Storia di Grazia che si volta indietro

La chiamerò Grazia perché ha un viso armonioso e pudico, dai lineamenti appena accennati, in cui non si vedono spigoli, solo curve delicate. Proprio come una Grazia del Canova scolpita nel marmo più candido: occhi modellati, guance tondeggianti, labbra cedevoli.

E’ alta e ben fatta Grazia e mentre attraversa un lungo viale alberato, attrae sguardi incantati. Cammina velocemente, quasi corre, però non sembra scappare. Anzi, si volta indietro in continuazione, come se sperasse di essere inseguita. O forse è lei che rincorre qualcuno, ma al contrario.

E’ difficoltosa la sua traversata del viale perché deve occuparsi di alcuni dettagli. Del vestito intrecciato sul ventre, prima di tutto, perché la leggera brezza che spira fra i tigli di città le solleva la gonna, aprendola sul davanti. Con una mano deve tenerla ferma, appiccicarla al corpo, non vuole mostrare le sue lunghe gambe color del latte. Con l’altra mano, poi, è costretta a scostare i capelli dal viso perché voltandosi in continuazione se li ritrova sugli occhi a formare piccole trame di ragnatela.

E’ agitata Grazia e al contempo affranta, con un’espressione d’attesa e di timore che le addolorano lo sguardo. Ha paura di essere delusa, di non trovare quel che cerca alla fine di questo lungo viale. Mette un po’ d’angoscia vederla camminare così, voltata all’indietro, con le mani impegnate, il respiro affannoso, l’inquietudine sottile che viaggia con lei.

Viene da chiedersi cosa accadrà quando i suoi ultimi passi calcheranno la via, se apparirà qualcuno alla sue spalle o se la vedrò andarsene da sola, rattristata nel disinganno. Mentre i metri di pavet sotto i suoi piedi stanno per terminare, Grazia si volta dalla mia parte e i suoi occhi incrociano i miei, immobili su di lei. Si sta chiedendo perché la sto fissando, ne sono certa, così sorrido, rassicurante, al suo sguardo preoccupato. E’ nell’istante del sorriso che la vedo sbattere contro un uomo, sbucato all’improvviso da chissà dove, chissà come. Un omuncolo, piccolo e solido, così scuro e adombrato da far temere il peggio.

E invece Grazia lo guarda e si illumina, ferma la sua corsa e tutto il mondo cambia; in un attimo si ritrova libera dalla paura, dalla delusione, la vedo diventare impalpabile e danzante come il suo vestito leggero.

A stare seduti su una panchina di città, si osserva la vita. Guardo in su, verso i tigli non ancora fioriti e penso che mancano solo pochi giorni e poi l’aria, finalmente, profumerà di fiori.

Le tre Grazie

 

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25 thoughts on “Storia di Grazia che si volta indietro

      • Non considero l’arte un dovere :-), Comunque posso dirti che ne vale la pena , come gli altri film della filmografia del regista svedese, anche questo riesce a toccare ”apici profondi’ del sentire che riguardano la femminilità – non come accade in modo spesso banale da parte di tanti attorucoli che si mettono a difendere ”causa femminile’ – e l’umano in generale.

      • Non conosco la filmografia di Bergman e mi rendo conto, leggendo le tue parole, che invece dovrei. Mi approccerò a Bergman con attenzione, perché gli apici profondi del sentire femminile mi interessano e mi riguardano. Grazie, davvero.

      • In realtà Bergman è uno di quei registi che ha affrontato tutte le sfaccettature del sentimento animo, anche quello prettamente femminile ma con animo femminile, non femminista – pardon per il gioco di parole. Comunque è molto riduttivo ridurre Bergman al solo universo femminile; nei suoi film ci trovi la ricerca e il silenzio di Dio, l’estasi dell’amore e la frigidità del corpo e del sentire, le risa e il pianto del saltinbanco, il sadismo e l’umiliazione… Ok mi fermo 🙂

  1. mi piacciono queste descrizioni di persone incontrate per caso.
    c’è una bella curiosità verso presunte storie che vengono svelate dai comportamenti, che può portare ovunque.
    appunto.

    • Eh si Lucas, a volte è la fantasia che prende il sopravvento nel narrare di persone sconosciute, altre volte, come nel caso di Grazia, basta osservare con occhio attento e tutto si svela. Appunto.

  2. bello. alcuni aspetti in particolare mi hanno fatto riflettere. ad esempio che Grazia è grazia di nome e di fatto (non a caso siamo fatti di parole e qui tu le hai cucito addosso l’anima), ma soprattutto che è “alta e ben fatta”, mentre – al contrario – l’individuo con cui si scontra oltre l’angolo è un “omuncolo piccolo, scuro e adombrato”. sarà quindi un caso che Grazia e la grazia “si voltino indietro in continuazione, come se sperassero di essere inseguite o se rincorressero qualcuno *al contrario*”?
    : ))
    penso proprio di no.
    Grazia e la grazia s’impegnano nelle difficoltosa traversata del viale e della vita cercando di incarnare un assoluto, ovvero un’idea e un’immagine di perfezione, e lo fanno mediante un faticoso rituale, una schiavitù verso il dettaglio che è difficilmente conciliabile con *l’umanità dell’essere umano*.
    e cosa trovano Grazia e la grazia alla fine della ricerca? una sorta di antitesi capace di contaminarla, completarla e neutralizzarla, tanto è vero che, Grazia si libera dalla paura di essere la grazia, ovvero qualcosa di inumano e, mentre l’amore prende corpo fisico, per contro l’assoluto diventare impalpabile e leggero…. e danzando svanisce.
    se poi la tua voleva essere solo la rivisitazione di un luogo comune da mezza stagione primaverile (ovvero che l’amore è cieco) puoi provare a sostenerlo in un controcommento, ma sappi che qualunque argomento tu possa portare a sostegno di tale falsa modestia, non ti crederò
    : ))))

    • Ciao Malos!
      Non tenterò un contro commento in difesa dell’amore che è cieco perché il racconto di Grazia ha al suo centro ben altro. Che non è la bellezza, non la perfezione, ma l’angoscia, quella particolare inquietudine capace di trasformare, e anche di esaltare, persino l’eleganza più pura.
      La tua lettura è perfetta, coglie il diritto e il rovescio della personalità di Grazia, coglie i risvolti nascosti che hai saputo trovare, tutti.
      Ma potrebbero essercene altre di letture.
      Grazia potrebbe essere una metafora del disagio, dei labirinti della psiche che si avvitano su loro stessi quando si soffre, delle manie sui dettagli che attanagliano le menti insicure. Grazia potrebbe incarnare il dolore, quello più profondo, capace di alterare ciò che è oggettivamente bello: l’animo umano.
      E l’omuncolo potrebbe non essere l’uomo di cui Grazia è innamorata, ma potrebbe incarnare l’altro lato di sé, la sua stessa forza che, con modi burberi e imperativi, le si para davanti e le dice: “adesso basta, devi essere libera, devi farcela da sola”.
      E così Grazia, alla fine della sua difficoltosa traversata, ritrova la forza che aveva smarrito per strada, si fa leggera e danzante perché finalmente libera.
      Mi credi Malos?
      Benvenuto, è una sorpresa ed grande piacere averti fra le mie righe! Grazie.

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