Un post di link per dire grazie

Mi fa uno strano effetto sentire qualcun altro parlare in modo così approfondito dei miei personaggi e delle mie trame. È come se un mondo che per tanto tempo è stato solo mio prendesse vita all’improvviso in chi lo legge per seguire altre strade interiori a cui io non avevo minimamente pensato.
È anche questo, credo, uno dei sensi profondi della scrittura.
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Libri nei momenti difficili

libri

Gli esperimenti di scrittura a più mani mi hanno sempre attratta. Scrivere è per lo più un bisogno solitario, ma anche i solisti più schivi, ogni tanto, hanno bisogno di calarsi nel vivo di un’orchestra per ascoltare la musica corale prodotta dalle altrui parole mescolate con le proprie.

L’invito di bookabook, il mio editore, mi è arrivato proprio mentre stavo pensando che è quando le cose si fanno difficili che bisogna dare corpo alle idee. E così, mi è bastato leggere l’incipit di Sara Alaimo sul blog di bookabook, per raccogliere immediatamente l’invito a proseguire. Senza nemmeno pensarci, Hans, Ines, Elena, Adelmo e l’io narrante hanno preso corpo fra le mie righe, come se già sapessi tutto di loro, come se le note del mio spartito fossero composte da tempo fra quelle idee messe da parte per i momenti difficili.

L’incipit di Sara lo trovate qui:

https://bookabook.it/libri-nei-momenti-difficili-un-esperimento-letterario-piu-mani/

Il mio spartito è quel che segue:

“Hans che aveva quel fare così accattivante nella lettura e quella voce così profonda nel declamare, da rendere i tuoi occhi sognanti ogni volta che posavi lo sguardo su di lui. Te lo confesso, un po’ sono stato geloso del modo in cui ti lasciavi conquistare dalle sue parole vorticose, dalle sue pause studiate, da come alzava gli occhi dalle pagine e ti guardava, furtivo, prima di passare all’incipit successivo. So che lo faceva solo per compiacere se stesso nell’atto di recitare, eppure io sentivo che la sua interpretazione delle parole scritte aveva su di te una presa così forte che mi faceva sentire escluso da quei vostri momenti che tu definivi di “pura amicizia letteraria”. Ne ho sofferto, non lo nascondo, e mi placavo solo perché li sapevo per te salvifici, perché mentre lui leggeva io sentivo il tuo respiro da affannato farsi quieto, osservavo le tue mani solitamente nervose darsi pace in un’immobilità sconosciuta, seguivo il profilo del tuo volto, Ines mia adorata, e lo vedevo distendersi, veleggiare su onde narrative incantate e prodigiosamente allontanarsi dal dolore in cui eravamo precipitati io e te. Solo che tu non lo sapevi. Io conoscevo e condividevo ogni anfratto della tua sofferenza, tu della mia non avevi sospetti ed è per questo che non ho mai risposto alle ventisette richieste che mi hai fatto, ma le ho annotate tutte, severamente, una per una, sul taccuino verde che mi hai regalato tu: per non rischiare di dimenticare la mia codardia e per rimarcare a me stesso la mia colpevolezza, nero su bianco, in una gelida sequenza che dal numero 1 arriva al numero 27, come in un pallottoliere spietato che a ogni pallina spostata scava solchi profondi nella mia coscienza di bugiardo.
Quando aprirai il comodino di Elena non sarà difficile per te ricostruire le tappe del baratro in cui mi sono testardamente cacciato con le mie stesse mani. Nel momento in cui le tue dita tremanti e delicate impugneranno il pomello dorato di quel piccolo cassetto, la verità ti sarà rivelata e colpirà i tuoi occhi con luce accecante. Spero che il riverbero non sia così violento da scardinare la tua incrollabile fiducia nel mondo che ti circonda.
Né la tua forza, né la tua purezza.
Troverai carte che ti faranno dubitare non solo della mia onestà – quello sarebbe il meno – ma che faranno crollare il senso delle parole che ami di più: fiducia, lealtà, amicizia. Una sola cosa ti chiedo: non dubitare mai, ti prego, dell’amore che mi lega a te, perché tutto ciò che ho fatto – l’inganno, le operazioni ai confini dell’illecito, le ripetute omissioni – l’ho fatto in nome di ciò che provo per te. Non ti chiedo di giustificarmi, né di perdonarmi. Ti chiedo di accantonare la rabbia, se puoi, e di provare ad accettarmi per quello che sono, un ragazzotto mai cresciuto, un uomo debole che in nome dell’amore ha rischiato di perdere ogni cosa bella della vita.
Non so nemmeno da dove potrei partire, Ines cara, per dipanare il filo intricato con cui ho avviluppato la tua vita racchiudendola nel mondo protetto delle nostre letture.
Da Adelmo e Hans, entrambi complici delle mie trame imbastite, del mio improvvido castello di carta velina miseramente crollato nonostante i miei sforzi di darvi solide fondamenta con la cartapesta luccicante dei ripetuti inganni? O dall’ignara Elena, testimone inconsapevole di indizi e rimandi che non ha mai saputo interpretare e che l’hanno posta di fronte a situazioni difficili che una ragazzina di quell’età non dovrebbe mai vivere? O dalla spiazzante verità, e questo ti colpirà al cuore – lo so – che gli incipit che leggevamo non erano casuali? Che ero io a governarne la sequenza in modo che ti accompagnassero gradatamente nel tuo tortuoso percorso di cure, ambulatori, foulard e parrucche? Continua a leggere

Fra una sottile striscia d’asfalto e un dilagare d’erba

La campagna scorre lenta di là dal finestrino, lo sferragliare delle ruote motrici sulle rotaie accompagna il suo viaggio come una nenia. Silvia si gode il panorama della bassa modenese, i frutteti, i filari di vite, le case sparse nei “carradoni” di campagna, i piccoli rivoli di irrigazione coi mezzi agricoli che dissetano la natura arsa da un’estate caldissima. Si stupisce di certe fermate in stazioni di campagna sospese nel nulla, dai nomi sconosciuti e singolari come quella di Rolo-Novi-Fabbrico, che abbraccia tre paesi e due Province, che dal modenese transita nel reggiano con un triumvirato di comuni a sancire un filo conduttore condiviso, una cucitura perimetrale a quelle terre laboriose che nemmeno la violenza di un terremoto devastante ha potuto annientare. Continua a leggere

Alfredo*

La decisione di vivere nell’oggi Alfredo l’ha presa in un attimo. Gli è bastato poco per capire che interrogarsi è superfluo, che recriminare è inutile, che pensare al passato è dannoso. Le paure, ne è certo, non servono, sono materiale tossico che inquina l’esistenza. Alfredo sa che non è forza la sua, piuttosto uno scellerato istinto di sopravvivenza. Ogni giorno è un oggi e nell’oggi di questa giornata di aprile c’è un solo obiettivo importante: arrivare a sera.
Alfredo che non è a casa in nessun posto. Continua a leggere

Sante e Cipriana*

Una sfuriata a settimana, con cadenza la domenica, di solito.
Se Cipriana muore di silenzio e nostalgia per sua patria Romania – povera nazione! povera nazione! – colpa vostra, lo sai, vero, vecchio Sante?”
Sante deve solo ascoltare, per fortuna ha deciso di non parlare più, non sarebbe in grado di reggere la fatica di un contraddittorio con chicchessia, figurarsi con Cipriana che quando attacca con la litania delle rimostranze è peggio di una grandinata d’estate.
Se tu parli io almeno compagnia qui dentro e non morire di silenzio! Parla!”
Sante guarda Cipriana, sa che il gran finale sta arrivando, la conosce talmente bene che acconsente al suo bisogno di avere l’attenzione dello spettatore al massimo livello possibile quando l’apoteosi si avvicina.
Sante tu fare me promessa. Tu giurare me che farai cosa che io ora ti chiedo quando Cipriana sarà morta e stecchita di solitudine. Tu scrivi su mia bara:
Cipriana che aveva nostalgia di Romania, sua terra, ma anche tanto voluto bene ai Rivarossa, tutti i Rivarossa, grandi e piccini.
Tu prometti me Sante?”
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Silvia*

Dormire di giorno le provoca affanno. Se il sonno è ristoratore, il risveglio è confuso, porta tracce di inadeguatezza oraria, di tempo perso e vita sprecata, un affronto impudente al ritmo circadiano. Sognare di giorno le capita raramente e quando succede è da strani figuri che lo trova animato, come l’essere minaccioso generato pochi minuti prima dal suo inconscio: nel sogno le pareva un mostro orripilante dalla lunga chioma invadente, nel momento del risveglio un ridicolo cartone animato stampigliato sul muro. Nell’immaginario di Silvia non ci sono vie di mezzo: le speranze sono certezze, le paure sono tragedie, i “se” sono “no”, i “ma” sono “si”. Continua a leggere

Pietre sopra è realtà

Obiettivo raggiunto! 200 copie preordinate in soli 28 giorni! Grazie a tutti gli amici e ai numerosi lettori che hanno avuto fiducia nel mio progetto e che hanno permesso a Pietre sopra di diventare realtà. Ora il team di bookabook si occuperà dell’editing del mio manoscritto, dell’impaginazione, del progetto grafico, della stampa e della distribuzione. Continua a leggere

Leila*

A Leila piace guardarsi intorno, le pareti delle stanze di casa le rivelano ogni giorno qualcosa di nuovo, concetti che non riesce ad afferrare, per lo più, ma che le regalano ispirazioni continue. Spesso si chiede perché la gente non si soffermi ad osservare le ombre che attraversano i muri, i prolungamenti degli oggetti sull’intonaco, le proiezioni delle cose inanimate che sembrano acquisire vita quando si riflettono sul muro bianco, che candido non è mai perché assume sfumature diverse a seconda di come ci rimbalza sopra il sole. Se la luce è di taglio del primo mattino o radente quando il sole è calante, le cose si trasformano, i pensieri cambiano, le parole mutano. Le stanze si accendono e si spengono a seconda delle stagioni, di come è il cielo, di quanto sono sfessurate le persiane di casa sua.
L’universo che c’è fuori si riflette dentro Leila. Continua a leggere

Gremmo*

Quando indossa le sue cuffie e ascolta la sua musica, Gremmo vola.
Gremmo sa bene che non è merito delle note barocche di Fine Knacks for Ladies, ma della cannabis che fuma. Non è la voce gutturale di Sting che lo fa planare su lidi di pace, ma è quell’erba dolciastra a farlo stare immerso in una quiete irreale. Dalla mente se ne vanno i tormenti, l’insoddisfazione, il non volere essere ciò che è; dai pensieri scompare l’immagine del corpo ciondolante della madre, la testa enorme e l’inutilità di suo padre, i rumori molesti del nonno. Gremmo sta bene da solo, è nelle mura di quella stanza da letto la sua vera dimensione. Gremmo che allontana la compagnia, le combriccole, i luoghi in cui si socializza. Continua a leggere

Pietre sopra, il mio nuovo romanzo


I Rivarossa vivono a Bologna, nelle stanze della loro casa consumano il tempo, gente schiva e inaridita, incapace di aprirsi al mondo. È Alfredo, il capostipite, a sorreggere il peso di una famiglia piena di lividi, tenuta insieme dall’affetto di Cipriana, buffa badante rumena che ogni giorno si affanna a incollare i cocci delle loro vite incrinate.

Anche i Boeri vivono a Bologna, divisi in due case fra il centro e la prima periferia. Hanno solidi legami che accompagnano le loro esistenze nei periodi buoni e li cementano in quelli di cattiva sorte. La più piccola di loro, Bettina, combatte un male invisibile che infesta le sue placide notti di bambina e tormenta i pensieri di Silvia, sua madre.

La ricerca di una quotidianità accettabile passa attraverso riti propiziatori tipici dei tempi andati e muove incontri casuali che possono cambiare intere esistenze. Quando ciò che non si può vivere spinge con forza per diventare reale, è allora che accadono cose inimmaginabili.

Il mio nuovo romanzo “Pietre sopra” è in crowdfunding con bookabook.it

La campagna è iniziata da una manciata di ore.
Potete pre-ordinare “Pietre sopra” a questo link, cari amici delle mie righeorizzontali:
https://bookabook.it/libri/pietre-sopra/

 

 

Re: invio manoscritto

Ne è passato così tanto di tempo che nemmeno più ci pensavo.
Più di un anno di rifiuti, di proposte non convincenti, di silenzi quasi scontati.
Poi un giorno succede che qualcuno di serio e affidabile decide di leggere il mio manoscritto. Succede che gli piace e mi chiede di collaborare ad un progetto nuovo che ha un respiro fresco come l’aria di aprile e grandi ali in grado di volare con l’aiuto dei lettori. Continua a leggere

Re: Invio manoscritto

Gentilissimi,
vi ringrazio per l’attenzione che avete dedicato al mio manoscritto e per le domande che mi rivolgete alle quali volentieri rispondo. Confermo che il manoscritto che vi ho inviato è un inedito, che non è stato pubblicato in alcuna forma e non si riferisce a persone né a fatti realmente accaduti.

Volete sapere perché scrivo. L’esigenza di scrivere nasce da quando ho imparato a scrivere, fa parte di me, da sempre. L’ispirazione è un fenomeno strano, spesso mi coglie di notte, mi sveglio con la mente invasa da parole e frasi fra loro slegate che lascio sedimentare per poi costruirci attorno le mie storie sulle quali lavoro con la fantasia. Amo la lingua italiana, mi piace cesellare i periodi, l’etimologia dei vocaboli è per me fonte di stimoli inesauribile. Con il mio ultimo lavoro ho voluto provare ad evolvere il mio tipo di scrittura. Avevo già pubblicato in precedenza un romanzo ad incastro in cui storie parallele finiscono per incontrarsi. A quel tipo di registro narrativo ho voluto aggiungere la difficoltà di costruire due binari stilistici diversi all’interno dello stesso romanzo: uno moderno, colloquiale, libero; l’altro più classico, sul modello dei rapporti epistolari d’un tempo. Ne è uscito il manoscritto che avete letto.
Come avrete capito, mi piace immaginare storie che raccontano percorsi di vita difficili, di speranze apparentemente perdute e di forze ritrovate.
Non sono libri volubili, i miei.

Nei primi trent’anni della mia vita ho scritto solo ed esclusivamente per me, poi ho iniziato a desiderare di scrivere anche per gli altri ed ho scoperto che non c’è soddisfazione maggiore di sentirsi dire: “mi sono riconosciuto nel tuo personaggio”, “il tuo libro mi ha aiutato”, “mi sentivo parte della trama”, “grazie per averlo scritto”.
Confesso che vorrei sentirmele dire ancora queste parole.

Mi chiedete quali siano i miei riferimenti letterari e dove compro i libri che leggo. Beh, la mia visione del mondo (e non solo letterario) non sarebbe quella che è senza Gabriel Garcìa Màrquez, Eugenio Montale, Erri de Luca, Isabel Allende, Ugo Foscolo, Murakami Haruki, David Peace, Alessandro Baricco, Jostein Gaarder, Elena Ferrante.
Compro libri ovunque: nelle librerie, nei mercatini, on line.

Volete sapere, infine, quali siano le mie aspettative sulla pubblicazione.
Ho le idee chiare in merito.
Dopo aver pubblicato un romanzo con un editore, un racconto con un altro editore e due romanzi in self pubblishing, so esattamente cosa voglio e cosa non voglio più. Perdonatemi il tono perentorio e l’uso del verbo “volere” che di certo appare pretenzioso, ma all’età di 46 anni (che – per inciso – compio proprio oggi), con un lavoro solido che mi consente di stare tranquilla ed esperienze editoriali alle spalle, ho maturato una certa determinazione.
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Oggetto: invio manoscritto

Ci provi ancora. A distanza di anni dal primo, con la facilità che fu scrivere il secondo e i ricordi del terzo che ancora ti inseguono. A distanza di memoria di tutti i racconti, i contest, i concorsi, i giochi fra aspiranti scrittori. A distanza delle presentazioni, delle messe in scena, dei banchetti ai mercatini, del calore degli sconosciuti che applaudono e ti dicono: “Quel tuo personaggio sono io, come hai fatto a descrivermi così bene?”

Ci provi ancora. Perché il quarto pensavi non l’avresti mai scritto e invece una notte, vai a sapere perché diversa dalle altre, ti ha cercata lui bussando educatamente al tuo sonno leggero. L’hai lasciato entrare, un po’ sorpresa, anche se in fondo già lo conoscevi. Nessun lavoro di cesello, stavolta, nessuna limatura, nessun ritorno sui ritorni. Hai semplicemente assecondato il suo emergere, hai lasciato libere le pagine, come l’ultimo dei figli che gode sempre di maggiori libertà. Continua a leggere

L’ultima opportunità

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Che cosa aveva fatto?
Si era messo a raccontare bugie alla sua età. Il fatto che non avesse mai mentito prima, almeno su cose così importanti, poteva anche deporre a suo favore. Ma lui aveva premeditato, costruito e portato a compimento una lunga e difficile concatenazione di fatti menzogneri. Come attenuante c’era la certezza di non aver ferito nessuno, almeno consapevolmente, perché ciò che giungeva a termine a seguito di quelle menzogne, era già terminato da tempo.
Bastava solo prenderne atto. Civilmente. Continua a leggere

Ancora la notte*

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“Sai perché sono finito sotto quel camion? Per lo stesso motivo per cui ho smesso di ridere, per lo stesso motivo per cui ho consumato le suole delle scarpe da ginnastica a furia di correre, per lo stesso motivo per cui non ho mai più mangiato un gambero.”

  “….”

  “Non lo vuoi sapere, Beatrice? Non vuoi che te lo dica?”

  “Non fare così…” Continua a leggere

Romanzo di paese

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“Avventurarsi nella lettura di questo libro significa scoprire un “romanzo di paese” e non semplicemente le “storie di Fabbrico”, perché idealmente ciò che è raccontato delinea un policromo quadro del Novecento, comune a tante realtà della Bassa e non solo: la costanza del prete combattivo, gli anni in controluce del fascismo, l’ardimento della Resistenza, il lavoro e la tenacia, gli anni ruggenti del benessere, i locali simbolo di un’epoca….”

Pane, zucchero e burro in un paio di scarpette rosse è il titolo del mio contributo al Romanzo di paese edito dall’Istituto Storico Movimento Operaio Socialista Pietro Marani.

Ho scritto di Annina, che nel 1940 frequentava la terza elementare, della sua divisa fascista senza la M di Mussolini, delle sue scarpette rosse che il Fascio non voleva. Ho raccontato i morsi della fame, la cupezza di quegli anni, la voglia di vivere e la paura. Ho colorato di fantasie vaganti episodi veri, romanzando la storia al solo scopo di tramandarla. Continua a leggere

Amici di Blog, ho bisogno di aiuto! (Diario di Wattpad 1)

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https://www.wattpad.com/story/83807735-tim-ed-ellis-un-amore-impossibile

Quando le cose cominciano a prendere una brutta piega, quando da troppo tempo viaggiano sulla china lunga e logorante di una quotidianità pesante, ecco che il cervello reagisce, semina, annaffia e riesce a far germogliare un piccolo bocciolo, magari banale, magari inutile, magari vuoto, o magari originale, sfaccettato e colorato, chissà. Si, perché quando la vita si riempie forzatamente di luoghi pieni di dolore, quando il corpo è martoriato da una chimica che impedisce il sonno e obnubila il giudizio, quando l’orizzonte è là, ma proprio molto in là da venire, ecco che, nelle ore buie e sveglie della notte, gli ingranaggi superstiti si mettono in moto e qualcosa inventano, quasi sempre.

A me succede così, alle tre del mattino, quando sono sfinita, quando mi remo contro anch’io, quando penso di non avere più risorse, quando non ne posso più.

Stavolta è andata in questo modo: ho messo insieme un concetto di fondo preso in prestito (che dice che bisogna volere fortemente ciò che si desidera e provarci sempre, altrimenti la vita non cambia), una serie di notizie interessanti sugli adolescenti ed il loro comportamento nei confronti della lettura (gratis, easy, a puntate, in formato pillole da leggere sul cel., che parli di loro, che ci siano tante parolacce, un po’ di sesso, un po’ di mistery). Poi ho osservato i teen che mi girano per casa ed ho imbastito, in poche ore, un esperimento. Ho inventato una storia, non una di quelle che scrivo sulle mie righe, ma una storia da ragazzi, da pubblicare su una piattaforma letteraria frequentata da adolescenti (wattpad, la più diffusa al mondo), cercando di rispettare i canoni dei romanzi TEEN FICTION. Un’impresa, una sfida, un gioco per una over come me? Non so nemmeno io come chiamarla, forse una molla per scuotermi dal torpore, ecco si, una molla che mi aiuti a non atrofizzare il cervello in un periodo di aridità disarmante.

Ora, non so che ne sarà, non ho idea di come evolverà questa storia fra il rosa ed il mistery tecnologico, né se qualcuno la seguirà per davvero. Magari mi stanco e muore lì, o magari Tim ed Ellis diventano virali. Eh…magari.

Una cosa è certa, provo una meravigliosa sensazione di incertezza. E sapete cosa vi dico? Che non avere certezze, per una volta nella vita, mi fa quasi stare meglio. Continua a leggere

Antonio*

Antonio

Avevo solo dodici anni quando mia madre ha smesso di vivere. All’improvviso, un giorno, senza dare spiegazioni. Un male assurdo e non annunciato se l’è portata via.
A quell’età percepisci solo un grande vuoto, non ti sfiora nemmeno l’idea di cosa significhi vivere senza un genitore, non conosci le implicazioni, le conseguenze, i pezzi che ti mancheranno lungo il cammino. Crescere senza una madre è come essere già cresciuti prima. Vuol quasi dire non aver bisogno di crescere, in un istante impari quello che gli altri bambini impiegano un’intera infanzia a capire.
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Francesca*

Francesca

E’ madida di sudore, i capelli si sono attaccati al collo, ha il segno del lenzuolo impresso nel fianco sinistro: tante piccole increspature stampate sulla pelle umida e appiccicosa. Francesca si è svegliata all’improvviso, ha guardato la sveglia: le 3.22 del mattino. Seduta sul letto, con il cuore che ha accelerato i battiti, si guarda intorno in cerca di qualcosa. L’inquietudine del momento non le consente di ragionare. E’ agitata, non sa cosa deve inseguire, ma sa che lo deve trovare. Si dice che dovrebbe fare dei bei respiri addominali per calmarsi e invece il suo alito vitale è un rantolo affannoso da animale in cerca di preda. Continua a leggere

Augusto*

Augusto

Prendo un taxi e mi faccio portare a S.Luca, voglio guardare Bologna da lassù, scendere a piedi dal Colle della Guardia fino a porta Saragozza.

La luce che c’è a San Luca, soprattutto nei giorni di sole, si rifrange a strati sul panorama circostante, come un’immagine su più livelli, alcuni nitidi, altri sfuocati. Continua a leggere

Margherita *

 

Fustinaghe

 

E così sono di nuovo a Tharros.
Il silenzio che c’è qui, altrove non c’è.
Tharros è una punta sul mare, una lingua di sabbia che si fa sottile per poi diventare un promontorio dal pendio accidentato dove vivono i resti di una città fenicia.

Da qui si domina la libertà.

Mi sveglio poco prima che sorga il sole e trascorro intere giornate a guardare gli arbusti, gli alberi, le fronde mosse dal vento di maestrale. Osservo le tinte decise, le sterpaglie, la polvere che si alza dagli sterrati, la nebbiolina di salmastro che impregna l’aria nei giorni di tempesta. Su queste dolci pendici i colori sono caldi e maturi, i campi incolti hanno le sfumature del miele, le piante e i roveti sono zucchero caramellato. Continua a leggere

Il mio nuovo romanzo

E così ci ricomponiamo, gli incastri precari delle nostre vite si riallacciano nell’incastro materiale dei nostri corpi.

Coperina Niente di niente

Disponibile su:

KINDLE STORE
http://www.amazon.it/Niente-di-niente-Stefania-Sabattini-ebook/dp/B00U6S8HDI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1425414714&sr=1-1&keywords=niente+di+niente+stefania+sabattini

 

ITUNES
https://itunes.apple.com/it/book/niente-di-niente/id972885793?mt=11&ign-mpt=uo%3D4

ULTIMABOOKS
http://www.ultimabooks.it/niente-di-niente

GOOGLE PLAY
https://play.google.com/store/books/details?id=gaTjBgAAQBAJ

L’osso in attesa di Niente

Copertina l'osso e il blu

“Sento le mani scintillare, come ogni volta che me le hai toccate.
Il calore che sprigionano sta scaldando anche questi ultimi attimi di vita.
Ora, per l’ultima volta, prendo in mano la nostra riga di luce, ci faccio scivolare sopra un bacio e lo soffio delicatamente, col poco fiato che mi rimane, sicura che giungerà fino a te, sui tuoi monti aspri, nei tuoi rifugi scoscesi.”

In attesa del mio nuovo romanzo, Niente di niente, ecco la nuova edizione de L’osso e il blu, il luogo in cui Margherita Fascetti ha iniziato a raccontarsi la vita scrivendola, le pagine in cui Bea e Guglielmo si sono incontrati.

In versione e-book a € 1,99
http://www.ultimabooks.it/l-osso-e-il-blu

 

 

 

Niente di niente – Anteprima del mio nuovo romanzo

Anteprima

Margherita vive nel disequilibrio. Su pagine fitte, senza righe né quadretti, si racconta la vita scrivendola. La ferma, nero su bianco, per farla diventare reale o per negarsi la realtà.

Antonio è un bambino cresciuto precocemente. Come tutti gli orfani di madre ha dovuto imparare a cavarsela da solo, dentro e fuori le mura di casa.
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Tre volte racconto

Ha vinto Anna che viene da Napoli e che con il suo racconto Pranzo dai nonni  ha esplorato con leggerezza ed ironia il tema del desiderio fra due persone anziane.

Riuniti attorno ad un tavolo ci siamo conosciuti: io, Anna, Claudia, Paolo, Katia, Stefano, Alida, Roberta, Mattia, Marina. Divisi da km di distanza, da vissuti diversi e da stili narrativi eterogenei. Uniti dal Premio Loria e dalla passione per la scrittura; per alcuni di noi più strutturata, per altri più casuale.

Il nostro incontro doveva suggellare la fine di un’esperienza. Preferisco immaginarlo come l’inizio di un nuovo percorso, quello dell’intesa che nasce spontaneamente fra scrittori solidali.

I nostri dieci racconti sono ora pubblicati nell’antologia del Premio Loria 2013.

Matilde e Thomàs si trovano fra le pagine di Tre volte racconto, edito da Transeuropa e finanziato dal Comune di Carpi e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.

Grazie ad Alessandra Burzacchini, ad Anna Prandi, a Davide Bregola e a Martino Gozzi.

E grazie a Lella Costa che ha reso speciale la cerimonia di premiazione.

Tre volte racconto1Tre volte racconto2

Premio Loria, il giorno della finale

Torino, Genova, Napoli, Forlì, Padova, Bologna, Pistoia, Piacenza.

Arrivano da tutt’Italia i dieci finalisti del Premio Loria 2013.

Felice di essere una di loro, mi preparo ad affrontare questa giornata di seminari e premiazioni con l’animo leggero.

Sarà un sabato da ricordare. In bocca al lupo a tutti noi.

Corsa, neve, freddo, luce.

http://www.premioloria.it/finalisti/

http://www.premioloria.it/Programma%20Premio.pdf

https://www.facebook.com/premioarturoloria

“Corsa, neve, freddo, luce” in finale al Premio Loria

E’ di oggi la notizia che il mio racconto a due voci “Corsa, neve, freddo, luce” si è qualificato fra i dieci finalisti del Premio Arturo Loria edizione 2013, guadagnando la pubblicazione nell’antologia del prestigioso premio letterario.

E’ una grande soddisfazione, bella quanto inaspettata.

Grazie a Matilde, la mia runner dal corpo imperfetto che continua a correre nella neve.

Grazie a Thomàs, il mio cucciolo dallo sguardo invecchiato che non smette di sperare nella forza dell’amore.

E grazie ad Elena B. che tanto ha insistito affinché scrivessi questo racconto.

Il 20 aprile nell’Auditorium della Biblioteca Loria di Carpi si svolgerà la cerimonia di proclamazione del vincitore. Incrociamo le dita e che inizi il conto alla rovescia….

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