Suzuka’s phanpone

Mi risparmio le considerazioni collaterali, quelle che hanno a che fare con l’opportunità di far partire un Gran premio dentro ad un tifone. Inutile arrabbiarsi, chi segue questo sport sa che sono le esigenze economiche a dettarne le regole, dibatterne e inalberarsi non serve.

Mi limito a guardare la pioggia fattasi nebbia polverosa e cerco di immaginare cosa provino i piloti a partire dietro la safety car sapendo di avere visibilità nulla, con il cielo che si fa buio e le ruote che pattinano sull’acqua di un asfalto poco drenante. Paura, adrenalina e che la sorte mi aiuti, queste le vibrazioni e le speranze che immagino scorrere dentro ai caschi della pit lane, dalla prima all’ultima fila.

Guardo l’evolversi della gara, la bandiera rossa, la ripartenza, la desolazione di Fernando, i sorpassi di Ricciardo e Vettel, la pista che si asciuga, Kimi là in fondo, la gara che si riaccende, la pioggia che ritorna, le gomme intermedie che non ce la fanno, Sutil a muro, Jules Bianchi che scompare, la red flag che ritorna.

Si chiama Phanfone e come tutti i tifoni che si rispettino si crede onnipotente, capace di condizionare la vita delle porzioni terresti su cui scarica la propria furia. E invece no, stavolta non ha vinto lui, ha vinto la Formula 1, con un pilota in gravissime condizioni e un’ambulanza che lo porta via.

Mestamente mi chiedo: ma che vittoria è? Ma che sport è?

Phanfone1

22 pensieri su “Suzuka’s phanpone

  1. sono stato tentato di tacere per non passare per cinico, ma provo comunque a dire: sono cresciuto con una FormulaUno che mangiava i suoi figli come noccioline, quindi questo semmai è un ritorno (tremendo) alle origini.
    (con tutto il dolore che provo per Bianchi che avrei voluto alla Ferrari nel 2015 anzichè Vettel)
    ciao
    ml

    • E’ una giornata terribile, comunque la si guardi, comunque la si valuti, oggi non doveva succedere.
      Condivido ml, anche io avrei voluto Bianchi alla Ferrari l’anno prossimo al posto di Vettel.
      Ciao e grazie.

  2. mestiere evidentemente pericoloso e strapagato di conseguenza , ovvio che spiace per la morte di chiunque ma mi sia permesso dispiacermi di piu’ per i morti sul lavoro a 1000euromese che per questi iperviziati che sono disposti a “giocare” solo sul sicuro …..

    • Ti è permesso, caro ergatto. Ogni parere, espresso in modo educato e motivato, è ben accolto nel mio blog. Concordo con te che i piloti appartengano ad una categoria “sociale” di privilegiati. Io mi dispiaccio per tutte le morti innocenti, per quelle sul lavoro, assurde ed ingiustificate, spesso di persone senza contratti di regolari, senza garanzie, né protezioni; per quelle degli immigrati che muoiono di notte sui barconi in mezzo al mare, come per quelle dei giovani piloti che finiscono sotto una gru durante una gara sportiva. Bianchi è ancora vivo, oggi tifo per lui. Grazie del passaggio.

      • Le gare ad alta velocità per loro natura saranno sempre pericolose, purtroppo molto è anche dato dalla fatalità, per fortuna ora le auto sono molto più sicure di una volta, non si può certo dire altrettanto delle moto, comunque la pista giapponese è sempre stata molto pericolosa considerando anche che in questa stagione il tempo da quelle parti è sempre un’incognita.
        Oltre alle morti mi viene da ricordare tutti quegli incidenti terribili vedi uno per tutti quello di Zanardi, tra l’altro ieri è morto un nostro grande pilota Andrea De Cesaris… RIP.
        Cosa si possa fare non so! forse dovrebbero evitare certe piste troppo pericolose, vedi Monaco con poche e nessuna via di fuga e sospende senza tentennamenti gare come quella di domenica.
        ciao e grazie Vanni

      • Sono d’accordo con quel che scrivi Vanni, bisognerebbe interrompere le gare ad ogni minimo accenno di pericolo, come fanno nelle Formule americane. La safety car si chiama safety proprio perché deve garantire la sicurezza e l’incolumità dei piloti.
        De Cesaris me lo ricordo bene, ero solo una bambina e già trascorrevo le mie domeniche davanti ai Gp….
        Grazie a te caro Vanni.

      • Yes, gli americani sono sempre avanti però non sanno fare le auto, motori potentissimi, macchine spartane, nessuna tenuta di strada ma necessità di fare spettacolo quindi incidenti a gogo! di conseguenza la sicurezza per loro è sempre stata fondamentalmente necessaria.
        Io De Cesaris lo ricordo molto bene visto che siamo quasi coetanei… era un bravo pilota ma anche uno gran spaccamacchine…
        ciao, buona giornata. 🙂

  3. Cara Stefania
    l’essere umano non conta più nulla.
    Siamo numeri, non punti esclamativi.
    La vigliaccheria e la prepotenza sodomizzano, il vil danaro è il faro della disfatta planetaria.
    Sembra un film macabro, purtroppo è la realtà.

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