Maledetta primavera

Di solito me la prendo con me stessa, ma stavolta non ci riesco, sarebbe ingiusto. Quando abbandono un libro, quando non riesco ad arrivarci in fondo perché mi annoia e trovo la lettura insopportabile, mi rimane addosso una sensazione spiacevole di rinuncia che, spesso, assume i tratti di una piccola sconfitta.

Con Maledetta primavera di Paolo Cammilli la sconfitta, grande, deriva dall’averlo acquistato. Piantarlo con soddisfazione a pagina 180 è stata una vera e propria liberazione. Autoinfliggersi torture non è il compito di un lettore, intestardirsi allo sfinimento in un romanzo scadente e dozzinale non rende onore a tutti i bravi autori cui si dedica tempo importante. Sarà forse un ragionamento estremo, ma sono convinta che se spendo molto bene il mio tempo per Biondillo, Pederiali, Vichi, De Luca, Pariani, Gamberale, De Silva e Niffoi, non posso permettermi di sprecarne con Cammilli perché sottrarrei ore preziose a bravi autori che generano letteratura e non volgari cicalecci da rotocalco scandalistico.

Non sono stata scaltra, avrei dovuto capirlo subito che qualcosa non andava. Mi sono fidata dei giudizi entusiastici che girano sui siti di vendita on line di libri, dove l’esaltazione di questo romanzo faceva pensare ad un classico caso di capolavoro nascosto, un gioiello di nicchia, una perla d’autore edita da una piccola casa editrice. Se solo avessi cercato informazioni sulla casa editrice, avrei scoperto che l’autore di Maledetta primavera è anche proprietario e direttore della casa editrice stessa. Non che sia vietato, ma una lampadina si sarebbe accesa. Se solo, prima di acquistarlo, avessi sfilato la sovracopertina, avrei sospettato l’imbroglio. Sopra c’è una bella immagine, sotto pare un libercolo per teenager. E’ pur vero che l’estetica è soggettiva e può anche ingannare, ma a quel punto l’illuminarsi di una seconda lampadina mi avrebbe impedito l’acquisto.

Il contenuto di Maledetta primavera è oggettivamente illeggibile, scritto male, pieno di errori ortografici, grammaticali e sintattici, intriso di ripetizioni, dalla punteggiatura mancante o errata, con una trama sconclusionata, inconsistente ed ordinaria e la narrazione, di basso livello, è offensiva e scurrile.

Un libro in cui le donne (giovani e vecchie) sono tutte “troie”, “mignotte”, “battone”, “zoccole” e gli uomini sono tutti tori da monta è un libro che offende, non solo il buongusto, ma soprattutto l’intelligenza di chi legge.

Non scrivo di questo libro per denigrare, non ce l’ho con Cammilli, che nemmeno conosco e a cui auguro ogni bene. Ce l’ho con chi paragona Cammilli ad Ammaniti perché non sa quel che dice. E lo scrivo con rispetto, questa è solo la mia opinione.

Maledetta primavera

Vedi anche:

http://michelaposer.wordpress.com/2014/03/07/maledetta-primavera-di-paolo-cammilli-5-euro-buttati-via/

 

 

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16 thoughts on “Maledetta primavera

  1. Mi sento esattamente come te quando non finisco un libro! Mi rimane una sensazione di vuoto, rimango a volte anche ore a pensare continuo o non continuo… Ma c’è un limite a tutto! Esistono libri bellissimi che aspettano di esser letti, e’ bene non sprecare tempo con testi che non danno nulla o addirittura offendono anche! Bacino

    • Il vuoto che descrivi è una sensazione che provano tanti lettori accaniti come noi. Alcuni vuoti sono vere sconfitte, ma ce ne sono alcuni che sono sacrosanti perché hai ragione Rosy: c’è un limite a tutto! Bacio a te carissima amica di blog.

    • Non ho mai letto Cugia, però alcuni feuilleton mi piacciono, trovo che siano perfette letture da spiaggia. Grazie per il suggerimento, ne terrò conto con l’avvicinarsi dell’estate. Un abbraccio cara maurizia.

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