L’elefante scomparso

L’avevo sottovalutato, tenuto fra gli ultimi di Murakami convinta fosse una raccolta delle solite, personaggi e storie in ordine sparso, piccoli doni in singole dosi.
E invece ne L’elefante scomparso c’è un germoglio fecondo, l’inizio di una storia cui seguirà un intero universo.

E’ qui che nasce L’uccello che girava le viti del mondo. Sei anni prima che prendesse la forma di un romanzo, l’uccello giraviti era già protagonista nella mente di Murakami. Me ne sono accorta pian piano da alcuni indizi disseminati lungo il cammino che quasi rischiavano di sfuggirmi nell’interezza del contesto. Poi, silenti, sono arrivati i personaggi, i nomi, il gatto, la trama. E mi son detta: non c’è un ordine possibile, non c’è un prima né un dopo, ogni parte è a sé, ogni parte completa le altre.

C’è una totalità del tutto in ciò che Haruki scrive.
C’è la capacità assoluta di stupire con la coerenza.

E mentre penso alla verità di questo ossimoro, osservo la pila dei testi mancanti.
È irrimediabilmente sottile, oramai.

Il silenzio si infiltra ovunque come acqua fredda, e in quel silenzio tutto si scioglie. Compreso me, che vado dissolvendomi, e grido, grido, ma nessuno mi ascolta.

https://righeorizzontali.wordpress.com/2015/08/17/luccello-che-girava-le-viti-del-mondo/

4 pensieri su “L’elefante scomparso

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