L’anno dei misteri

L’avevo un po’ trascurato il Commissario Bordelli. Credo per via di una certa stanchezza o anche solo della necessità di prendere, di tanto in tanto, le distanze da storie ormai ripetitive, come inevitabilmente lo sono tutte quelle “seriali”.

E ho fatto bene a lasciare Vichi in stand by per un po’ perché riprenderlo in mano alla giusta distanza di tempo mi ha fatto capire di sentirne, in un certo senso, la mancanza.

Ne L’anno dei misteri ho ritrovato la sua prosa limpida e sciolta, ho scoperto una trama che si dipana su più livelli, ho ritrovato personaggi noti e ormai cari, rinvigoriti da nuove fasi che si aprono e pacificati da vecchi capitoli che si chiudono.

“Se nell’anima di chi legge non c’è la giusta corrispondenza, non scocca nessuna scintilla. Un testo meraviglioso chiuso in una cassapanca non servirebbe a nulla, se non prendesse vita davanti agli occhi di chi legge. Ugualmente, pensieri profondi chiusi nella mente di una persona arida hanno meno valore di una manciata di segatura. Dalle parole di un libro possiamo scoprire un maestro, non da imparare a memoria, ma da mangiare e digerire, facendolo entrare nel nostro sangue.”

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