Nella nebbia di Delhi

E’ il giorno di Seb.

Nella nebbia di Delhi, pochi minuti prima della partenza, mentre un famoso cantante indiano avvolto in un turbante giallo cantava l’inno nazionale, già sapevamo che avrebbe vinto lui, Sebastian Vettel. Negli ultimi quattro anni, alla guida della macchina perfetta, ha dominato i circuiti di tutto il mondo senza fare sconti, senza avere pietà, come se in pista esistesse solo lui e nessun altro. E’ così che fanno i campioni veri: vanno sempre avanti, determinati, cinici, spietati, a prendersi tutte le vittorie possibili. E anche quelle impossibili. Se lo chiamano il cannibale, un motivo ci sarà.

Nella nebbia di Delhi Seb è entrato nella storia della Formula 1, raggiungendo Juan Manuel Fangio e Michael Schumacher nell’invidiabile traguardo di quattro titoli mondiali consecutivi. E’ un grande campione Seb, ma di farmelo diventare simpatico, proprio non ci riesco. D’altra parte per lo stesso Schumacher non ho mai provato un briciolo di simpatia, nonostante di mondiali consecutivi ce ne abbia regalati ben cinque. In fondo, si sa, i grandi campioni non hanno bisogno di essere simpatici.

Nella nebbia di Delhi Fernando ha fatto quel che ha potuto, o forse no. La sorte lo ha ricacciato indietro e da lì non è più risalito. Perso nella densa foschia.

Nella nebbia di Delhi iceman Kimi ha rischiato la strategia di gara più azzardata, che non ha pagato, ma gli ha consentito di strappare a Seb il giro record, proprio l’ultimo, il lap 60/60. Una piccola beffa, un segnale minaccioso, un flebile motivo di speranza.

A qualcosa dovremo pure aggrapparci.

Seb

2 pensieri su “Nella nebbia di Delhi

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