La verità sta dentro, nell’ultimo tramonto

L'ultimo tramonto

Sono fiamme dorate che tinteggiano il cielo. Fuggono nel vuoto, richiamano il vento.
Folate improvvise soffiate con forza, pennellate sensuali d’autocompiacimento.

Le guardo serafica dalla finestra della mia stanza, mentre aspetto che questo giorno svanisca e insieme a lui un’epoca. L’epoca che siamo stati, l’universo nascosto che abbiamo costruito; in ogni vampata vedo una fuga, in ogni voluta vedo un ritorno.
Non saprei contare l’andirivieni ossessivo dei nostri giorni.
Nemmeno lo voglio.
Mi illuderei o, ciò che più temo, lo accetterei.
Non è così che si traghetta il tempo, non è fuggendo, non è coi muri levati d’imperio.
Le ore che vorrei docili sono infuocate, come questa prospettiva d’ottobre la cui imponenza mi placa.

La guardo e mi guardo: mi chiedo se fra rabbia e rancore possa esserci una ragione. Osservo il cuore di questo scenario, forse la verità sta lì dentro, nel giallo più luminoso, nella luce accecante dell’ultimo tramonto.
Prima che le giornate si accorcino ed il buio prevalga.

Mi chiamo Berenice, so che Alfonso non tornerà.
Sperare è inutile, perdonare impossibile.

https://righeorizzontali.wordpress.com/2015/10/20/il-bene-sta-in-alto-nellalba-che-avanza/

 

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15 thoughts on “La verità sta dentro, nell’ultimo tramonto

  1. E’ il secondo racconto a due voci che pubblichi nello spazio di poco tempo. Una tecnica che padroneggi bene, qui meglio che in quello delle rose. Tenendo separate le due parti riesci a scrivere al maschile e al femminile in modo credibile, mi dai l’idea di tenerti la testa fra le mani prima di iniziare a scrivere concentrandoti come una medium che si fa invadere dallo spirito della persona evocata. Amarissimo il finale, berenice e’ intransingente: “so che alfonso non tornera” mi suona, alla luce della frase successiva, come una decisione presa da lei piu’ che dal diretto interessato.
    (Occhio al lapsus:”dalla camera della mia stanza” penso sia “dalla finestra…”)
    ml

    • Mi fai sorridere ml, provo ad immaginarmi in versione medium e un po’ mi ci ritrovo. Prediligo i racconti a due voci perché mi piace interrogarmi sui rovesci delle medaglie ovvero delle scelte, delle direzioni. Il finale stesso, come ben cogli, è un rovesciare di prospettiva. L’amarezza di Berenice, invece, è un riflesso della sua stanchezza, la diretta conseguenza di quel continuo logorio che, forse, non sopporta più.

      ps: correggo il refuso, grazie, l’incandescenza del sole deve avermi abbagliata 😉

  2. Bellissimo pezzo, mi piace questa prospettiva d’ottobre prepotente.
    Non avevo capito che era un pezzo a due voci, dopo aver letto il commento di ml ho riletto e ho capito. Comunque anche alla prima lettura, seppur senza comprendere il contenuto, mi era piaciuta l’atmosfera.

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