Spia polacca

Non c’è niente da fare. Da quando ho iniziato ad ascoltare Nuvola Numero Nove di Samuele Bersani, non riesco a togliermi dalla testa la Spia polacca. Non tanto perché la canticchio in continuazione, ma soprattutto perché un personaggio immaginifico così affascinante e spietato non lo incontravo dai tempi delle fiabe.

Con quell’aria da spia polacca
non ho ancora capito chi sei
Quante maschere o trappole hai sotto la faccia
per difendere i tuoi occhi dai miei

Che si tratti di una donna in carne ed ossa ho qualche dubbio. Sarà la mia predilezione per i labirinti della psiche, sarà che più di tutto mi attira la follia, per me la spia polacca è qualcosa di immateriale, un male subdolo, un circuito mentale che si autoalimenta.

La immagino bellissima questa traditrice venuta dall’est, come un fantasma leggiadro che ondeggia senza scia, come una sirena che si trasforma in un’erinni, come una strega che sa mostrarsi principessa. Una musa tentatrice che diventa una dannazione. La Spia polacca è droga, è dipendenza, è quell’illusione di stare bene che maschera la realtà di un abisso incontrollabile.

Ci vuole talento a scrivere una canzone così, semplice all’apparenza, enigmatica ed interpretabile nella sostanza.

D’altra parte, lo sostengo da anni che Samuele è l’Eugenio Montale dei giorni nostri, l’ermetismo fatto musica, il maestro dei registri interpretativi.

Come uno spettatore pagante ho assistito alla tua recita.
Riconosco il talento, la vocazione per lo show e la stoffa da teatrante.
La migliore dei giuda che ho visto in palcoscenico.
Sei perfetta per quella parte
.

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