35247

MS

Ne ha scattate tante di fotografie in giro per l’Italia, centinaia di immagini scaricate sul computer, dense di momenti dimenticati, scampoli di vita scrutati coi suoi occhi da vagabonda. Scatti immobili, fermi lì da anni che aspettano solo di essere osservati, scartati, forse scelti. Non ha mai avuto il coraggio, Diana, di mettere in fila tutti quei ricordi.

Oggi, però, che il vento tiepido di aprile le ruota intorno, le è presa la frenesia di accedere alle vecchie cartelle, di aprire le scatole archiviate, sperando di trovarle nuove e piene di sorprese. Vorrebbe far riemergere il passato, possibilmente quello bello, perché quello brutto, quello insopportabile degli anni cupi, è un calvario che non sa più come affrontare.

Diana scorre velocemente la sfilza infinita di piccole icone sul desktop, la risoluzione dello schermo è talmente ridotta che non riesce a mettere a fuoco le sagome e nemmeno i contorni, degli oggetti, delle persone, delle situazioni. Corre con gli occhi, Diana, muove rapidamente le pupille in uno slalom di ricerca forsennata, come se il bisogno di cercare fosse una necessità vitale, un desiderio impellente di inseguire qualcosa, senza sapere cosa.

Non c’è sosta nel suo esplorare senza logica, non trova pace Diana in quegli spasimi continui delle palpebre sullo schermo. Finché la vede.
L’immagine che stava inconsapevolmente cercando attraversa il suo campo visivo in un secondo. Allora il guizzo degli occhi rallenta, focalizza, si concentra, perché in alto, nell’angolo destro dello schermo, compare una piccola roulotte. Una scatola malandata senza serratura né prese d’aria, tenuta in piedi da una cassetta di ortaggi, legata con un nastro adesivo da imbianchino, talmente solida nella sua precarietà da comunicarle qualcosa di sicuro, una verità.

Diana clicca sulla foto, la ingrandisce più che può, fa il giro dei bordi e dei confini, osserva il muro dai rilievi geometrici che fa da sfondo, l’asfalto polveroso che funge da pavimento, il pneumatico che emana una piccola luce blu e la targa bianca e nera. Sobbalza, Diana, e si dà della stupida. Quel numero di targa lei lo conosce, quel numero le appartiene, 35247 è il suo numero di matricola quando era all’Università, è la sequenza di cifre stampate sul cartellino magnetico che portava sempre con sé quando aveva vent’anni.

Diana sa che le coincidenze sono coincidenze, che dietro il caso si nasconde solo il caso, che non ci sono spiegazioni razionali, improbabili magie, né segnali divini a spiegare le fatalità. E’ la vita che è fatta così, ti fa vedere le cose quando sei in grado di capirle e, forse, di accoglierle.

E lei capisce che deve osservare attentamente quelle lettere spruzzate con la vernice blu sulla fiancata della roulotte. Una M seguita da una B o, più probabilmente, da una S. Diana pensa che potrebbero essere le iniziali di chi abita quella precaria dimora, un Marco e una Silvia, una Marina e un Bruno, un Matteo e una Silvana. Ma a pensarci bene, quelle lettere non sono iniziali di nomi, Diana lo sa che rappresentano un codice, un messaggio esclusivo che il destino le ha riservato oggi, sotto il cielo velato di un pomeriggio imprudente desideroso di una nuova primavera.

Mi Basto.
Mi Salvo.

18 pensieri su “35247

    • …e spesso ci crediamo perché ne abbiamo bisogno.
      (ho trascorso 48 ore in fiera per promuovere i miei libri, non avevo la possibilità di guardare il Gp, ma il pensiero era in Cina, a fianco delle rosse. Il Bahrain, però, non me lo perdo!)

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