Cinque lune *

Cinque lune

Claudicante, il bastone impugnato senza forza, Adamo attraversa Ponte Milvio più veloce che può. Le gambe non lo seguono con la velocità che vorrebbe, si sforza di trascinarle con una naturalezza che non ha, sa bene che sono movimenti goffi quelli che lo accompagnano alla fermata di Maresciallo Diaz. Una ragazza con le cuffiette, vestita di niente e con lo sguardo assorto nello scorrere del Tevere, è stata così gentile da scaricargli il percorso del tram sul cellulare. Ora Adamo sa come deve fare per arrivare a destinazione, ringrazia la ragazza tenendo gli occhi a terra, nasconde la timidezza proiettando lo sguardo sul cemento rovente.

Se Adamo potesse far volare quelle gambe, se solo potesse liberarsi del bastone e correre, sarebbe già oltre, al di là di Augusto Imperatore, di Piazzale Lepanto, della Laurentina. Sarebbe già alla fermata delle Cinque Lune ad aspettare Flora e le sue rivelazioni. Perché gli abbia dato appuntamento proprio lì, Adamo non lo sa, eppure lei è consapevole delle sue difficoltà deambulatorie, della fatica di arrivare dalla provincia, dell’avversione per i mezzi pubblici affollati e del suo essere indifeso, in un qualche modo. Lei che lo ha sempre considerato “normale”, che lo ha spronato, negli anni, a reagire alla sua menomazione ripetendogli spesso:
“Non voglio un fratello zoppo, voglio un fratello che cammina, con le mani, con le orecchie, col cervello; cammina con quello che vuoi, ma cammina”.
E Adamo si è impegnato, negli anni, a far correre le mani, le orecchie, il cervello, ma le gambe, quelle, è riuscito a farle galoppare solo con la fantasia.

Da Zanardelli alle Cinque Lune ci sono pochi passi, la strada è ampia, Adamo affronta con coraggio la curva a gomito dove le auto sfrecciano e i motorini fanno lo slalom fra i passanti. Flora è lì che lo attende col suo abito azzurro, quello delle suore francescane dell’immacolata, le mani conserte e lo sguardo piantato su di lui.
Adamo è sudato, ha il fiato corto e le gambe molli. Flora lo abbraccia e gli sorride.
“Che c’è Flora, perché tutta questa fretta?”
“L’ho trovato?”
“Chi?”
“Nostro padre.”

*fine prima parte

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