Dai, che il peggio è passato

Dai

“Dai, che il peggio è passato, che l’inverno è finito e quando arriviamo a girare la pagina di febbraio c’è solo luce davanti a noi. Lo sai vero, Sere?”
“Lo so, Dani, lo so.”
“Sei sempre così triste cara mia, rispondi a monosillabi, non vedo più sorrisi su di te.”
“Scusa, sono una pessima compagnia, non devi sentirti in obbligo di stare qui con me.”
“Ma che dici? Nessun obbligo, se sto qui è perché lo desidero. Vorrei che mi raccontassi, mi piacerebbe capire.”
“Non c’è molto da capire.”
“Dici?”
“Dico.”
“Allora raccontami quel poco, se ti va.”
“Quel poco è racchiuso in una frase: non so più cosa sia la leggerezza, credo di averla persa per strada e la cosa grave è che non mi interessa ritrovarla.”
“E meno male che ti chiami Serena, guarda quanto sei diventata nuvolosa! Sorridi, dai.”
“Hai ragione, sono un cielo plumbeo.”
“Guarda qui Sere, guarda la pagina di marzo, ci sono i colori che piacciono a noi. Lo sfondo a righe marroni, il giallo e il rosso che tingono l’immagine, il verde scuro delle foglie mature. Ti ricordi dove eravamo quando l’abbiamo scattata?”
“Alla Biodola?”
“A San Giovanni. Mi dicesti: stampala Dani, queste macchie di colore ce le guarderemo in inverno, quando il grigio della città ci avrà completamente intristite.
“Allora oggi è la giornata giusta per guardarla.”
“E Marzo è il mese del rifiorire, fidati di me.”

19 pensieri su “Dai, che il peggio è passato

  1. Cia Stefi, un passaggio per un dolce saluto, purtroppo anch’io come Serena per problemi di lavoro ho perso la mia serenità! spero o dispero di rinascere in primavera come un’Araba Fenice.
    p.s. ho finito di leggere ”A sud del confine, a ovest del sole” colpito, affondato…
    un forte abbraccio Vanni 🙂

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