Iglesiente

Iglesiente

Di chi è quella ragazza?

Zito la scruta tutti i giorni dall’inizio dell’estate. C’è ancora poca luce quando la vede attraversare, da sola e senza fatica, le dune sabbiose dell’iglesiente; c’è la luce di taglio di inizio mattino che scalda tiepida l’aria di Piscinas prima di arroventarla.

Zito è convinto che qualcuno accompagni quella ragazza fin lì, che un uomo la scorti dall’entroterra fino al limitare della spiaggia: oltrepassare da sola Ingurtosu e la sua miniera abbandonata non sarebbe prudente nelle condizioni in cui si trova.

La ragazza si siede composta su una sedia di ferro pesante, quel ferro modellato e levigato che contrasta con la morbidezza delle dune e compensa la leggerezza del cielo. Ogni giorno, la ragazza, rivolge a Zito scarne parole per ordinargli da bere.
Nel farlo rivela le sue origini di collina, fra Flumini e Arbus, o su di lì.
Zito la saluta sorridendole, si limita a servirle qualcosa di fresco, non osa disturbarla con chiacchiere non richieste. La ragazza trascorre ore a guardare il mare, le stesse ore che Zito consuma a sbirciare lei, di sottecchi, mentre serve i pochi altri avventori del chiosco in cui lavora, l’unico nella spiaggia immensa.

Non è bella e non è brutta la ragazza dell’iglesiente il cui pancione si sta facendo ingombrante. Zito, che di sorelle incinta ne ha avute tre e di settimane di gestazione se ne intende, è quasi certo che la ragazza sia entrata nel settimo mese di gravidanza. La guarda rapito, ne è affascinato, coglie in lei la bellezza della maternità che tende i lineamenti facendoli diventare luminosi e che arrotonda il viso ammorbidendone i contorni.

E’ talmente serena la ragazza dell’iglesiente quando scruta il mare che le dune dietro di lei le offrono protezione. Una visione incantevole, nel suo complesso.
Zito sa che il pensiero non dovrebbe nemmeno sfiorarlo, quella ragazza ha un figlio in grembo e un uomo, forse, che l’aspetta. Eppure Zito vorrebbe avvicinarsi a lei e dirle: Domani, se vuoi, vengo a prenderti io.

14 pensieri su “Iglesiente

  1. Quella sedia in ferro, così assurda su una spiaggia (immagino come si arroventi al sole) da’ per contrasto maggiore realismo alle parole che dipani. Molto apprezzata l’ambientazione sarda, che non è la prima volta che utilizzi è che qui trovo assolutamente insostituibile per quella nota di mistero e di sconfinato, propri di quei volti e di quei luoghi.
    ml

    • Luoghi capaci di stupire anche quando li conosci bene, luoghi che evocano sensazioni di infinito come pochi altri, luoghi fatti di contrasti inspiegabili (hai colto l’assurdità) che diventano rassicuranti, anno dopo anno.
      Grazie, ml.
      🙂

  2. Cara Stefania….
    incantevole il fluire della tua penna…
    seducente…. incantevole la foto e la trama…
    la tua narrazione rapisce e coinvolge ogni volta!!!
    Brava!
    Ciao amica mia!
    Mirco

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