44+1

Uscire dal numero doppio, anche questo è un passaggio. 

Ci sono cifre che mentono, fingono ciò che non sono, oscillano lente nell’indecisione. Poi si fermano lì, a mezza via, fra l’essere morbide e l’irrigidirsi.

Un po’ come me, che seguo il sole e la luna in quest’alba ellenica.

44+1=45

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41, Norwegian wood e gli amici del liceo

41 norwegian wood

Ci sono libri che si leggono con dolcezza, le pagine scorrono silenziosamente e non ci si sofferma a riflettere. Ci si lascia semplicemente attraversare dalla narrazione, sospendendo emozioni e giudizio finché qualcosa di particolare cattura l’attenzione e ci spinge a meditare.

Norwegian wood è uno di questi libri dolci e silenziosi che ondeggiano lievemente nella mente e rimangono in sottofondo anche quando non li hai fra le mani. Mi sono chiesta perché, in un romanzo di quasi quattrocento pagine, la mia attenzione sia stata catturata da un episodio marginale e del tutto ininfluente sullo sviluppo della trama. La risposta trova radici nella mia predilezione per gli accostamenti inconsueti, per le idee anomale e nel mio passato di liceo classico fatto di tragedie greche, pathos e sturm und drang.

Watanabe, il ventenne protagonista di questo romanzo di Murakami Haruki, si trova ad accudire per alcune ore il padre di un’amica, un uomo anziano gravemente ammalato, ricoverato nell’ospedale di Ochanomizu, sobborgo di Tokyo. Watanabe e il vecchio sono due sconosciuti, non si sono mai visti prima di quel momento. Il vecchio non è in grado di parlare, riesce a proferire solo poche semplicissime parole. Watanabe lo nutre, lo lava e lo intrattiene con questo estemporaneo racconto:

“Conosce Euripide? E’ uno dei tre grandi drammaturghi dell’antica Grecia, insieme a Eschilo e Sofocle. La caratteristica delle sue tragedie è che succedono tanti di quei fatti che alla fine la situazione è completamente paralizzata, non so se ho reso l’idea. Ci sono un sacco di personaggi, ognuno dice la sua spiegando il suo problema e le sue ragioni, ognuno inseguendo la propria idea di giustizia e di felicità. Così tutti si trovano invischiati in un dilemma insolubile. E sa allora che succede? Una cosa veramente molto semplice: arriva un dio che rimette subito a posto il traffico. Tu vai lì, tu vieni qui, tu vai con quello, tu resta lì fermo per un po’ senza muoverti. E tutto si risolve perfettamente. Questo personaggio si chiama “deus ex machina”. Nelle tragedie di Euripide salta fuori in continuazione.”

A pensarci bene Norwegian wood con la sua dolcezza e levità è in realtà un libro estremamente drammatico che ruota attorno al tema del suicidio come soluzione ultima all’incapacità di crescere.

Io ed i miei amici del liceo siamo cresciuti insieme, senza mai perderci né allontanarci e con la straordinaria capacità, immutata nel tempo, di rifugiarci fra di noi nei passaggi della vita, senza bisogno di un deus ex machina che rimettesse tutto a posto. Ed è a loro, i miei amici della vita, quelli che ognuno dice la sua spiegando il suo problema e le sue ragioni, ognuno inseguendo la propria idea di giustizia e di felicità, quelli che mi hanno fatto spegnere 41 candeline, che dedico il mio Norwegian wood.

Grazie amici carissimi, il nostro deus ex machina siamo noi.