanti si compensano, che quando si è diversi ci si incastra alla perfezione, cosa accade quando a provare attrazione sono due personalità convergenti, egualmente disturbate?

Succede che l’incontro di sofferenze endemiche genera nuove sofferenze, ulteriori percorsi di dolore, paure e pericoli che prima non c’erano. Lo sanno bene Lidia e Lorenzo i protagonisti de La zona cieca, psichiatrica e anoressica lei, depresso e pieno di dipendenze lui. E’ rivelatore questo libro di Chiara Gamberale, perché racconta un lato del disagio che di solito non si indaga: il disagio doppio, il disagio che si somma nell’amore.

Le storie che raccontano di percorsi mentali complicati e irrazionali esercitano su di me un fascino ancestrale, come se l’origine dell’uomo fosse racchiusa in quei percorsi confusi, non nell’evoluzione, non nella socialità.
Il disagio psichico mi attira più di ogni altra manifestazione della mente umana, più dell’ingenuità e purezza dell’infanzia, più della saggezza e pacatezza della vecchiaia, più del genio, più della bellezza, più dell’estro, più dell’intelligenza.

Più di tutto mi attira la follia.

Ecco perché mi è piaciuto molto questo romanzo di Chiara Gamberale. Di lei conservo un illuminante e dolcissimo articolo sulla sindrome bipolare, in cui racconta di sé e della propria vita altalenante. Ogni tanto lo rileggo, cerco di immedesimarmi, provo a capire. So che non potrò mai comprendere fino in fondo, però so che continuerò a provarci, attraverso i miei libri, coi miei racconti, nei miei pensieri.

La zona cieca