L’inventore di sogni

L'inventore di sogni

Cos’ho sbagliato non lo so.
Forse la scelta, forse l’ordine di lettura, forse il tempo.
Sta di fatto che con L’inventore di sogni di Ian McEwan non sono andata d’accordo.

Cerco spiegazioni e abbozzo risposte.
Mi dico che ho avuto la presunzione di leggere un libro per ragazzi con i miei occhi da adulta, cosa da non fare quando si passa la linea della giovinezza.
Se avessi approcciato McEwan con uno dei suoi capisaldi storici, mi sarei sicuramente trovata meglio, aggiungo.
Infine, se  avessi letto L’inventore di sogni in un momento più incline alle fantasticherie balorde, ne avrei potuto cogliere il significato recondito che tutt’ora mi sfugge, nonostante ci stia riflettendo da un po’.

Insomma, una concausa di colpe: scelta, ordine, tempo della mia vita pragmatica.
Di sicuro è andata così.

O, forse, è che a me McEwan non piace.

Non c’è nessuno che riesca a vedere le cose fantastiche che vi passano per la testa.

 

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12 thoughts on “L’inventore di sogni

  1. sicuramente c’entreranno le concause, ma qualche colpa forse ce l’ha anche McEwan: non so se questo libro sia recente, ma le ultime cose che ho letto di lui non mi sono piaciute. ho avuto la sgradevole sensazione che gli sia affievolita la vena e che si arrabatti col mestiere.
    ml

  2. ciao cara stefania, arrivo molto in ritardo … in questo periodo voglio anche “riprendere il mio tempo” e leggere con attenzione le tue pillole di saggezza. su questo libro, che non ho letto, non conosco l’autore ne i contenuti dei suoi libri, ma mi colpito il tuo inizio di trama “Di un ragazzino che fatica a vivere la realtà e immagina che tutto ciò che di inanimato lo circonda viva una vita propria e che tutto ciò che è animato si animi in modo diverso dalla realtà”. direi fantastica!!!! sono prevedibile lo so, ma sai che trovo entusiasmante le vite parallele, le due lune, le realtà sovrapposte, la necessità di vedere le cose, le persone e ciò che ci circonda in modo anche “diverso”, un aiuto ad avere fantasia e sguardi nuovi in una realtà che penso non dia più tanto spazio al pensiero creativo. ma poi c’è una realtà?, come insegna il maestro Murakami le realtà possono essere diverse…. un amico ogni tanto mi ricorda “ma siamo sicuri che non stiamo vivendo in un fumetto?”.

    • C’è la realtà che vogliamo vedere, quella che ci nascondiamo, quella che immaginiamo e vagheggiamo. Forse viviamo la realtà che ci fa comodo vivere o, magari, l’unica che siamo in grado di capire. Le altre le scopriremo poi…
      Fra McEwan e Haruki ci sono distanze abissali, nemmeno li paragono.
      Bentornato Corrado! Sono felice di riaverti fra le mie righe!

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