Storia di Antimo nel guscio

Gli hanno detto, scrollandolo, che deve uscire dal guscio.

I figli, i nipoti e i pronipoti, preoccupati per il suo strano comportamento, gli hanno imposto una visita neurologica. Sono bastati dieci minuti al neuropsichiatra dell’Asl per capire che Antimo non ha un problema organico, che le rotelle sono tutte al loro posto e ben funzionano, che se Antimo non parla più è per una precisa e lucida volontà.

“Non si può costringere una persona a parlare. Antimo ha deciso di ritirarsi nel silenzio e la sua scelta va rispettata” ha comunicato il medico allo stuolo di parenti riuniti nella sala d’attesa dei poliambulatori.

Sua nuora, la Gina, quella più testarda e incapace di accettare che il mondo non giri come vuole lei, lo ha preso per le spalle e, con tutta la delicatezza possibile, gli ha detto:

“Antimo, non puoi vivere dentro ad un guscio. Devi uscire da lì, se non vuoi farlo per te, fallo almeno per i tuoi nipoti.”

Quasi fosse una lumaca Antimo, una chioccola indifesa rintanata nella conchiglia o un crostaceo asserragliato nel proprio carapace. E’ invece uomo solido, per nulla fragile, un sereno ottantenne che vuole farla finita con il chiasso inutile e fastidioso generato dalle corde vocali. Quante parole ha pronunciato nella sua lunga vita? Decine di milioni, probabilmente. Potranno mai fare differenza per i nipoti qualche migliaio di frasi in più o in meno? Certo che no, ad Antimo basterà guardarli con amore e loro capiranno, ne è sicuro.

Antimo