Felici i felici

Felici i felici

Se ne avessi trovato almeno uno di personaggi felici in questo geniale libro di Yasmina Reza, mi sarei sentita sollevata.

Nel vortice di storie intrecciate e di vite contorte che affollano le pagine di Felici i felici, domina l’insoddisfazione. Che la felicità non sia fonte d’ispirazione lo temevo da tempo e sollevata non lo sono. Che, però, ci sia una scrittrice capace di descrivere con un distacco così pacato l’inutile ricerca della felicità, è una bella sorpresa che accolgo con obiettività, una conferma rassegnata che prima o poi mi aspettavo.

E’ la rabbia amorosa la protagonista di Felici i felici, quel risentimento silente insito nell’amore che molto somiglia al rancore. E’ l’insofferenza ad infestare l’esistenza di un folto campionario di donne e di uomini maturi, legati fra loro da plurimi vincoli sentimentali: padri, madri, figli, amici, amanti d’amore o a pagamento. L’indifferenza rancorosa invade le case, i bistrot e i cimiteri di una Parigi contemporanea che ha l’amaro nel cuore e l’aggressività negli affetti.

Felici i felici è una raccolta di racconti ad incastro che, combinati insieme, diventano un romanzo. E’ un genere letterario stimolante, al limite dell’architettonico. Ne ho scritto uno anch’io (L’osso e il blu) e mi sono divertita a comporlo perché quando ci si cimenta con l’incastro, si ha la sensazione di ingannare il lettore tenendolo sospeso su un lungo filo, robusto ma leggero.

Ben congegnato l’impianto della Reza, affascinante la scrittura breve, affannosa e apparentemente sconclusionata.
E’ un romanzo ritmico, un elogio del disincanto.