Why worry 1, Mark from London

In estate accendo la televisione solo per guardare gli eventi sportivi di cui non posso fare a meno. Il resto non mi interessa. L’estate è vita, mi godo il silenzio afoso nelle ore della canicola o il frinire dei grilli nelle serate d’agosto.

Interrompo per un’ora il mio rifiuto estivo del televisore perché, per un caso fortuito, scopro che sta andando in onda il concerto di Mark Knopfler all’Hurlingham Club for the Prince’s trust Charity di Londra.

Dico ai miei figli: ascoltiamolo insieme, sono cresciuta con le canzoni dei Dire Straits e sono certa che quando voi avrete la mia età le ascolterete ancora perché la musica di Mark è eterna.

Mark è invecchiato, non è più lo smilzo capellone con il viso scavato e la fascia nei capelli che nel 1978 cantava Sultans of swing. Il Knopfler che conosco io non è mai stato una rockstar, nemmeno quando saltellava sul palco al ritmo di Money for nothing in compagnia di Sting. Knopfler era ed è un musicista eccelso che riusciva a mantenere la tipica compostezza inglese anche nei momenti più scatenati. Mai un eccesso, mai una sbavatura, contegno e stile in onore della musica.

Le stagioni trascorse gli hanno regalato un viso tondo ed un cranio calvo, lasciando intonsi gli occhi trasparenti che basta guardarli, non hanno bisogno di parole. Mark invecchiato è pura eleganza sulle corde della chitarra. Il “diteggio”, ovvero l’uso di tutte le dita sullo strumento, è un’arte che sembra avere inventato lui tanto è abile a praticarla. Dicono che sia uno dei tre migliori chitarristi viventi al mondo. Non conosco gli altri, mi basta vedere le sue dita che scorrono sulle corde per capire che non può che essere cosi, una verità incontestabile.

Dura poco più di un’ora il concerto londinese e io ascolto e riascolto why worry perché l’ho sempre trovata una canzone piena di fascino. Nella versione originale aveva un sound esotico, un ritmo hawaiano inedito e molto originale per quei tempi.

Prima di iniziare a suonarla Mark dice al pubblico: con gli anni mi sono reso conto che all’epoca l’avevo incisa nella tonalità sbagliata e attacca con la nuova tonalità, quella dell’età matura, che ha un sound ancor più morbido e garbato.

Se un giorno dovessi incontrare Mark (non si sa mai che lo incrocio da qualche parte…), gli direi che la tonalità originaria di Why worry non era affatto sbagliata perché è col fluire della vita che le tonalità cambiano naturalmente. Non è così?

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