Sull’argine**

Incerto cammina sul bordo del fiume, in una mano un bastone, nell’altra parole.
Quel ceppo di legno, così smilzo e allungato, gli serve a scalfire la punta del suolo.
Le frasi che agguanta, senza fare rumore, alle foglie si mescolano e il disordine sale.

Fra il sopra e il sotto è una gran confusione,
dove finiscono i rami, dove inizia l’inganno?
Ha la vista annebbiata da una notte senz’anima,
il riflesso nell’acqua è una fine invitante.

Un rumore lo scuote, un lampo lo abbaglia, è con fare guardingo che Damiano si gira.
C’è una piccola luce che là infondo lampeggia, il riverbero è nitido sull’argine muto.

**continua

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