Non dire notte

 Non dire notte

Un romanzo fiacco si logora mentre la trama si snoda, un racconto flemmatico si fatica a leggere, ma una storia lenta ambientata nel deserto del Negev si staglia nell’orizzonte infinito di un panorama arido. Non dire notte di Amos Oz è così, un libro desolato che può diventare ospitale solo nei periodi della vita in cui si è disposti ad indugiare su prospettive lunghe e degradanti.

Nella scelta di un romanzo raramente mi affido alle recensioni, soprattutto quando si tratta di autori che non conosco, a maggior ragione se famosi e tradotti in tutto il mondo. Preferisco leggerli al buio delle informazioni preconcette, fidarmi della mia inconsapevolezza, senza condizionamenti di alcun tipo a pararmi gli occhi.

Di Non dire notte avevo letto, di sfuggita e con lo sguardo distante, che si trattava di un romanzo sull’amore stanco. Trovo, invece, che sia un romanzo sull’amore protettivo, quello che, pur di sconfiggere la stanchezza di un rapporto, lo rimette in gioco lasciandolo andare al proprio destino. Sembrerebbe una contraddizione e invece sono Theo e Noa che, allontanandosi e riavvicinandosi, attraversano la notte.

“Il vento del deserto asciuga rapidamente le pezze bagnate.”

4 pensieri su “Non dire notte

  1. che strano. Ricordo quanto mi era piaciuto, anche se ora non saprei ripercorrere la trama e soprattutto ricordo quanto mi avesse rapito la prima pagina. Sono andato a rileggerla ora, appena vista la tua recensione, per ritrovare quell’emozione: e invece niente da fare, righe composte, immagini precise, ma le parole di Oz questa volta sono rimaste all’esterno di me. Mai disseppellire quel che si ricorda (poco) con piacere.
    ml

    • Hai ragione ml, ciò che si ricorda intenso e toccante andrebbe lasciato stare, fermo nella memoria, a conservare intatte le emozioni.
      Buona domenica.
      PS: in fiera a promuovere libri anche oggi, temo di perdermi il gp…accidenti!

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