A Melbourne, dove tutto ricomincia

Per il terzo anno consecutivo è stata scelta dall’Economist come città più vivibile del mondo. Lo skyline sullo Yarra river è nell’immaginario di chi la sogna, il suo logo è un libro che si apre a ventaglio perché nel centro di Melbourne, quando soffia il vento, ogni cosa può prendere il volo, persino i pensieri e le parole. Violenti sono i raggi del suo sole, capaci di ustionare la scriminatura dei capelli in una manciata di minuti. Provato sulla mia, potete crederci!

Melbourne è una città geometrica, a guardarla dall’alto emerge la trama del cardo e del decumano, come se l’avessero progettata gli antichi romani. E invece non ha nemmeno duecento anni di storia. E’ talmente giovane da racchiudere in sé la bellezza ed il tormento degli anni ribelli.

Nel Melbourne park, uno dei più immensi e spettacolari complessi sportivi dell’era moderna, si trovano i campi su cui si disputa il primo grande torneo dell’anno: gli Australian Open, lo slam che noi europei non apprezziamo; troppo lontano, troppo fuori misura rispetto ai nostri angusti confini. Eppure è da Melbourne che si ricomincia, è lì che si testa la forma dei tennisti, la tenuta psicologica, la possibilità di fare una grande stagione.

Sul campo centrale, la Rod Laver Arena, ci sono stata negli anni in cui la finale si giocava di giorno, la superficie era verde e l’Andre Agassi risorto sollevava i trofei dei suoi ultimi slam.

Oggi, nel giorno della festa nazionale australiana, è toccato a Stanislas Wawrinka alzare al cielo la coppa. Lo svizzerone un po’ polacco e un po’ tedesco ha sconfitto Rafa, piegato dalle sue stesse piaghe nel palmo della mano e da un mal di schiena inarginabile. Ha ricominciato vincendo il suo primo slam, Stanislas.
Ha ricominciato da Melbourne. E da dove, se no?

Il 16 marzo all’Albert Park risuonerà il primo rombo del motore.
Perché è da Melbourne che si ricomincia.
Ogni anno.

Melbourne1

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