Storia di Rosa, gradazioni di felicità

Un maglione amaranto aderente e scollato, una collana argentata di anelli ovoidali fra loro intrecciati. I capelli corti, leggermente cotonati, il collo lungo e nervoso in evidenza.

Un paio di occhiali tondi dalle lenti spesse il cui colore, cremisi, con l’amaranto ben si sposa. Nella mano sinistra stringe un kleenex che ogni tanto passa sotto il naso con delicatezza. Nella destra il cellulare, che controlla in continuazione.

Non è concentrata, ascolta il relatore del corso di aggiornamento simulando un falso interesse. Forse, come la maggior parte delle persone sedute in questa grande aula di formazione, pensa ad altro, a quel che dovrà fare stasera, a quanto manca alla fine della lezione o, più probabilmente, al contenuto di quegli sms che vibrano fra le sue mani.

Muove le gambe ritmicamente, scandisce il tempo picchiettando l’aria su e giù con la punta dei piedi.
E sorride.

I temi che ci stanno illustrando non sono affatto divertenti: imperizie, imprudenze, negligenze. Eppure lei sorride. Guarda di nuovo il display del suo smartphone e sobbalza sulla sedia, compiaciuta.

Il rossetto vermiglio, che col cremisi vorrebbe intonarsi, è leggermente sbavato all’insù e ogni volta che le scappa un sorriso, quel baffo rubino le invade la guancia.

Poggiato sul banco c’è un grande quaderno sulla cui copertina sta scritto il nome Rosa.

Questa donna ha il nome di un fiore e su di sé tutte le gradazioni più accese di quel colore.

E’ felice Rosa e in un attimo io mi accorgo che la felicità non la so raccontare.

Rosa

Io prima di te

Non bisognerebbe leggere libri così penetranti quando ci si sente inzuppati di stanchezza fin dentro le ossa. Sarebbe più indicato qualcosa di leggero, di spensierato o, perlomeno, di stemperante.

Forse, però, non è un caso che proprio in questi giorni mi sia capitato fra le mani Io prima di te. Può darsi che ci sia un motivo se Jojo Moyes si è fatta strada fra la catasta di libri impilati sul comodino, irrompendo con prepotenza in cima alle mie letture. Credo sia merito del destino che mi aiuta a riflettere proprio quando cerco di dipanare i pensieri.

Louisa e Will.
Una ragazza di famiglia proletaria, scalcinata ed eccentrica; un rampollo della finanza che un tragico incidente ha reso tetraplegico. Si incontrano forzatamente e per necessità; si vivono addosso, entrano uno nell’altra.

E’ una storia intrisa di sofferenza e di bene assoluto, al contempo delicata e vigorosa, disperata e confortante.

Non c’è un finale che avrei voluto, non anelavo ad una chiusura bella o brutta, giusta o sbagliata. Mi sono fidata di Jojo fin dalle prime righe e sapevo che avrei letto le ultime pagine con una sensazione, appropriata, di quiete.

Il cardine è nel titolo, in quelle quattro parole c’è la chiave interpretativa.
Nell’io prima di te è racchiuso il senso compiuto di questo splendido romanzo.

Gli raccontai qualcosa di bello.
Il tempo rallentò, e si fermò.

Io prima di te